Una nuova vita grazie al tennis: la storia di Cecilia Castelli

Cecilia. Chi è Cecilia? Cecilia è una ragazza che la vita sta forgiando fin da piccola. La sua adolescenza fatta di tennis, studio e amicizie è stata scossa violentemente. La prematura scomparsa della madre e dei problemi di salute ormai superati sono stati la miccia che poi hanno scatenato l’amore per la vita di questa ragazza. Cecilia Castelli, chi è quindi? Una tennista? Una studentessa? Ce lo spiega direttamente lei dall’America, dove è rinata e sta ricostruendo la sua vita, partendo dalla cosa più importante: la felicità.

1) Quando e perchè hai iniziato a praticare tennis?

Ho iniziato quando avevo 5 anni, mio papà era presidente del circolo, quindi un po’ perché lui era presidente, un po’ perché c’erano i campi estivi, un po’ perchè i miei giocavano a tennis. Ho iniziato a giocare nei campi estivi e poi da lì in avanti ho fatto anche altri sport, ma il tennis mi piaceva ed ero anche abbastanza brava e quindi ho continuato.

2) Cosa ti piace di più del tuo sport?

Ci sono molti punti che mi piacciono del tennis. Innanzitutto è uno sport dove devi usare tutto, non solo corpo e fisico ma anche la testa, devi usare l’intelligenza, è uno sport molto completo. E’ uno sport dove non vince sempre il più forte ma vince quello che sa soffrire, quello che da mettersi in gioco, quello che sa trovare una strategia migliore. È uno sport che ti regala moltissime emozioni, perché quando poi lo pratichi a livelli abbastanza alti, ciò che ti dona a livello di soddisfazioni e delusioni è veramente molto. Ti lascia davvero tanto, e a me ha lasciato un sacco di bei ricordi, momenti passati insieme, con i tornei all’estero dove avevo i miei amici di tutta Italia e quindi era bello anche ritrovarsi. Mi ha veramente fatto incontrare persone fantastiche con il quale sono in contatto ancora ora, che, senza il tennis, non avrei mai incontrato e ritengo molto molto importanti perché mi hanno aiutato a crescere ed erano persone che la pensavano come me, perché a Vercelli i vari ragazzi vedevano la vita in modo diverso mentre ragazzi che facevano la mia stessa vita avevano un altro punto di vista.

3) Perchè la decisione di andare in America?

Fino ai 14 anni ho cercato di diventare una professionista. Ero molto brava e ho fatto diverse finali nei campionati italiani per due anni. Avevo vinto diversi tornei poi per giocare a tennis a livello professionistico. Ma ho lasciato la squadra perchè a me piaceva studiare. Ma non ero pronta per quella scelta. Ho lasciato la scuola, lo stesso anno mia mamma si è ammalata. Tutto questo è successo contemporaneamente e mi ha fato “ sbarellare” completamente. Havuto dei problemi fisici e ho smesso per tre anni di giocare a tennis. A quel punto ho deciso di ritornare alla scuola pubblica, mi sono iscritta alla terza liceo scientifico senza aver mai fatto latino, fisica, chimica, disegno tecnico ecc..sono entrata in terza , mi sono fatta ‘un mazzo tanto’, e sono uscita subito bene con la media dell’8 e quindi ho ripreso subito. Da li ho capito che la mia scelta era quella di studiare. Avevo trovato un nuovo gruppo di amici ma allo steso tempo giocare a tennis mi piace ed avevo fatto così tanti sacrifici quando ero piccola che mi sono detta” non posso buttare via tutto”. Al che ho iniziato sentire dei ragazzi che avevano fatto questa esperienza in America con il tennis e da lì sono andata in quarta liceo in America per uno ‘study abroad’ ed avevo capito che l’America mi piaceva molto. Avevo trovato un ambiente ed un’atmosfera che mi caricavano molto e ho capito che il mio obbiettivo era ottenere una bella borsa di studio tramite il tennis ed andare a studiare in America.

4) Come è stato il trasferimento?

Mi sono appoggiata ad un manager che mi ha aiutato a trovare contatti in America. Cercavo una borsa di studio piena per una buona scuola a livello del business, ma avevo necessità anche di una buona connessione con l’Italia ed infine che fosse in una grande città, così se avessi avuto nostalgia di casa avrei potuto fare tante altre attività. Ed Eccomi qui a Philadelphia alla Temple University, che è una scuola che mi piace tantissimo. Sto benissimo, ho trovato persone ed amici incredibili qui, all’inizio è stato difficile perché non conoscevo assolutamente nessuno, le mie compagne di squadra erano tutte all’ultimo o penultimo anno e quindi vivevano fuori dal campus, e io e la lingua zero. Ho iniziato a sedermi tutti i giorni alla mensa con gente diversa al fine di comunicare e fare nuove amicizie, dovevo costruirmi uno nuovo gruppo. Ero arrivata in America e la cosa bella è che nessuno sapeva chi fossi e potevo inventare la mia personalità, la mia persona, e da lì ho creato una nuova Cecilia, molto più socievole è solare di quella che era in Italia. Ancora oggi me ne accorgo quando ritorno a casa.

5) Ti manca l’Italia? Se sì, che cosa?

L’Italia manca sempre un po’, per mio papà e la mia famiglia però se sei tanto impegnato si passa su. Mi manca il cibo, sì qui trovo qualsiasi cosa, però la qualità del cibo italiano… quando torni a casa senti che stai mangiando cibo diverso! Ma sono tutte mancanze che possono essere colmate. Non sono quelle mancanze che dici sto male tutto l’anno perché non vedo l’ora di mangiare il cibo italiano. Sono piccole mancanze che ogni persona che sta fuori di casa ha. Ora ho anche la mia stanza, fino all’anno scorso dovevo condividerla ed io ero abituata ad avere la mia camera a casa, quello era un po’ pesante. Mi manca la vasca di gelato quando sono stanca a fine giornata e sdraiarmi sul divano a vedere la tele con il mio papà. Sono piccole cose che mancano ma alla quale si può tranquillamente sopravvivere. Ovvio che quando torno a casa sono felice, non è che non mi manchi l’Italia.

6) La vita ti ha messo davanti a delle sfide, che cosa hai imparato dalle difficoltà?

Dalle difficoltà ho imparato tanto e la mia difficoltà più grande non è stata quella di venire in America al college, ma quel momento di vita in cui mia mamma è mancata, le decisioni nel tennis, i problemi fisici. Lì ho imparato tanto ed ho imparato quanto è importante la relazione con le persone e quanto è importante l’aiuto degli altri. Ho instaurato un rapporto con mio padre fantastico durante quei momenti e ho imparato a capire che siamo tutti uguali e che siamo tutti nella stessa situazione e ci dobbiamo aiutare l’uno con l’altro. Ho imparato che se c’è qualcosa che vuoi davvero lo puoi raggiungere, non è impossibile, se vuoi qualcosa alla fine lo puoi raggiungere. Ho imparato che ogni sconfitta non è una sconfitta ma è solo qualcosa che ti fortifica e non lo dico perché sono cose che dicono tutti ma sono cose che alla fine l’esperienza mi ha fatto testare che sono realmente vere. Ho imparato che se si chiude una porta veramente si apre un portone, quando qualcosa va male ti sembra che il mondo sia finito, ma devi solo guardare avanti, c’è un’altra situazione che arriva dopo un minuto se tu sei li pronto ad accoglierla. Le difficoltà nella vita sono più della metà della nostra vita stessa e se non le mettiamo in conto e se non siamo disposti a riceverne alla fine la nostra vita sarà quasi un mezzo fallimento.

7) Cambieresti qualcosa della tua vita vissuta finora?

Nella mai vita che ho vissuto fino ad ora cambierei gli anni dai 12 ai 14 anni. In realtà non so se la cambierei. La mia vita quando ero piccina era fantastica, io ancora adesso quando vedo le foto di quando ero piccina dico che vorrei tornare a quei tempi. La mia vita alle medie era fantastica perchè andavo giocare a tennis, ero forte, potevo vivere solo di quello. Gli ultimi anni di medie e i primi di liceo forse non ero più protagonista della mia vita. Ecco un’altra cosa che ho imparato che devi essere sempre protagonista della tua vita, non può essere nessun altro a determinare le tue scelte, nel senso che se tu hai la tua vita , non la puoi fare vivere dagli altri. In quel periodo ero “succube” e un po’ vittima delle persone che mi stavano attorno, che erano persone meravigliose e volevano il mio bene, ma non riuscivo mai a dire di no o dire il mio punto di vista al mio allenatore, al mio papà. Avevo l’idea che mi volessero bene solo perché ero una giocatrice di tennis, ma era assolutamente una grandissima stupidata. In quello momento avessi avuto la forza di scegliere per me stessa avrei fatto scelte diverse e non lo so forse a quest’ora potevo essere ancora in campo e pensare di diventare professionista ma la scelta, quello che ho vissuto da quando ho cambiato la mia persona, da quando mi sono trasformata, mi fortifica ogni giorno e di quello non potrei più cambiare mezzo secondo.

8) Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Ho tanti sogni, non smetto di sognare un secondo, che è qualcosa che finalmente ho cominciato a fare perché quando ero in Italia non succedeva più. Ho tanti sogni dal punto di vista lavorativo, mi piacerebbe, lavorare per una società americana, muovermi in giro per il mondo , lavorare in ‘global team’, essere la persona incaricata di scoprire le culture il mercato degli altri paesi al fine di sfondare in quel mercato o se no mi piacerebbe di diventare agente di un atleta del tennis, visto che alla fine ho ancora molti contatti e quindi mi piacerebbe continuare da quel punti di vista. Il mio obiettivo è di continuare come sono, cioè sempre carica a mille e non smettere mai di sognare ma soprattutto di essere felice. Se sono felice è tutto quello che a me importa. In più sto iniziando un mio piccolo business, perché abbiamo una casa di famiglia in Grecia e ho deciso di affittarla. Mio papà mia ha dato il permesso ma non vuole avere nessuna grana da casa, quindi mi devo organizzare devo capire come muovermi, trovare le persone di riferimento là, una sorta di mini sfida che secondo me ci può stare come inizio. Altri obiettivi? Beh, finire il college e cercare di capire la persona che voglio essere.

di Deborah Villarboito

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