Tragedia del ponte morandi: chi cerca la verita’ e chi la bufala

Il dramma del ponte Morandi di Genova ha scosso il mondo. La realtà è tragica: decine le vittime, vite spezzate per il solo fatto di essersi trovati al posto sbagliato nel momento sbagliato, senza poterlo neanche immaginare. La realtà, appunto. Perché poi, già a poche ore dal disastro, hanno fatto la loro comparsa le “bufale”, ossia le notizie false, che come spesso accade hanno iniziato a generare pericolose “catene di Sant’Antonio”. La fabbrica delle bufale, purtroppo, è in continua attività, ma è possibile analizzarne almeno alcune.
La più nota è forse quella legata alla fotografia di un dettaglio strutturale di un ponte, che secondo i “bufalari” apparterrebbe al Morandi genovese. Il cemento sembra pesantemente corroso e intaccato e si vede nettamente l’armatura in metallo arrugginito. Un’immagine inquietante, se vogliamo, ma che nulla ha a che vedere con Genova: è stata scattata a Ripafratta, in Toscana. Il ponte in questione è chiuso al traffico da decenni.
Un caso analogo riguarda la fotografia di un pilone: il terreno attorno alla base si mostra chiaramente eroso. L’immagine è autentica, ma è stata scattata circa quattro anni fa e altrove: il viadotto immortalato è infatti quello di Mele, sull’autostrada A26. In quel caso, i tecnici erano intervenuti e avevano fatto sapere che non sussistevano pericoli, perché il pilone proseguiva ben oltre la parte visibile, all’interno del terreno.
Un’altra foto decontestualizzata riguarda il crollo di un ponte nella zona di Fossano, in provincia di Cuneo. L’immagine è rimbalzata spesso sul web negli ultimi giorni, corredata di didascalie come «Un altro ponte è crollato e nessuno ne parla». In realtà, il fatto è avvenuto, ma risale all’aprile 2017. E ovviamente fece scalpore.
Le bufale non risparmiano nemmeno i soccorritori, a due gambe o a quattro zampe. Una delle foto più diffuse in questi giorni mostra un cane di razza golden retriever munito di pettorina da soccorritore a bordo di una sorta di teleferica. L’immagine è un’esortazione a tenere presente l’importante ruolo svolto dalle unità cinofile. Intento lodevole, ma la foto è fuori contesto: risale infatti al 2001 e riguarda le operazioni di soccorso dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York. Di fronte a ogni tragedia, poi, si rincorrono le bufale sull’emergenza sangue. Innanzitutto, il sangue donato non può certo essere trasfuso sul momento: occorrono controlli e accertamenti. La migliore abitudine per evitare carenze, quindi, è quello di donare regolarmente, così che gli operatori abbiano una scorta costante di sangue. Inoltre, le riserve di sangue si sono rivelate fortunatamente sufficienti per i soccorsi nel caso del ponte Morandi. Infine, ha destato grande indignazione il fatto che fosse registrato il pedaggio delle ambulanze. In realtà, le ambulanze in emergenza non sono tenute al pagamento del pedaggio. I sistemi automatizzati, però, le registrano comunque. Semplicemente, il pedaggio sarà annullato in un secondo momento a fronte della prova di un’emergenza in corso.
Non potevano mancare (o meglio, avrebbero dovuto) le storie strappalacrime inventate di sana pianta. Un padre che scrive alla figlia che ha perso la vita nella tragedia, il bambino che scrive alla sua famiglia distrutta dal crollo… Come detto all’inizio, la realtà è già tristemente drammatica senza bisogno di sfruttare i nomi delle vittime per fare del becero “acchiappa-click”.
Ultime ma non per importanza, le ipotesi di complotto. Le cause del disastro sono ancora in gran parte da appurare, ma appare quantomeno improbabile che risiedano in una fantomatica demolizione controllata avvenuta a ponte aperto. Anche in questo caso, i fatti sono già sufficientemente gravi senza scomodare teorie surreali.

di Fabiana Bianchi

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