Sì, ma che cos’è una concessione? Può il Governo non pagare la penale?

Si parla tanto in questi giorni di concessione, in merito a quella di Autostrade per l’Italia da parte del Governo in merito al Ponte Morando di Genova. Che cos’è una concessione? E’ un partenariato tra settore pubblico e, solitamente, un’azienda privata che ha dimostrato il suo valore aggiunto in un determinato settore, per esempio lo sviluppo delle infrastrutture. Le concessioni vengono utilizzate in settori che incidono sulla vita dei cittadini. Ci sono quelle per i trasporti stradali e ferroviari, per i servizi portuali e aeroportuali, per la manutenzione e la gestione delle autostrade, dei rifiuti, per energia o servizi di riscaldamento, strutture ricreative e parcheggi.
Grazie alle concessioni, le competenze e i capitali privati si aggiungono alle risorse pubbliche, permettendo così investimenti in infrastrutture e servizi pubblici senza andare a pesare sul debito pubblico. C’è differenza tra concessione e appalto pubblico. Nel secondo, infatti, un’impresa riceve un importo fisso per completare il lavoro richiesto o prestare un servizio. Nella concessione, l’impresa viene remunerata con l’autorizzazione a gestire o sfruttare l’opera o il servizio, esponendosi anche a possibili perdite. Nel caso di Autostrade per l’Italia, la remunerazione arriva dai pedaggi, che possono anche non coprire l’intero costo degli investimenti.
Quali sono i rischi di una concessione? Fattori che sfuggono al controllo delle parti, l’incertezza, da riferire alla domanda, all’offerta o a entrambi. Sono esclusi invece i rischi tipici dell’appalto pubblico: la cattiva gestione, il mancato adempimento del contratto, la forza maggiore.
Nel caso del Ponte Morandi, crollato lo scorso 14 agosto a Genova, era il ministero dei Trasporti a esserne proprietario, con la Società Autostrade a gestire il tratto. Il Governo ha intenzione di istituire una commissione per valutare la possibilità di revocare la concessione all’azienda privata. Il premier Giuseppe Conte è convinto che, nel caso, non ci sia da pagare nulla ad Autostrade per l’Italia. Perché?
La Convenzione unica è stata firmata il 12 ottobre 2007 con scadenza 31 dicembre 2038. Se lo Stato dovesse pagare il residuo della concessione, dovrebbe ad Autostrade per l’Italia circa 20 miliardi di euro (praticamente un miliardo per anno). Gli articoli 8 e 9 della Convenzione spiegano che il Mit può revocare la concessione in caso di “accertamento di gravi inadempimenti del concessionario”. Autostrade per l’Italia, in caso di prove di questo tipo, ha un tempo per fornire giustificazioni. Solo in seguito, eventualmente, il Concedente può avviare la procedura. Ma attenzione, la decadenza della concessione può essere dichiarata solo nel caso in cui “perduri la grave inadempienza da parte del Concessionario agli obblighi previsti”. Tra questi, “il mantenimento della funzionalità delle infrastrutture concesse attraverso la manutenzione e la riparazione tempestiva delle stesse”.

L’articolo 9 stabilisce che “il trasferimento della concessione è subordinato al pagamento del Concedente al Concessionario decaduto di un importo corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione, prevedibile dalla data del provvedimento di decadenza sino alla scadenza della concessione, al netto dei relativi costi, oneri, investimenti ed imposte prevedibili nel medesimo periodo” e aggiunge che “l’importo viene decurtato a titolo di penale di una somma pari al 10 per cento dello stesso salvo maggior danno subito dal Concedente”. Nel caso in cui il Governo sia in grado di presentare le prove di gravi inadempimenti, potrebbe esserci un azzeramento dell’importo previsto.
Se, però, il Governo procedesse alla revoca della concessione pur senza prove (le eventuali colpe di Autostrade per l’Italia), allora dovrebbe risarcire la società (articolo 9/bis). Se si riesce a dimostrare l’inadempimento, allora non ci sono penali da pagare. Attenzione perché i giuristi affermano inoltre che la revoca potrebbe arrivare anche prima della sentenza dei magistrati: “I due procedimenti sono autonomi. Può non esserci reato, ma inadempimento”.

di Alessandro Pignatelli

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