Grandi opere: una volta eravamo maestri

Una volta ci sapevamo fare. Costruivamo grandi opere, tuttora in piedi. Senza andare a recuperare ciò che hanno fatto gli antichi romani, e prima che pezzi d’Italia e (e di opere colossali) iniziassero a cadere, i nostri antenati ingegneri hanno davvero unito il Paese. Mettendoci pure relativamente poco.

Prendiamo l’Autosole, 755 chilometri, la spina dorsale dello Stivale. Iniziata nel 1956, la costruzione si concluse nel 1964. Purtroppo, va associato a questa grande opera l’uso del calcestruzzo precompresso, ha fatto scuola, ma oggi sta dimostrando tutti i suoi anni. È stato usato per costruire gli 853 tra ponti e viadotti e i 572 cavalcavia dell’A1. E forse andrebbero ora verificati uno per uno. Di sicuro, l’Autosole è stata fondamentale per aiutare il boom economico italiano. Pensate l’Autostrada del Sole fu addirittura completata tre mesi prima della data prevista per la consegna.

Ricordiamo un’altra opera importante, il Tunnel del Monte Bianco, voluto dall’ingegnere Dino Lora Totino nel 1946, fu un punto di svolta nell’ingegneria stradale. Sopra alla volta in cemento armato, infatti, ci sono 2.460 metri di granito della montagna più alta d’Europa (record assoluto per una galleria). Ogni giorno, sulle carreggiate del Tunnel, transitato 5 mila veicoli circa. Se poi ci addentriamo nelle metropoli, scopriamo la linea 1 della metropolitana di Milano. Il Comune, per costruirla, ha sventrato le strade della città, compresa piazza Duomo. Nel 1960, è arrivato addirittura a chiedere soldi ai residenti in prestito, ripagandolo con interesse al 6%. Una linea che funziona tuttora, affiancata dalle altre, prime tra tutte la 2 e la 3 negli anni ‘80 e ‘90. E dalla linea 4 successivamente.

Torneremo a far parlare di noi, anche all’estero, per la bellezza e la sicurezza delle nostre grandi opere? Per ora, siamo impantanati tra polemiche (vedi la Torino – Lione) e dietrofront improvvisi. Tra comitati No-qualcosa e tragedie come quella di Genova. Perché anche il Ponte Morandi entrava di diritto tra le grandi opere fatte da ingegneri italiani. In questo caso, Riccardo Morandi, un genio per l’epoca. Negli ultimi 30 anni siamo riusciti a sfornarne una soltanto, l’Alta Velocità. Troppo poco se non vogliamo continuare a vedere fuggire i cervelli.

di Alessandro Pignatelli

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