Cyberbullismo: il contratto di Governo tra critiche e sanzioni

Nel contratto di governo di Lega e Movimento 5 Stelle ha trovato spazio pure la lotta al cyberbullismo. Con un capitoletto dedicato che, però, ha suscitato non poche critiche. Si legge infatti: “E’ indispensabile incentivare lo sviluppo del settore della sicurezza anche per quanto concerne la cyber security, avendo particolare attenzione al fenomeno del cyberbullismo e individuando strumenti di ausilio per il superamento del problema, soprattutto negli ambienti scolastici”.

Il governo gialloverde ha individuato dei modi: “E’ necessario introdurre misure repressive per chi commette il reato e premianti per chi lo denuncia”. Qui iniziano i problemi. Elena Ferrara, ex senatrice del Pd e prima firmataria della legge nazionale contro il cyberbullismo, dice: “In questo modo, le famiglie rischiano di dover pagare decine di migliaia di euro per quello che fanno i figli, spesso neanche consapevoli dei motivi che li hanno spinti ad agire così. Sulle borse di studio si rischia di finire in un tutti contro tutti, tra chi deve denunciare e chi viene denunciato”.

Nei regolamenti scolastici devono essere inserite sanzioni amministrative per chi commette atti di bullismo. “Dovranno essere inoltre introdotte forme premiali per gli studenti che denunciano episodi di bullismo, come ad esempio le borse di studio”. Infine: “Dovranno essere installate videocamere nelle scuole”.

Altre critiche sono arrivare dall’opposizione e da docenti esperti di cybersecurity: “Si è fatta confusione tra cybersecurity e cyberbullismo. Come se la tutela dei sistemi informatici coincidesse con quella degli studenti”.

Ora bisognerà vedere come verrà applicato il contratto di governo. Ma si prevede una lunga battaglia in Parlamento. Quando la lotta al cyberbullismo avrebbe bisogno invece di leggi non interpretabili e facilmente attuabili. Elena Ferrara aggiunge un particolare: “Umbria e Piemonte sono le uniche due regioni che si sono dotate anche di norme regionali, ma il Governo sta cercando di modificare la legge umbra dando unicamente al ministero degli Interni le chiavi per la prevenzione degli atti di cyberbullismo”. Quando, invece, la legge sfornata nel 2017 prevede di fare rete con, intorno al tavolo, più dicasteri.

di Alessandro Pignatelli

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