‘Mio’, ma non troppo

Mio papà o papà mio? Beh, dipende. Se sei a Torino o a Milano, dici mio papà, qualche volta mettendoci davanti l’articolo: il mio papà. Se sei al Centro, dici papà mio, mamma mia. E così via. Chissà da cosa dipende. Me lo sono chiesto. Ne ho parlato con chi è del luogo. Secondo me, mettere l’aggettivo possessivo ‘dopo’ significa voler sottolineare maggiormente il possesso. Marchiare quasi il territorio. Perché si usa anche per il fidanzato, Tizio o Caio mio. Al Nord, al contrario, ti dà la sensazione di maggior distacco dire ‘Il mio Tizio, il mio Caio’. Quasi a voler sottolineare in rosso, ancora una volta, la differenza tra la passionalità che in Italia è più forte man mano che si scende nello Stivale.

E il possesso è passionalità. A volte pure esagerata. A Milano si tende invece a usare l’articolo, sbagliando a livello grammaticale. Se ascoltate un dialogo al bar, sentite: “Domani vado a trovare la Manu. Ci sono pure il Paolo, il Giacomo, l’Annalisa”. A Roma, davanti a un bel piatto di amatriciana, il dialogo suonerà grosso modo così: “Domani vado a trovà Manuela. Ci stanno pure Paolo, Giacomo e Annnalisa”. Chiaro il concetto? L’articolo pare mettere una barriera tra te e l’altro. Toglierlo, invece, ha il significato esattamente opposto: avvicina. Pure un estraneo. In un abbraccio universale.

Tornando dunque al discorso iniziale, quel ‘mio’ messo prima o dopo cambia decisamente la sensazione di chi ascolta. Il mio papà è quasi come Mio padre, una presenza assente (scusate il gioco di parole) quando non addirittura severa, che educa ma non ama. Papà mio è invece qualcuno che è davvero tuo, che puoi coccolare quando vuoi. E che, a sua volta, ti coccola anche se sei grande.

Naturalmente, tutto questo discorso può essere tranquillamente contestato. Probabilmente è soltanto un retaggio derivante dal passato. Tanto che ‘papà’, in realtà, è nato proprio nei dialetti settentrionali per poi andare anch’esso alla conquista del resto d’Italia. Quindi, il termine più affettuoso (papà e non padre) arriva proprio da chi, oggi, misura meno l’affetto e più la produttività? Già. Retaggio del passato che, come un telefono senza fili, si è modificato. Il papà resta sempre il papà, oggi, ma quel ‘mio’ fa la differenza.

Esercizio per casa, per chi sta al Nord: provate a ripetere dieci volte Mio Papà. Poi altre dieci volte Papà Mio. Sentite e notate la differenza? Scriveteci per dircelo.

di Alessandro Pignatelli

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