“Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen

La polvere, su “Orgoglio e pregiudizio”, non fa in tempo a depositarsi. Poco importa che il libro sia stato pubblicato oltre un secolo fa, in un contesto storico e sociale che pochissimo ha a che vedere con quello moderno. Chi legge questo grandissimo classico, generalmente, non resiste a lungo prima di riprenderlo in mano. Ogni lettura regala una nuova scoperta, un altro dettaglio, una maggiore conoscenza. Su “Orgoglio e pregiudizio” è stato detto probabilmente già tutto. Ne hanno scritto migliaia di semplici lettori, ma anche docenti universitari, ricercatori e studiosi. Eppure occorre ancora parlarne: questo libro, probabilmente, non esaurirà mai tutto ciò che ha da dire. A un livello più superficiale, si può dire che sia una grande storia d’amore. Il che è vero, ma rappresenta solo l’involucro più esterno di un’opera molto più profonda e significativa, che non a caso è diventata una pietra miliare della letteratura. Rappresenta infatti un perfetto spaccato storico dell’epoca inglese della Reggenza, con la sua società nettamente divisa fra classi sociali e anche fra i generi, con uomini e donne rigidamente imbrigliati nei loro ruoli. I personaggi sono descritti con maestria ineguagliabile, sfaccettati all’estremo, in continua evoluzione durante lo svolgimento delle vicende. Ognuno di essi si può guardare da svariate angolazioni e ci si rende conto che nessuno è “monolitico”, inscrivibile in un cliché o in un giudizio senza sfumature. Analizziamo brevemente la famiglia della protagonista, già molto nota, per rendersene conto appieno.
Il signore e la signora Bennet rappresentano una famiglia definibile borghese, che vive nella campagna inglese. La coppia ha cinque figlie. Elizabeth, la secondogenita, è la vera protagonista del romanzo: brillante, ironica, intraprendente, si imbatterà nel nobile signor Darcy, che finirà per scombussolare le sue convinzioni. Al suo fianco c’è la primogenita Jane, una bella ragazza dall’animo buono, che talvolta compensa il cinismo della sorella minore. La terza Bennet è Mary, poco appariscente, dedita perlopiù allo studio. Completano la famiglia Kitty e Lydia, impulsive e sventate. È difficile non amare il personaggio del signor Bennet: come Elizabeth, ha un fine senso dell’umorismo e una buona dose di cinismo che rendono le sue battute fra le più sagaci dell’intero romanzo. Suscita invece sentimenti diametralmente opposti la signora Bennet: poco educata, è priva di ogni interesse se non quello di maritare le sue figlie. Con le sue maniere imbarazzanti e la scarsità di attrattive, diventa facile odiarla. Ma se si pensa che, essendo le donne dell’epoca impossibilitate a ereditare, il matrimonio rappresentava la loro unica possibilità di vivere decorosamente, la sua ossessione appare poi così deprecabile? E la figura del padre, così disinteressato al futuro delle figlie, non assume forse una luce meno favorevole?
“Orgoglio e pregiudizio”, infatti, potrebbe sembrare a prima vista un mero ritratto delle contraddizioni e delle limitazioni dell’epoca per quanto riguarda la situazione femminile. Ma sono sempre più numerosi gli studi che intravedono invece nel romanzo una dura critica a tale realtà, in cui le donne erano relegate in uno spazio sociale minimo e che le costringeva al matrimonio come via obbligata, senza lasciare loro scelta.
“Orgoglio e pregiudizio”, dunque, è un romanzo estremamente godibile: ma per essere apprezzato appieno andrebbe letto con la consapevolezza dei suoi caratteri più profondi. Come ogni grande opera d’arte, questo classico non cesserà mai di essere attuale e di riservare piacevoli sorprese a chi si addentra fra le sue pagine.

di Fabiana Bianchi

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