Finché Social non ci separi

C’era una volta, l’album di matrimonio. Probabilmente c’è ancora, certo, e con esso persiste anche la voglia di mostrarlo agli amici, ai parenti, ai familiari. Ai vicini di casa, ai colleghi, al fruttivendolo di fiducia, alla compagna di classe che non vediamo da anni. C’è la voglia, semplicemente, di condividere.
Oggi inseriamo il termine ‘condivisione’ in un binomio la cui seconda parola rappresenta, sicuramente, una piattaforma Social: condividiamo su Facebook, su Instagram, su WhatsApp, su Twitter, su Google+. Non cambia la necessità: quella della condivisione. Cambia il modo, certo: ci adattiamo quindi, com’è giusto che sia, alle evoluzioni del mondo in cui viviamo. Appunto.
Impossibile, in questi giorni, parlare di matrimonio senza pensare a quella che è stata la celebrazione più Social degli ultimi anni: quella che ha visto la fashion blogger Chiara Ferragni e il cantante Fedez diventare autenticamente i ‘Ferragnez’, un’unione ufficiale non solo per i loro follower ma anche per la legge. E, a proposito di follower, c’è da sottolineare che sono state 20 milioni le visualizzazioni fatte sui vari Social (Instagram, in particolar modo) attraverso i quali hanno voluto raccontare il loro giorno speciale.

Hanno voluto, appunto. Forse è bene specificarlo, perché tanti sono stati i giudizi negativi da parte di chi ha commentato il matrimonio in questione, parlando di questi sposi come dei burattini tra le mani del ‘demone Social’ che tutto comanda.
Si è infatti perso, questo è fondamentale, l’aspetto principale: la volontà dei protagonisti di organizzare questa tipologia di festa. Sfarzosa, certo: ma non è forse, questa, una questione semplicemente di gusti? E se è vero che ‘de gustibus non disputandum est’ (traduzione: ‘pensa al tuo, che già fai fatica’), forse bisognerebbe pulire la penna, o meglio, limare le unghie prima di battere sulla tastiera parole al gusto veleno. Perché quello, di gusto, non piace a nessuno.
E la maggior parte di queste unghie che hanno ticchettato sui computer e sugli iPhone, per esporre il proprio parere su questo matrimonio, erano laccate: perché sono stati pochi i commenti da parte degli uomini, che sono ancora impegnati a capire quale fosse la sposa e quale la sorella.

Le donne. Il mondo femminile sa cose del matrimonio dei Ferragnez che neanche i Ferragnez sanno: un paradosso, insomma, al grido del “non me ne frega niente di quel matrimonio” di cui le stesse fanno vanto.

Si è parlato di intimità. Perché “il matrimonio è una celebrazione intima”: per qualcun altro sarebbe intimo anche il proprio fondo schiena, eppure non ti si viene a chiedere come mai il tuo, tu, l’abbia condiviso su Instagram. O forse, a queste provocazioni, effettivamente vi hanno sentito rispondere “è il mio corpo, è la mia vita: faccio quel che voglio io”. Sacrosanto. Ma: appunto.
Non si contano più, poi, i post pubblici in cui l’utente si registra all’ospedale, senza lasciar trapelare niente di preciso sul proprio stato di salute, ma lasciando quell’alone di mistero che porti i suoi contatti a chiedere cosa sia successo: “Te lo spiego in privato”. Ovviamente: è intimo.
Così come non c’è più bisogno di raccontare le proprie vacanze o di specificare da quanti anni si è fidanzati, sposati: è tutto postato sulla propria bacheca. Ma “è la mia storia, è la mia quotidianità: faccio quel voglio io”. Eh.

Sul profilo abbiamo scritto dove siamo nati e dove viviamo, che scuole abbiamo frequentato (no, lasciamo fuori chi ha davvero scritto “l’Università della Strada”), il nome dell’azienda in cui lavoriamo, la nostra data di nascita, i nomi dei nostri figli, l’età dei nostri cani. C’è la nostra faccia, ovviamente; c’è quella di nostra madre, di nostro fratello, c’è quella dei nostri figli anche se bambini (inutile andare a cancellare le fotografie dell’ecografia che avete postato, quando ancora non erano nati: se la ricordano tutti). Ci sono le immagini in bikini e in tuta da sci, quelle in cui si era ubriachi e quelle in giacca e cravatta. E, neanche a dirlo, ci sono anche le fotografie del nostro matrimonio.

E i post: le frecciatine, le soddisfazioni, le delusioni, le conquiste, gli avvenimenti importanti, le emozioni che abbiamo provato. Si scrive tutto (o ci si prova, tempi verbali a parte). Si condivide tutto.
Cosa, allora, è sbagliato condividere? Perché di fronte a una condivisione identica a quella che attuiamo noi tutti i giorni, ci appelliamo a una ritrovata morale dell’intimità?

Ma soprattutto: perché ci si aspetta che sia intimo un giorno così speciale, da parte di due persone che dei Social ne hanno fatto lavoro, quotidianità, vita?
Insomma, questo matrimonio – per carità – s’aveva da fare: in silenzio, però. In privato. Non era, insomma, necessario risvegliare così il solenne fastidio di chi non aveva assolutamente alcun interesse né a conoscere i dettagli di questa cerimonia (a parte il font con cui era scritto “Chiara” sulle scarpe, s’intende) né a mettere in discussione l’importanza della privacy.
Certo, lasciatecelo dire, dai, che per non fregarvene nulla del matrimonio dei due influencer ne avete parlato un po’ troppo. E, perdonateci la sottolineatura, ma l’avete fatto proprio lì: sui Social. Alla mercé di tutti, dove ognuno, ora, può conoscere la nudità del vostro pensiero. Un po’ di intimità, su.

di Sabrina Falanga

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