Cyberterrorismo: quando la minaccia corre sul web

Il terrorismo corre anche sul web: in questo caso si ha a che fare con il cosiddetto “cyberterrorismo”. Il termine non è recente: risale al 1980 e porta la firma di Barry Collin, un ricercatore dell’Institute for Security and Intelligence della California. La definizione non è univoca: proprio come il terrorismo “fisico”, infatti, il cyberterrorismo è estremamente sfaccettato. In linea di massima, si può indicare con questa parola tutta l’attività svolta sul web indirizzata a provocare, appunto, terrore: perdite di vite umane, ma anche danni economici. Peculiarità del cyberterrorismo è quella di essere motivato a livello ideologico. È uno dei tratti principali che lo distinguono dal più comune “cybercrimine”, ossia illeciti di vario tipo consumati sul web. Le vie possono essere simili, tanto che talvolta le due cose si sovrappongono: appropriazioni indebite di denaro, truffe, ricatti, intrusioni informatiche. Ma la differenza tra cybercrimine e cyberterrorismo è proprio la volontà del secondo di creare terrore a scopi politici, religiosi o etnici. Occorre inoltre sottolineare che, con una definizione così ampia, il cyberterrorismo può assumere diverse forme. Per esempio, vi rientrano le attività volte a colpire proprio i sistemi informatici, mettendoli fuori uso, oppure introducendosi in essi per procurarsi illecitamente informazioni. Ma si può considerare cyberterrorismo anche quello portato avanti da certe organizzazioni terroristiche che utilizzano il web per fare propaganda e raccogliere adesioni, oppure fornendo informazioni per poi agire “nella vita reale” con attentati o altre strategie del terrore. Dunque, pur non essendo il loro attacco portato avanti mediante internet dall’inizio alla fine, la rete vi svolge un ruolo di primo piano. Sventuratamente, infatti, il web offre una lunga serie di vantaggi alle organizzazioni terroristiche. Innanzitutto, permette di diffondere informazioni su scala particolarmente larga. Questo significa che anche un avvenimento in un paese lontano, grazie alla rapidità e all’assenza di confini dell’informazione, viene percepito come più vicino. Un meccanismo che i terroristi riescono a sfruttare molto bene, facendo sì che la minaccia venga percepita ancora più incombente. Permette inoltre una comunicazione più rapida: una grande mole di informazioni può raggiungere velocemente tante persone. È sufficiente, per esempio, caricare un singolo contenuto propagandistico o, peggio ancora, informazioni su come costruire un ordigno perché diverse persone possano fruirne in diverse parti del mondo. Inoltre, la tecnologia fornisce un grosso aiuto a chi vuole nascondersi, offrendo l’uso di strumenti come i server proxy, che rendono irrintracciabili gli utenti. Diventa più agevole anche la raccolta fondi. Non è un caso che oggi il cyberterrorismo rappresenti una delle maggiori paure di diverse popolazioni: si stima infatti che il suo ruolo potrebbe essere di primo piano anche in caso di conflitti.

di Fabiana Bianchi

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