Genova, quel camion a un passo dal precipizio

Nel momento in cui scriviamo, i morti accertati sono 41, c’è un solo disperso. Tra le vittime, anche tre bambini di 8, 12 e 13 anni. È il bilancio del crollo del Ponte Morandi, a Genova, avvenuto all’improvviso martedì 14 agosto poco prima di mezzogiorno. La notizia diventa in pochi minuti virale. Si capisce immediatamente che si tratta di una strage. Le immagini in tv sono quelle che potrebbero seguire a un terremoto o a un bombardamento. Quel Ponte, a Genova, collega il Levante con il Ponente. Ci sono macerie, auto. Camion. Precipitati. Dentro ognuno di questi mezzi una o più storie. Da chi andava a pranzo dai genitori a chi stava partendo per una vacanza. Qualcuno si salva, miracolosamente. L’immagine del camion fermo a pochi centimetri dal precipizio ricorda un po’ l’uomo davanti al carro armato a Tienanmen. C’è chi riprende in diretta con il telefonino il momento del crollo, esclamando “Oh mio Dio!”. Su Genova, al momento del cedimento, infuriava un forte temporale, ma non sarebbe questo la causa.

Sono 15 i feriti ricoverati in ospedale, 12 in codice rosso. Sono più di 600 le persone sfollate, che non possono tornare a casa perché l’abitazione è stata costruita sotto il pilone del ponte rimasto in piedi, ma pericolante. Il sindaco di Genova ha fatto sapere che probabilmente le case verranno abbattute, ci sarebbero una cinquantina di abitazioni disponibili e altre che necessitano di lavori per poter ospitare chi dovrà abbandonare tutto ciò che aveva.
Alla cronaca, naturalmente, si sono sovrapposte presto le polemiche e le inchieste. Chi sono i responsabili, ci sono? Il Governo ha scaricato le responsabilità sulla società Autostrade, concessionaria di quel pezzo di strada. Il premier Giuseppe Conte ha fatto sapere di voler revocare la concessione. Il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha chiesto a sua volta le dimissioni dei vertici di Autostrade per l’Italia. La replica: “Abbiamo sempre adempiuto agli obblighi”. E ancora: “Ricostruiremo il viadotto in cinque mesi”. Il procuratore di Genova ha però in un certo senso dato ragione al Governo: “Non è stata una fatalità, ci sono responsabilità precise”. Sulla questione è intervenuto pure il cardinale Angelo Bagnasco: “Sarebbe gravissimo se venissero accertate responsabilità umane”. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha aggiunto: “Necessario un grande piano di investimenti pubblici in infrastrutture, priorità dell’attuale governo. Non ci saranno vincoli di bilancio”.

Eroi sono invece i soccorritori, che si sono dati il cambio e hanno scavato anche di notte: oltre mille tra vigili del fuoco, tecnici sanitari e forze dell’ordine. Al lavoro sui due lati e nel letto del torrente Polcevera. Un lavoro necessario non solo per trovare persone, vive o morte, ma anche per rimuovere i detriti. Agostino Miozzo, direttore generale della Protezione civile, ha infatti fatto sapere: “I detriti vanno rimossi in pochi giorni, non in pochi mesi, perché se dovessero arrivare delle precipitazioni importanti, in questa zona succede spesso, ci potrebbero essere rischi per la popolazione”.

di Alessandro Pignatelli

Rispondi