Tir, ponti e Populismo

6 agosto 2018/14 agosto 2018. Otto giorni, qualche ora e una manciata di minuti: in poco più di una settimana l’impianto autostradale italiano si è sbriciolato come un pacchetto di crackers finito in fondo allo zaino scolastico, mettendo a nudo tutte le cicatrici di uno Stato che singhiozza da troppo tempo cercando di nascondere la polvere sotto il tappeto. Due tragedie così diverse eppure così simili. Fatalità nel primo caso, si dirà; sventura annunciata, invece, si griderà per il secondo episodio. Bologna chiama Genova nell’estate del brusco risveglio del Paese del rammendo. Catastrofi diverse, dicevamo. Analizziamo, tuttavia, attentamente i fatti; un camion si schianta contro un altro mezzo pesante causando una deflagrazione micidiale. Colpo di sonno, incuria, malore. Stando ai dati Imr (Indice di Mobilità Rilevata) dell’Osservatorio del Traffico del 2017, l’Italia è il fanalino di coda europeo per il trasporto di merci su rotaia sebbene, secondo le direttive Ue, entro il 2030 il 30% delle merci dovranno viaggiare appunto su ferro. Nella nostra Nazione, invece, si continua a privilegiare la gomma a discapito dell’ambiente e della sicurezza. Sicurezza, appunto; come quella assente “ingiustificata” sul ponte Morandi per il quale piangiamo ancora oggi i morti. Quando finirà il clamore, però, ci ricorderemo di loro? Verranno fatte le opportune verifiche in strutture altrettanto desuete per evitare ulteriori catastrofi o aspetteremo l’ennesimo disastro? E ancora: continueremo a veder sfrecciare camion e tir lungo le nostre arterie autostradali? In un’estate dove è il Populismo a farla da padrone si attendono risposte e soluzioni al di là dei proclami e delle schermaglie sui mass media. La Grecia è appena uscita dal suo programma di “lacrime e sangue” e tanti sono i tristi parallelismi con la nostra Nazione, a cominciare dal malcontento generale e dall’impoverimento culturale. Un terreno fertile per altri Ismi dal triste sapore antico seppur nemmeno così lontano. Oggi siamo divisi tra bianchi e blu con il solo obiettivo di difendere la propria ideologia senza guardare in faccia nemmeno all’evidenza. Il Tricolore, però, è solamente uno e deve tornare a sventolare in alto.

di Michela Trada

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