I ponti crollano, l’Italia ha paura

Mentre stiamo contando ancora i morti e i danni per il crollo del Ponte Morandi, a Genova, la domanda che molti si pongono è: il prossimo quale sarà? Sì, perché negli ultimi cinque anni, in Italia, sono venuti giù cinque ponti e cavalcavia.
Scampano miracolosamente a morte sicura due carabinieri il 19 aprile del 2017. Crolla infatti un cavalcavia in Piemonte, all’altezza dello svincolo per Marene della tangenziale di Fossano (Cuneo). I due militari riescono a uscire dall’auto un attimo prima che il veicolo venga schiacciato sotto tonnellate di cemento. Il crollo, secondo gli accertamenti, avvenne per “vizi costruttivi dell’opera”.
Se il 14 agosto 2018 sarà tristemente ricordato come il giorno della strage di Genova, il 9 marzo del 2017 era stata la volta di un ponte nei pressi di Ancona, sull’A14 Adriatica. Morti un uomo e una donna, sposati, che viaggiavano su una Nissan Qashqai, letteralmente travolta dal crollo del ponte che era in ristrutturazione. Si contano anche tre feriti, operai che stavano lavorando proprio sul ponte. Il 23 gennaio del 2017 era stata chiusa la statale 106, vicino a Caulonia, in Calabria, a causa di alcune crepe apertesi sull’asfalto di un ponte sulla fiumara Allaro, in parte già franato per l’alluvione del novembre del 2015.
Riavvolgiamo indietro il nastro di pochi mesi. È il 28 ottobre del 2016, siamo sulla superstrada Milano – Lecco. Alle 17.23 collassa il cavalcavia sulla provinciale 49, nel tratto Molteno – Oggiono, al passaggio di un tir da più di 108 tonnellate. Siamo all’altezza del chilometro 41 della superstrada; proprio nell’istante del crollo, sotto il cavalcavia sta passando un’auto: muore l’autista, di 68 anni. Ci sono anche quattro feriti. La procura ha accertato che il peso del tir era regolare. Poche ore prima della tragedia, qualcuno aveva segnalato la presenza di calcinacci ai piedi del ponte. Ci sono sei indagati per omicidio colposo e disastro colposo. Da una perizia, si è accertata la responsabilità della Provincia di Lecco e dell’Anas.
Il 7 luglio del 2014, in Sicilia, quattro sono i feriti per il crollo di un pezzo del viadotto Lauricella, statale 626, tra Ravenusa e Licata, in provincia di Agrigento. Il viadotto è stato riaperto a marzo del 2018, a maggio del 2017 la Procura di Agrigento aveva chiuso l’inchiesta: due gli imputati. L’alluvione in Sardegna è la causa, probabilmente, del cedimento di un ponte sulla provinciale Oliena – Dorgali. È il 18 novembre del 2013: muore un agente di polizia, tre colleghi sono feriti. Stavano scortando un’ambulanza. Ad aprile del 2018 la Procura chiude le indagini su tre persone, accusate di frode in pubbliche forniture e attentato alla sicurezza dei trasporti.
In Liguria, regione di viadotti, tra il 21 e il 22 ottobre del 2013 c’era già stato un crollo, quello di un ponte a Carasco. Due le vittime, precipitate con l’auto nel torrente Sturia. In questo caso, il processo assolve quattro dipendenti della Provincia di Genova. Secondo una perizia, infatti, “il crollo del ponte non era evitabile da azioni standard di ispezione”. Fatalità, dunque.
Andiamo piuttosto indietro, al 15 dicembre del 2004, per trovare il cedimento di un ponte sul torrente Vielia, a Tramonti di Sopra, in provincia di Pordenone, durante il collaudo. Resta ferito in modo non grave un autista. La sentenza della Cassazione arriva nel 2011: condanna per i quattro alla sbarra, tra cui capocantiere e costruttore, con pene fino a un anno e quattro mesi.
Abbiamo deciso di tenere da parte la Sicilia, dove si sono registrati la maggior parte dei crolli. A parte quello del 7 luglio del 2014, infatti, si contano altri episodi. Il 10 aprile del 2015, per una frana provocata dal cattivo tempo, crollano quattro piloni di un viadotto sull’A19 Palermo – Catania. Praticamente, la carreggiata verso Palermo si appoggia su quella di Catania, dividendo la Sicilia in due. Solo sette mesi dopo è stata aperta una strada alternativa, in attesa che il ponte venga rifatto. Il 23 dicembre del 2015, una settimana dopo l’inaugurazione, era toccato al viadotto sulla statale Palermo – Sciacca. Il 2 febbraio del 2013, lungo la statale 115 tra Agrigento e Sciacca, crolla una parte del viadotto Verdura. A gennaio del 2017, per chiudere, cede parte di un ponte a Salemi, nel Trapanese.

Resta fuori da questa lista il crollo sulla tangenziale di Bologna, recentissimo, dovuto all’incidente con scoppio di un’autocisterna che portava materiale infiammabile. In questo caso, infatti, la causa certa non è un cedimento strutturale dell’infrastruttura, ma il tamponamento. Crollo che comunque ha provocato e continua a provocare disagi in chi viaggia, essendo un nodo strategico che unisce Nord e Sud d’Italia.

di Alessandro Pignatelli

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