Centodiciotti

Che si chiami Aquarius o Diciotti la sostanza è la stessa: da mesi in Italia non si vive e non si parla d’altro salvo la “piccola” parentesi del crollo del ponte Morandi. Destra e Sinistra si contendono le prime pagine dei quotidiani nazionali a colpi di boutade e dichiarazioni plateali pro o contro gli sbarchi; peccato che si stia perdendo il vero nocciolo della questione all’insegna come sempre del colore della maglietta da indossare per l’eterna sfida a colpi di like. “E’colpa sua”, “E’ colpa mia”; “questa nave non deve sbarcare né ora né mai”. Si puntano i piedi per giorni, si fanno proclami e poi la solfa non cambia. Il Vaticano clamorosamente questa volta ha scelto, però, di scendere in campo ricordandosi quasi di predicare l’umana cristianità o forse per spostare l’attenzione dai continui scandali che stanno investendo il pontificato di Bergoglio. Come dicevo, stiamo perdendo però il nocciolo della questione: cosa spinge, nonostante tutto, centinaia e centinaia di persone a lanciarsi su un barcone alla mercé del mare? Mentre Salvini, Di Maio, Renzi & Co continuano a farsi la guerra sui mass media (che prestano il fianco alla caciara invece di essere al servizio della cittadinanza), l’Italia fatica a rialzare la testa e viene sbeffeggiata (strano!) dagli “amici” d’oltralpe che non perdono mai l’occasione di tacere. Perché è vero che cambiano i Governi, ma è altrettanto certo che in Europa continuiamo a contare come il due di picche e la chiave della ripresa, purtroppo, è tutta qui.

di Michela Trada

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