Anni di piombo: le stragi, i mitra, l’Italia sprofonda e poi risale

Anni di piombo, per l’Italia una pagina di sangue, rapimenti, politica, omicidi illustri, ma anche di resistenza e, alla fine, di vittoria. Un periodo lungo, più di un decennio, sfociato sicuramente nell’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Non staremo qui a parlare di ideologie politiche e contrapposte, ma faremo cronaca dell’epoca.

Si intendono Anni di piombo, in Italia, quelli iniziati alla fine degli anni ‘60, dopo i movimenti giovanili del 1968, e terminati all’inizio degli anni ‘80. La violenza di piazza, la lotta armata e il terrorismo ebbero la meglio sulla ragione, sulla dialettica e sul confronto a parole. Per imbracciare mitra e pistole. Anni di piombo è il termine mutuato dal film, uscito nel 1981 e che affrontava un’esperienza simile vissuta dalla Germania Ovest. Anni di piombo non solo in Italia, ma anche in altre parti del mondo: strategia della tensione. Guerra fredda tra Stati Uniti e Urss.
Nel nostro Paese, c’è chi fa partire questo periodo già il 1° marzo del 1968, con la battaglia contro le forze dell’ordine a Roma, a Valle Giulia. Gli studenti, invece di arretrare, per la prima volta affrontarono la polizia. Il 19 novembre del 1969 c’è quello che possiamo definire il primo morto degli anni di piombo: si tratta di Antonio Annarumma. La strage di piazza Fontana, il 12 dicembre del 1969, a Milano è il primo vero atto della strategia della tensione, mettendo da parte le due bombe esplose sempre a Milano il 25 aprile dello stesso anno, fortunatamente senza vittime.
La scena è delle organizzazioni estremiste ed extraparlamentari di sinistra: Lotta Continua, Movimento Studentesco, poi Prima Linea e le Brigate Rosse. Non vanno dimenticate pure alcune formazioni di estrema destra: Nar, Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale e Terza Posizione. “Guerra civile a bassa intensità” è stata definita da due commentatori francesi. Lo stesso popolo si fronteggiava, su barricate opposte.
Tra il 1968 e il 1974, in Italia, si contano 140 attentati terroristici. I più cruenti: la strage di Piazza Fontana (17 morti e 88 feriti), la strage di Gioia Tauro (22 luglio del 1970, 6 morti e 66 feriti), quella di Peteano, a Gorizia (31 maggio 1972, 3 morti e 2 feriti), quella della Questura di Milano (17 maggio 1973, 4 morti e 52 feriti), di piazza della Loggia a Brescia (28 maggio 1974, 8 morti e 102 feriti), dell’Italicus (4 agosto 1974, sull’espresso Roma – Brennero, 12 morti e 105 feriti), della stazione di Bologna (2 agosto 1980, 85 morti e 200 feriti).

Negli anni ‘70, in Italia, si raggiunge il record di sequestri a scopo di estorsione. Però, in questo caso, non sono le Br o il terrorismo a colpire, ma la ‘ndrangheta e l’Anonima Sarda: 40 i rapimenti nel 1974, 62 nel 1975, 46 nel 1976 e 75 nel 1977. Come potrete capire, c’è un momento in cui gli anni di piombo si sovrappongono alla contestazione studentesca. Le lotte dei lavoratori per i rinnovi contrattuali, anche. Tanto da parlare di ‘autunno caldo’ per il 1969. Finché il 25 aprile la lotta prese a essere ancora più violenta, con l’esplosione di un ordigno al padiglione Fiat della Fiera di Milano, provocando alcuni feriti gravi. Un’altra bomba fu trovata all’Ufficio Cambi della Stazione Centrale. Il 9 agosto, sempre del 1969, vennero fatte esplodere 8 bombe su diversi treni, provocando 12 feriti. Il 19 novembre, durante una manifestazione a Milano dell’Unione Comunisti Italiani, fu colpito e ucciso con un tubo d’acciaio il già citato agente di polizia Antonio Annarumma. Il 12 dicembre, in soli 53 minuti, ci furono 5 attentati in Italia, il più grave a piazza Fontana, con la bomba esplosa nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura.
L’Italia, così duramente colpita, la notte tra il 7 e l’8 dicembre del 1970, passa anche attraverso il tentato golpe da parte di Junio Valerio Borghese, ex comandante fascista. Un colpo di stato improvvisamente annullato, per motivi ignoti, proprio mentre era in fase di avanzata costruzione. Il primo sequestro a opera delle Brigate Rosse è del 3 marzo 1972, sempre a Milano. Fu rapito Idalgo Macchiarini, dirigente della Sit-Siemens, e successivamente fotografato con un cartello al collo: “Mordi e fuggi. Niente resterà impunito. Colpiscine uno per educarne cento. Tutto il potere al popolo armato!”. L’uomo fu interrogato (Processo proletario nel carcere del popolo) sui processi di ristrutturazione in seno alla fabbrica.

A Genova, il 18 aprile 1974, venne rapito Mario Sossi, magistrato che l’anno prima era stato pm nel processo che aveva portato alla condanna di alcuni membri del gruppo terroristico Gruppo XXII Ottobre. Fu rilasciato, a Milano, il 23 maggio del 1974. Neanche l’arresto di Renato Curcio e Alberto Franceschini, a opera del generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, fermerà l’ascesa della lotta armata. Anche perché in Italia non si crede più di tanto all’escalation di violenza. Arriveranno purtroppo le uccisioni per politici, giornalisti, imprenditori, forze dell’ordine.

I numeri dicono quasi tutto: se nel 1969 i gruppi di organizzazioni armate attive era pari a 2, nel 1977 erano 91, addirittura 269 nel 1979. Anno in cui si registrò il record di 659 attentati. Mediaticamente quasi pari al rapimento di Moro fu quello ai danni del generale americano James Lee Dozler a opera delle Br. All’epoca, era vice comandante della Nato nel Sud Europa. Fu prelevato a Verona il 17 dicembre del 1981, per essere liberato a Padova, dai Nocs, il 28 gennaio del 1982. Probabilmente il canto del cigno delle Brigate Rosse, che avevano comunque perso buona parte del sostegno già nel 1979, dopo l’uccisione dell’operaio Guido Rossa.

di Alessandro Pignatelli

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