Terrorismo: chi sono i 5 ‘most wanted’

Uno era dato per morto, invece proprio pochi giorni fa è tornato a far sentire la sua voce. Chiedendo, naturalmente, al popolo islamico di uccidere gli infedeli. Si chiama Abu Bakr Al Baghdadi, è il temutissimo Califfo dello Stato Islamico, leader di al Qaeda. È il più ‘prezioso’ e ricercato terrorista del mondo. Su di lui, gli Stati Uniti hanno piazzato una taglia da 25 milioni di dollari. Più volte dato per morto dopo i blitz occidentali, pare avere sette vite come i gatti.

Della sua vita non è che si sappia molto. Sarebbe nato in Iraq nel 1971. Ha una laurea in Studi Islamici. Si è formato durante la guerra del Golfo. Lui, il 29 giugno del 2014, ha proclamato la nascita dello Stato Islamico, del Califfato (e di un esercito che si chiama Isis). La sua organizzazione controlla zone estese della Siria e dell’Iraq. Riesce a colpire il mondo occidentale grazie ai tanti militanti sparsi per il mondo.

C’è una taglia di 25 milioni di dollari pure su Ayman al-Zawahiri, un ideologo. Capace di entrare nella testa di chi vuole spargere terrore. Il vero sostegno teologico alla prediche di un certo Bin Laden. Arriva da un’influente famiglia egiziana. Già membro dei Fratelli Musulmani, in Egitto ha fondato il gruppo Jihad Islamico Egiziano (Eu). Con la guerra in Afghanistan, ha radicalizzato ulteriormente il suo pensiero. Il suo credo? La democrazia è un nemico, in quanto la sovranità non può appartenere al popolo, ma solo ad Allah. La Jihad è lo strumento per realizzare il Califfato islamico. I suoi nemici sono le Nazioni Unite, i governi arabi, le multinazionali, internet e tutti i mezzi di comunicazione di massa, le organizzazioni umanitarie internazionali.

Passiamo ad Abu Muhammad Al Julani, dato per morto già due volte. In Siria è considerato quasi un mito. Misterioso, nasconde il viso ogni qualvolta si presenta in pubblico. Ha puntato sempre a un’applicazione meno radicale della Sharia, dal 2013 è stato inserito nel database americano che riguarda i terroristi internazionali. Sarebbe legato ad al-Zarqawi, dunque ad al Qaeda in Iraq. Nel 2012, in Siria, ha annunciato la nascita di Jabhat al Nusra, un’organizzazione terroristica.

Su Abubaker Shekau pende una taglia di 7 milioni di dollari. Altro personaggio di cui si sa molto poco e che quasi mai compare in pubblico. Sarebbe nato non lontano dalla frontiera del Niger. Cresciuto a pane e Boko Haram, ne sarebbe diventato il capo nel 2009. Da quel momento, c’è stata un’escalation nelle violenze del gruppo: persecuzioni ai cristiani del nord, ma anche ai cattivi musulmani. Quindi tutti gli oppositori della dottrina salafita. Poi anche i collaboratori dello Stato. Infine, l’intera popolazione. Il rapimento di 200 studentesse è stato sicuramente il picco mediatico per lui e per Boko Haram. Dal 2014, comunque, Shekau sarebbe stato sostituito al vertice.

Mokhtar Belmokhtar ha una taglia di 5 milioni di euro. È un predone, un signore della guerra algerino. Qualcuno lo ha assimilato a un capo clan mafioso. Con il contrabbando di sigarette si è arricchito, la Cia lo conosce fin dagli anni ‘90. Tanti i rapimenti di cui è stato autore. Grazie anche ai sequestri, ha potuto fare soldi e costruirsi un esercito di fedelissimi. In Libia ha avuto un ruolo centrale, razziando mezzi e armi.

di Alessandro Pignatelli

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