Sono un ragazzo fortunato

La passione che riempie: prima il cuore, poi la quotidianità se si ha il coraggio di fare, della passione, la propria realtà. E Andrea ne è l’esempio: senza rimanere per troppo tempo fermo a pensare a cosa fare e quale strada seguire, comincia a macinare i primi metri sul percorso della passione.
“Mi viene chiesto continuamente come riesca a essere sempre così positivo ed energico. La risposta? Non tutti la capiscono”.
Ed è così che, in maniera totalmente spontanea – come solo ciò che è autentico ci riesce –, riesce a ottenere il massimo da se stesso. Semplicemente seguendo il cuore.
Quello di Andrea Cherchi è un nome che basta pronunciare per avere idea di chi si sta parlando, per iniziare a snocciolare mentalmente tutti gli impegni e i ruoli che l’hanno visto e continuano a vederlo protagonista. Da Vercelli a Torino a Milano, Andrea non ha mai avuto bisogno di una controfigura sul palcoscenico della sua vita e, con dedizione e slancio, è sempre stato il personaggio principale della sua personale commedia. Una commedia divertente, positivamente contagiosa, ispirante. Certo, un ruolo, il suo, che necessita di una certa dose di egocentrismo. Ed è proprio qui che si trova il dettaglio speciale di Andrea: la sua sincerità. Quella sincerità che gli fa ammettere di aver sempre desiderato di ottenere successo – da bravo ‘Gemelli’ – e di poter, un giorno, affermare il suo nome: non per spirito di presunzione ma per la sua incontenibile voglia di divorare ogni cosa che l’esistenza mette a disposizione. Lontano, quindi, da ogni ipocrisia. Vicino, dunque, alla pura essenza di ciò che ognuno è.
“La mia vita sarebbe potuta essere diversa. E con diversa intendo peggiore di quello che, invece, è diventata. Sono grato della fortuna che ho avuto. E la gratitudine è il sentimento che più ti rende sereno: questo è il segreto, non a tutti comprensibile, della mia gioia instancabile”.
Non ha mai fatto segreto della sua esperienza di vita, nonostante si tratti di una storia delicata e che finalmente può essere raccontata senza incontrare gli ostacoli della discriminazione e di una mentalità chiusa: “Sono stato adottato quando ero ancora molto piccolo, non ricordo nulla. Ho alcune immagini tra i miei ricordi, ma non so se sia effettivamente ciò che è successo o se ho lasciato che il mio pensiero fosse influenzato da ciò che mi hanno raccontato. Non ricordo nemmeno il momento in cui mi è stato detto che ero stato adottato: so solo di essere cresciuto con questa consapevolezza. Com’è giusto che sia, d’altronde”.
Un’infanzia felice, spensierata; un’adolescenza piena di divertimento; il Liceo Classico e poi la laurea in lingue. L’esperienza all’estero – prima in Inghilterra e poi in Germania – e il ritorno a Vercelli, quando iniziò a lavorare come giornalista: “Essere ‘figlio adottivo’ non mi ha tolto nulla. Non ho avuto niente in meno rispetto ai miei coetanei. Anzi – dice -, avevo anche più di quanto potessi desiderare”.
Per Andrea essere stato figlio adottivo non è mai stato un problema, “non ho mai subito discriminazioni. Anzi: a volte a discriminarsi sono gli stessi adottati. Sentirsi diversi è una brutta sensazione. E capita a molti di quelli che sono stati adottati. Non sempre è la società a farti sentire così – spiega Andrea -, non è una sensazione che nasce per forza da una discriminazione esterna. Sono emozioni che provi a prescindere. Ecco, io vorrei, attraverso la mia esperienza di vita, far sapere che essere adottati, sì, è una diversità: intendo dire che è un valore aggiunto”.
Andrea è proprio così che considera la sua adozione: un valore aggiunto al suo presente. Una fortuna. “Sono fortunato”: lo dice spesso, durante il racconto della sua vita. Parla di un regalo che il destino ha voluto fargli, per dargli la possibilità di una vita “che non sarebbe stata tale se non fossero arrivati i miei genitori adottivi. Da quando ho deciso di raccontare questa parte della mia vita mi scrivono molte persone, genitori adottivi ma anche figli. Mi parlano dei loro disagi, delle loro difficoltà, nate in particolar modo dalla difficoltà di staccarsi dall’etichetta di ‘adozione’ che si mettono addosso. E io cerco di rassicurarli, di conoscerli anche personalmente. Sono felice di poter condividere con loro quella che è stata la mia vita e ciò che sono ora. Non per vantarmi – dice sinceramente – ma per mostrare loro che hanno tutte le possibilità per arrivare lì dove si sogna di andare. Io ne sono un esempio e sono orgoglioso di poterlo dire, perché tutto ciò che sono riuscito a fare non è stato per il mio cognome o per qualsiasi altro tipo di aiuto: è stato solo per la passione che ho messo in ogni cosa”.
È anche in questo senso che vuole ‘sfruttare’ la sua visibilità: cercando di trasmettere la sua esperienza a chi, per un motivo come il suo o un altro, si sente discriminato, diverso. E non riesce a emergere come, invece, ha avuto lui il coraggio di fare: seguendo il cuore, le sue passioni. La fotografia, innanzitutto, che è stata l’accensione di un motore con cui Andrea è nato. Un amore che gli ha permesso di essere sempre più conosciuto e apprezzato nella sua città, Vercelli, e nei capoluoghi più importanti come Torino e Milano. Una bravura, la sua, che acquista ancor più valore quando spiega che “sono sempre stato autodidatta. Non ho seguito nessun tipo di corso. Il mio interesse per la fotografia è nato quando facevo il giornalista: necessitavo di scatti che rappresentassero davvero l’articolo che avevo scritto. Quindi li facevo io. Da lì, è iniziato tutto…”. Fino ad oggi, un presente in cui Andrea con le sue immagini racconta gli angoli delle città, tramutando la figurazione in pura poesia. Basta osservarle, le sue fotografie: sembrano raccontare aneddoti, profumare della vita che brulica nelle città. Sono in grado di emozionare chi le guarda e di trasportarti lì, come se fossi il protagonista della foto stessa.
E tra le fotografie che, attraverso i Social, condivide con i suoi seguaci ce ne sono alcune più speciali di altre. Quelle, ecco, profumano invece di amore puro e raccontano una storia dolce e rassicurante: quella della sua famiglia. Con sua moglie Erica e sua figlia Vittoria. E la famiglia, si sa, è veramente come una fotografia: un istante che durerà per sempre.

di Sabrina Falanga

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