La grinta di Mara: l’MMA è roba anche da donne!

Mara Romero Borella è la fighter italiana di origine hondureña che ha esordito a UFC. Precisiamo: è la prima donna italiana, terza atleta italiana, ad aver firmato un contratto con l’UFC, ‘Ultimate Fighting Championship’, organizzazione di arti marziali miste statunitense. La UFC è la più importante organizzazione nel campo delle MMA a livello globale. Riempie di rabbia e rammarico che la storia di Mara sia passata in sordina all’interno delle pagine dei giornali italiani. Due donne sembrano abitare la fighter: nella gabbia una guerriera forte, grintosa e inarrestabile, fuori una donna dolce, femminile, gentile. L’esempio vivente che le arti marziali, soprattutto l’MMA non sono ‘una cosa da maschi’, che tra l’altro è una visione che caratterizza il nostro Paese.

1) Quando nasce la passione per l’MMA?

Ho iniziato praticare MMA sei anni fa, però dai 3 anni ho fatto Judo e poi non ho mai smesso di fare arti marziali.

2) Cosa ti piace di più del tuo sport?

Mi piace il mettermi in gioco, l’adrenalina, il dare tutta me stessa, perché in gabbia ci sono io. È un po’ una sfida con me stessa.

3) Come vivi ogni match?

Ne ho fatto tanti di match ma non mi piace fare una lista perché ogni match è fatto a sé. Ogni match ha la sua preparazione e le sue emozioni belle o brutte e proprio quello che mi piace di più è il fatto che ogni match sia fatto a sé. So già a cosa vado incontro, quando mi preparo per un match, ma vado incontro sempre a qualcosa di nuovo.

4) Hai dei soprannomi vero?

Nasco come ‘Kunoichi’ però tutti mi chiamano ‘Maravilla’. Kunoichi è una ninja di sesso femminile ed è quella che è in gabbia. Maravilla è la persona che è fuori con il sorriso e positiva. Kunoichi è la guerriera, però tutti mi chiamano Maravilla, quindi Maravilla sia!

5) Cosa è per te essere la prima fighter italiana in UFC?

Essere la prima fighter italiana in UFC è tanta roba, nel senso che è un onore. Non l’ho metabolizzato subito, ma dopo il secondo incontro mi sono resa conto di essere la prima italiana in UFC.

6) Avresti mai pensato di fare dello sport il tuo lavoro?

No, anche perché, mai avrei pensato di arrivare UFC. Io ho iniziato a fare MMA per riprendere la mia vita normale e quindi fare sport e le mie cose, il fatto che ora sia diventato il mio lavoro no non l’avrei mai pensato anche perché in Italia lavoravo e mi allenavo.

7) Cosa rispondi a chi ti potrebbe dire che lo sport che pratichi “è roba da uomini”?

C’è gente che purtroppo ancora vede questo ma non è vero. La femminilità c’è, non la perdiamo. Con il fatto che sia uno sport di contatto potrebbe sembrare, ma poi dipende sempre come una si pone al di fuori del combattimento, ma il combattere lo fanno tutti sia donne sia uomini, quindi non può essere solo uno sport per uomini.

8) Quante difficoltà ci sono per le fighter donne nell’affermarsi nell’MMA?

Ci sono difficoltà perché in Italia è poco conosciuto in ambito femminile quindi facciamo fatica ad affermarci su questo. Di donne ve ne sono moltissime, parlando di UFC. L’affermarsi è la conoscenza, per me è questo.

9) Ora vivi in America giusto? Ti manca l’Italia?

Ormai vivo qui in America vicino alla palestra a Pompano Beach, in Florida. Mi manca l’Italia perché sono nata e cresciuta lì ma so perché sono qui e quindi questa mancanza la rafforza. Non è una mancanza, mi dà solo più forza ogni giorno, mi ricorda il motivo perché sono qua, perchè ho lasciato l’Italia. In Italia ho la famiglia, mia mamma, mia sorella e mio fratello però qui ho un’altra famiglia e quindi non sono mai sola, anche se certo non è facile.

10) Cosa si impara dalle vittorie?

È una bella domanda, perché di solito si parte dal cosa si pensa delle sconfitte. Dalla vittoria si impara la voglia, la gioia ed il sorriso, il fatto di vincere, di essere soddisfatti. Il fatto di vincere ti dona più carica, più voglia di fare.

11) Cosa si impara dalle sconfitte?

Per vincere bisogna perdere e capire, dalle sconfitte impari a migliorare, impari dove hai sbagliato, impari a conoscerti di più perché nella sofferenza conosci altre emozioni e questo può servire per una crescita. La sconfitta e la vittoria sono emozioni molto simili in realtà, perché quando vinci ridi quando perdi piangi, e non c’è sorriso se non piangi e non piangi se non c’è sorriso, sono strettamente collegate le due cose.

12) Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Tornare in gabbia il prima possibile! Ho voglia di combattere, di mettermi in gioco, di fare, un passo alla volta, voglio raggiungere la scala in alto in alto, sempre più in alto.

di Deborah Villarboito

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