Terrorismo, non solo Br

Oltre agli anni di piombo l’Italia ha subito anche altri attacchi terroristici. Quanti ce lo dice Global Terrorism Dataset del Parlamento europeo. Dal 1970 al 2016 ce ne sono stati più di 1.500, nessuno di stampo jihadista, considerata oggi la principale minaccia.

Il picco si è registrato nel biennio 1977/78, anno in cui le Brigate Rosse rapirono e uccisero il segretario della Democrazia Cristiana Aldo Moro. Il Global Terrorism Dataset racchiude non solo gli attentati di matrice politica, ma anche quelli compiuti dalla mafia e dalla malavita in genere. Ci sono, dunque, anche le date del 23 maggio e del 19 luglio 1992, tristemente passate alla storia per l’esplosivo che uccise, in rapida successione e per mano dei mafiosi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Tra il 1978 e il 2016 l’Italia piange 283 morti a causa del terrorismo, oltre a 971 persone ferite. La strage di Bologna, datata 2 agosto del 1980, è quella più cruenta. Nella sala d’aspetto della stazione, in un giorno di grande traffico per le vacanze estive, scoppiò un ordigno che non solo uccise 85 persone (76 italiane), ma ne ferì 188. Non possiamo tralasciare la strage del Rapido 904, negli anni ‘80, con 16 vittime, e l’attacco terroristico da parte dei palestinesi e Fiumicino, il 27 dicembre del 1985.

Roma, in 40 anni, è stata la città più funestata da attacchi terroristici, con oltre 300 eventi sul suo territorio. Al secondo posto c’è Milano, con 127. Poi Torino, con 85.

Tra gli attentati che hanno colpito il nostro Paese, per lo più le infrastrutture, non possiamo non citare anche gli anarchici e i Comitati del No (in particolare, i No Tav). In qualche caso, si sono rifatte vive pure le Nuove Brigate Rosse, con l’uccisione di Massimo D’Antona (nel 1999, docente e dirigente pubblico, consulente del ministero del Lavoro) e Marco Biagi (nel 2002, era giuslavorista e consulente del ministero del Lavoro).

di Alessandro Pignatelli

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