Edilizia scolastica: bocciata l’Italia

La normale ansia di uno studente dovrebbe essere quella per l’interrogazione nella sua materia più odiata. A questa, se ne aggiunge però una ben più grave, anche se poco compresa dalla quasi totalità degli studenti che normalmente tutte le mattine si siedono tra i banchi di scuola. L’edilizia scolastica in Italia è uno dei tasti dolenti. I dati dell’indagine Ecosistema Scuola di Legambiente 2017 mostrano che oltre il 41% delle scuole (15.055) si trovano in zona sismica 1 e 2, a rischio di terremoti fortissimi e forti, e il 43% è stato costruito prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica, solo il 12,3% delle scuole presenti in queste aree risulta progettato o adeguato successivamente alle tecniche di costruzione antisismica. In quattro anni sono stati finanziati 992 progetti tra interventi per adeguamento sismico e nuovi edifici, di cui solo 532, pari al 3,5% del totale, in aree a rischio elevato, con il 43,8% degli edifici dei comuni capoluogo che necessita di manutenzione urgente e dieci scuole virtuose e innovative che indicano la strada per una nuova cultura scolastica. Oltre il 60% degli edifici è stato costruito prima del 1976 e spesso necessita di interventi di manutenzione urgenti, il 43,8% del campione preso in esame. Analizzando le linee di finanziamento degli ultimi quattro anni, vediamo che solo il 3,5% degli interventi ha riguardato l’adeguamento sismico delle aree a rischio (532 interventi per 15.055 edifici),con una tempistica tale da permettere il raggiungimento dell’obiettivo sicurezza in quelle aree solo tra 113 anni. Se prendiamo ad esempio Messina, città in area sismica 1 con 115 edifici scolastici di cui ben 96 risalenti a prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica, vediamo che la messa in sicurezza complessiva, continuando con gli attuali ritmi (18 interventi in quattro anni), si realizzerebbe nei prossimi 150 anni. Lo stesso numero di anni che impiegherebbe Roma per realizzare il necessario adeguamento energetico dei suoi edifici scolastici, che già nel 2014 risultavano aver bisogno di manutenzione urgente (nel 36% dei casi) e che oggi dall’efficientamento energetico potrebbe beneficiare enormemente sia in termini di benessere che di risparmio economico. Per programmare risorse e interventi di questo tipo, occorre in primis, un’anagrafe scolastica affidabile. Eppure oggi l’anagrafe è ancora incompleta (mancano all’appello ben 6.315 edifici, il 15% del totale) e imprecisa (ci sono 14.711 istituti registrati due volte) e riporta una zonizzazione del rischio vecchia, sostituita nel 2003 dall’attuale, complicando la lettura dei bisogni reali. Gli enti locali che hanno risposto dichiarano la necessità di interventi di manutenzione urgenti per il 43,8% del totale nazionale, dato in crescita rispetto allo scorso anno, emergenza che aumenta nei territori del Sud (56%) e nelle Isole (50%) e i tanti soldi messi a disposizione per il miglioramento dell’edilizia scolastica, ben 9,5 miliardi dal 2014, non hanno contribuito efficacemente al raggiungimento dell’obiettivo: solo 4 miliardi sono stati finanziati per la realizzazione di 12.271 interventi, di cui però risultano conclusi solo la metà. L’investimento fatto ha inciso pochissimo sulle riqualificazioni necessarie, con solo 437 nuove scuole e pochi interventi finalizzati all’efficientamento energetico e alle energie rinnovabili (9% del totale pari a 1.054 sui 12.271 totali), e solo 505 interventi di adeguamento sismico (4%). Il maggior numero degli interventi ha riguardato parti non strutturali degli edifici.

di Deborah Villarboito

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