Ricetta per produrre il ‘terrorismo’.

Ricetta per produrre il ‘terrorismo’. Per iniziare formate un gruppo di persone che per svariati motivi seguono gli stessi principi talmente in maniera radicale ed esasperata da formare una nuova dottrina.
Questa dottrina, fondamentalmente incentrata sull’odio verso qualcuno (una minoranza o una fede ‘concorrente’) o qualcosa (lo Stato, la società), vuole emergere e dimostrarsi LA dottrina. Vuole essere presa sul serio. Più semplice del dialogo è la produzione del terrore. Da un unico atto ben programmato e curato nei dettagli dal punto di vista della comunicazione e del simbolismo, può nascere un clima di instabilità data dalla paura del comune cittadino del diverso. Nella storia dell’umanità il diverso è stato il vicino di casa di etnia differente, la dirimpettaia con lo stesso colore di pelle ma di altra religione, il cugino di altra credenza politica, lo Stato. Nelle ultime settimane ‘piccoli’ atti terroristici, così definiti dalle autorità, hanno movimentato l’estate del Vecchio Continente. Lunedì scorso gli Spagnoli, freschi del primo anniversario della strage di Barcellona del 2017, in cui hanno perso la vita 16 persone, si sono svegliati con la paura di un ‘deja-vu’.
Una stazione di polizia catalana è stata vittima di un atto di terrorismo: lo ha dichiarato in una conferenza stampa il numero 2 della polizia di Barcellona, Rafel Comes, confermando che l’aggressore è stato ucciso. Comes ha confermato che l’uomo armato di coltello, identificato dai media nella persona di Abdelouahab Taib, un ventinovenne algerino residente in Spagna, ha gridato “Allahu Akbar” (Allah è grande) e altre parole che gli agenti non sono riusciti a capire, prima di aggredirli con un grande coltello. Sempre in Spagna, sempre lunedì, nel nordest, un’auto è piombata a forte velocità su un gruppo di pedoni che si trovavano su un marciapiede di Saragozza, ferendo almeno tre persone: lo riportano i media internazionali sottolineando che il conducente della vettura è fuggito a piedi e che è in corso una caccia all’uomo. La polizia spagnola ha arrestato due persone, un uomo e una donna, fuggite dall’auto. La polizia si è limitata a confermare che i feriti sono tre, senza rilasciare commenti sulla natura dell’episodio. Si chiama invece Salih Khater, sempre ventinove anni e cittadino britannico di origini sudanesi, l’uomo che martedì 14 agosto si è schiantato con la sua auto davanti alla sede del Parlamento di Londra, provocando il ferimento di tre persone. Le autorità britanniche hanno inquadrato il gesto per il momento come un atto di terrorismo. Dal Belgio, a fine luglio, arriva invece la notizia di una coppia belga di origini iraniane fermata con l’accusa di tentato omicidio terrorista perché stava organizzando un attentato, poiché trovata in possesso di esplosivo. ‘Piccoli atti’ ma dal grande potenziale caotico, poiché nella memoria ritornano sempre gli orrori delle grandi stragi, a cui noi non siamo abituati, a differenza di altri Paesi, dove sono all’ordine del giorno. Il terrorismo destabilizza gli Stati. Anche nella nostra storia italiana ne abbiamo assaggiato il gusto rancido e provato la sensazione di panico in una piazza, in una banca, in un treno o in una stazione. Grave è ancora di più quando la guerra è interna e ‘civile’. Nelle ultime settimane si è verificato in Italia, a Villatorba (Treviso), davanti alla sede provinciale della Lega trevigiana, un atto che riporta indietro, in tutti i sensi: un’esplosione rivendicata da un gruppo anarchico. È stato aperto un fascicolo contro ignoti per il reato di terrorismo e un nuovo controllo ha portato il ritrovamento di un secondo ordigno rimasto inesploso davanti l’entrata posteriore dell’edificio che se fosse esploso avrebbe potute provocare conseguenze ben più gravi del primo. Un gruppo organizzato commette un grande atto con molte vittime in un centro nevralgico. Una bomba, un kalashnikov, un camion o un’auto sulla folla, mentre è a un concerto, al lavoro, in vacanza. Ecco che ne escono emulatori, ecco che nasce la psicosi. Il terrore domina e scatena le emozioni più ataviche. Si punta il dito verso il diverso, l’altro. Ci si dimentica però che in realtà il terrorismo non ha colore e religione. La violenza è una e cieca quando uccide e ferisce. Non c’è giusto o sbagliato, Solo vittime lì per caso, nel momento sbagliato.

di Deborah Villarboito

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