Gli “ECOisti”: perché ciò che è mio è anche tuo

Sono numerose le volte in cui sentiamo parlare di adolescenti disinteressati al mondo circostante e sempre più distanti da quelle che potremmo definire come cause umanitarie e morali: l’età media delle persone presenti in associazioni di volontariato sembra essere ormai alta, alcune realtà impegnate in cause sociali faticano a smuovere l’interesse.
C’è, però, chi è capace di raccontare uno scenario diverso, positivo, in grado di cambiare l’opinione pubblica e di modificare, in corso, la trama di una storia che sta avvenendo sul palcoscenico del mondo.
Protagonisti di questa trama sono alcuni giovanissimi ragazzi, di un’età compresa tra i 14 e i 15 anni, che hanno dato vita a una start up sociale (con l’aiuto della scuola) attraverso la quale vogliono dare il loro contributo sulla cura dell’ambiente e degli spazi comuni. Loro, la start up, la definiscono “una campagna di civiltà e sensibilizzazione ideata da giovani”.
Gli studenti, che frequentano l’Istituto Galilei-Costa di Lecce, si fanno chiamare gli “ECOisti” e la loro mission non si ferma al loro impegno ma si estende alla volontà di “insegnare agli adulti ad avere rispetto dell’ambiente”.
Lo strumento (il primo) con il quale hanno iniziato a divulgare il loro pensiero e il loro obiettivo, sono delle etichette sulle quali è riportato l’hashtag “#CheTiCosta”: questi adesivi, dalla grafica accattivante e attrattiva, vengono attaccati a suppellettili e “arredi cittadini”, dalla panchina ai cestini per i rifiuti, dalle fermate del bus alle transenne. Non solo. All’hashtag viene poi aggiunta una parola che individua l’ambito di interesse per la salvaguardia dell’ambiente: ad esempio, “#CheTiCosta differenziare correttamente?” oppure “#CheTiCosta tenere pulita la città e l’ambiente?”.
Secondo alcune indagini, uno degli argomenti nei confronti dei quali i giovani nutrono meno interesse è proprio la salvaguardia dell’ambiente e degli spazi comuni: gli “ECOisti”, con il loro impegno, hanno preso l’impegno di distruggere questo luogo comune e di mandare un messaggio positivo che possa, si spera, sia ispirare altri giovani a muoversi verso cause importanti sia cambiare l’opinione pubblica sull’adolescenza e i “giovani di oggi”. Vogliono, insomma, essere un esempio incoraggiante.
Un messaggio che sembra essere arrivato forte e chiaro perché accanto a questi studenti c’è Attilio Caputo, direttore del gruppo Carli Hotels: il gruppo è diventato Main Supporter del progetto, poiché ne condivide le finalità e le modalità.
Il sogno di questi ragazzi è, come loro stessi hanno raccontato, quello di “vedere cento, mille ragazzi insegnare ai genitori e agli adulti a rispettare il mondo e gli ambienti comuni”. Fare per ispirare.
E ancora. “Perché se nessuno butta rifiuti fuori dalla finestra della propria camera da letto – si chiedono gli studenti – bisogna farlo dal finestrino dell’auto? Se nessuno getta cartacce sul pavimento della propria abitazione, perché non si può evitare di farlo anche per strada?”.
È proprio qui, in questo pensiero, che si sviluppa lo spirito con cui questi giovanissimi affrontano l’avventura: prendersi a cuore qualcosa che la maggior parte delle persone ha dimenticato essere “proprio”. Amare e curare qualcosa che appartiene non solo a me, ma a tutti: un impegno, quindi, che vuole insegnare indirettamente quanto sia importante che ognuno faccia la sua parte affinché tutto sia rispettato.
Una start up giovane ma matura, si può dire, che ha già conquistato il Comune di Lecce e che in futuro potrebbe coinvolgere anche altri Comuni del Salento.
Tanti, quindi, i sostegni che arrivano a questi ragazzi: perché possano essere un esempio da seguire, perché possano diventare solamente i primi e non gli unici, perché possano essere la regola e non l’eccezione.

di Sabrina Falanga

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