Overshoot Day: terminate le risorse naturali del 2018

Il primo agosto scorso il pianeta è entrato nell’“Overshoot Day”. Ovvero il giorno in cui sono terminate le risorse che la Terra è in grado di produrre in un anno. Il termine è stato cognato dal Global Footprint Network e indica il momento preciso in cui la popolazione mondiale inizia a sfruttare più di quanto il Pianeta sia in grado di offrire. Una ricorrenza che nel 1970 era fissata al 29 dicembre e che negli anni è stata anticipata fino a superare di poco la fine di luglio. Servirebbero 1,7 Terre per soddisfare gli attuali consumi globali di frutta e verdura, carne e pesce, acqua, legna, cotone. Questo significa che viviamo «a credito» e la Terra sarà sovrasfruttata per cinque mesi. La data è la più precoce mai registrata dal lancio del cosiddetto «Overshoot Day». Nel 2000 si era arrivati a fine settembre, nel 2016 all’8 e l’anno scorso al 2 agosto. Quindi il pianeta appare, anno dopo anno, sempre più vorace. Per calcolare l’impatto dei consumi della popolazione mondiale i parametri di riferimento sono il consumo di frutta, verdura, carne, pesce, acqua e legno: se il pianeta riuscisse a spostare in avanti ogni anno di 4 giorni e mezzo questa data, si tornerebbe in pari entro il 2050. La produzione mondiale di cibo produce almeno il 26% dei gas serra mondiali. In particolar modo, come sottolineano ormai decine di studi (e in primis quello della Fao del 2006), ad essere messa sotto accusa è la produzione di proteine animali. La zootecnia globale è ritenuta un fattore centrale nell’uso di risorse alimentari e idriche, inquinamento delle acque, uso delle terre, deforestazione, degradazione del suolo ed emissioni di gas serra. Un esempio su tutti: per produrre un kg di carne di manzo sono necessari ben 15.500 litri di acqua. Secondo Global Footprint Network e Fondazione Bcfn, se dimezzassimo il nostro consumo di carne in favore di alimenti di origine vegetale e riducessimo i nostri sprechi alimentari del 50%, potremmo far slittare la data di 38 giorni. Dimezzando la propria impronta di carbonio lo slittamento in avanti sarebbe di 93 giorni. Intorno a questo fenomeno si è creato un vero e proprio movimento che si chiama #movethedate proprio con l’obiettivo di spostare in avanti quanto più possibile la data dell’Overshoot Day attraverso semplici gesti: tra cui aumentare il consumo di alimenti di origine vegetale come frutta, verdura, cereali e frutta secca e cercare di consumare moderatamente proteine animali come carne rossa, pesce o pollame. Quindi da un lato l’Overshoot Day è influenzato per il 60% dalla “natura” necessaria affinché vengano assorbite le emissioni di CO2 antropiche, intervenire nella catena della produzione di cibo porterebbe notevoli benefici. A sostenerlo è la Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition, che insieme al Food Sustainability Index ha calcolato che ogni anno vengono persi terreni coltivabili a causa dell’inquinamento e della desertificazione (-7,9% in Cina, -3,5% in Etiopia, -2,8% in Nigeria e -2,3% in Italia).

di Deborah Villarboito

Rispondi