Laura Mezzatesta: la Regina delle Trottole

Laura Mezzatesta è cresciuta sulle rotelle e ora insegue il sogno Europeo. Ha 18 anni e vanta il soprannome di ‘Regina delle Trottole’, datogli affettuosamente dai bambini che si allenano nella sua stessa società. Vercellese di origine, ma portacolori della Blue Roller di Asti, quello che contraddistingue questa ragazza promettente è la grinta, mista a leggerezza che le fa prendere la vita sportiva e non solo sempre con il sorriso. Nel suo palmarès vanta molti titoli regionali e diversi italiani nel pattinaggio artistico a rotelle, come il terzo posto dei giorni scorsi che gli ha fatto ottenere nuovamente la convocazione in Azzurro per gli Europei di inizio settembre nelle Azzorre, Portogallo. Reduce da un anno negativo per via di infortuni e altre problematiche, Laura Mezzatesta ha ritrovato lo spirito regale per tornare in pista e cercare di riprendersi il suo regno.

Quando e perché hai iniziato a praticare pattinaggio?

Ho iniziato a pattinare quando avevo 3 anni perché un mio amico d’infanzia aveva appena cominciato. Sua mamma ne aveva parlato bene con la mia e da lì iniziò tutto. Dopo due anni volevo smettere perché ero stufa di fare sempre le stesse cose, allora mi hanno cambiata di gruppo mettendomi con le più grandi e da lì non ho mai più pensato di smettere. Faccio due specialità dal 2017: singolo, nel quale ho avuto l’ultimo importantissimo risultato e quartetto, dove insieme alle mie compagne siamo riuscite a vincere alcune gare, pur essendo insieme da poco tempo.

Descrivimi la tua gara più bella.

Fin da piccina ho avuto degli ottimi risultati: ho sempre vinto tutti i campionati provinciali e quasi tutti i regionali. Agli italiani invece è sempre stato più difficile per il numero elevato di atlete presenti, tuttavia mi sono quasi sempre classificata tra le prime 10 posizioni. La mia gara più bella è stata quella quest’anno ai campionati italiani dove finalmente sono riuscita a divertirmi e ad ottenere ciò per cui lavoravo da tre anni. La parte più emozionante però è stata avere a fianco quasi tutta la mia squadra con cui mi sono allenata per tutto l’anno: loro erano lì a fare il tifo per me fuori dalla pista, ma sentire che anche chi era in vacanza o a casa mi guardava via streaming è stato stupendo.

Quali progetti hai per il futuro?

Nel mio futuro vorrei sempre avere il pattinaggio: insegnare agli altri ciò che si è vissuto e credere in loro penso sia una delle cose più belle che si possa fare per i bambini che si approcciano a un nuovo sport. Spero di poter continuare ancora per un po’ di anni a fare l’atleta, anche se so che prima o poi tutto finirà. Per quanto riguarda uno studio o un lavoro futuro non ho ancora ben chiaro cosa fare, anche se mi piacerebbe diventare dietologa o insegnante di ginnastica.

Quanto devi sacrificare per il tuo sport visto il livello che hai raggiunto?

Ho sacrificato e sacrificheró ancora molto nella mia vita. Essere a questi livelli comporta tanti sacrifici: nel mio caso un’ora di viaggio per arrivare ad Asti e un ora per tornare a casa è già una prima e grossa rinuncia che agisce nel quotidiano. La parte peggiore è che sto pochissimo tempo con la mia famiglia. Non mi pesa tanto il fatto di non potere uscire sempre con i miei amici, perché so che loro sono felici per ciò che sto raggiungendo, sebbene sia una delle tante rinunce che devo affrontare. Infine, ovviamente, anche riguardo allo studio è molto difficile mantenere l’organizzazione.

Descrivi una tua settimana da atleta in piena stagione di gare

In piena stagione (da giugno a settembre) l’impegno scolastico non c’è, quindi mi fermo ad Asti dal lunedì al sabato, ospitata dai miei allenatori. Tutti i giorni facciamo due allenamenti da circa due ore l’uno, il primo al mattino e il secondo nel pomeriggio. Nella pausa pranzo al palazzetto assumo carboidrati e frutta, mentre la sera proteine e verdura. Due volte a settimana viene il preparatore a farci preparazione atletica dopo l’allenamento con i pattini. Il tempo libero ce l’ho il sabato sera e la domenica.

Quale è la cosa che ti piace di più del tuo sport?

Le emozioni che mi trasmette sia quando ho i pattini ai piedi sia quando non li ho, perché c’è la mia squadra a trasmettermi allegria e a farmi divertire.

A cosa pensi quando stai per iniziare una gara?

Penso: “Ce l’ha farò? Posso farcela? Sono pronta? Non posso scappare ora. Ora concentrati!”. Un bel respiro e via, si pensa a tutte le correzioni importanti e utili.

Hai qualche gesto scaramantico o rituale prima della gara?

Ne ho un sacco: abbracciare Chiara, la mia allenatrice; se il primo giorno di gare va bene il giorno dopo utilizzo le stesse calze, allaccio sempre i pattini nello stesso modo, oppure mi siedo nello stesso posto e nello stesso spogliatoio.

C’è qualcuno a cui ti ispiri?

Non ho un vero e proprio idolo da seguire, però ammiro un sacco le persone che, pur avendo meno possibilità di me fisicamente, si impegnano per realizzare i propri sogni.

Cosa diresti per convincere un tuo coetaneo a praticare pattinaggio.

Solo due cose ti mettono le ali: Red Bull e il pattinaggio!

Che cosa significa per te essere una campionessa italiana?

Essere arrivata terza è un traguardo immenso. Ora ho tante responsabilità, sarò di esempio per molte ragazzine, e dovrò essere un buon esempio. Significa anche saper di aver lavorato bene con tutto il team che mi ha seguita, e aver dato il meglio di me. Significa che è un punto di partenza e che lavorando ancora meglio posso arrivare dove pensavo fosse impossibile.

Che cos’è per te vestire la divisa della Nazionale?

La cosa più bella del mondo. Lavori per quello e quando la indossi quasi non ci credi. Hai paura non sia reale. Ed è un onore indossare i colori dell’Italia, sapendo che la rappresenterai in una gara, cercando di dare il meglio e rendendo omaggio alla tua nazione.

Cosa si fa quando si cade?

Quando si cade ci si rialza, si va avanti e si prova a fare meglio di prima, cercando di non cadere più e di stare in piedi. Senza abbattersi ma con il sorriso e la testa vincente.

di Deborah Villarboito

Rispondi