Criminalità organizzata siciliana: la relazione semestrale della Dia sulla mafia

Tentativi di alleanza tra diversi consorzi mafiosi e riorganizzazione interna della criminalità organizzata siciliana. Questo segnala la Direzione investigativa antimafia (Dia) nella relazione semestrale (luglio – dicembre 2017) presentata al Parlamento. “La scomparsa di Salvatore Riina costituisce, in tale contesto, un elemento da tenere in debita considerazione perché foriero di sviluppi ancora non ben delineabili”.

Spiega la Dia: “L’esistenza in vita di un capo carismatico anche se anziano e ammalato, detenuto al regime speciale di cui all’art. 41 bis ha, infatti, ostacolato la riattivazione dell’organismo decisionale centrale di Cosa Nostra e, conseguentemente, l’esercizio di strategie comuni di lungo periodo. Dopo il 17 novembre è quasi automaticamente iniziata una nuova fase di riassetto degli equilibri, nel cui ambito è ragionevole supporre che possa persistere la tendenza, sedimentatasi negli ultimi decenni nella parte occidentale dell’Isola, che ha finora visto cosa nostra trapanese e agrigentina agire in sostanziale sintonia con le famiglie palermitane, le cui dialettiche interne potrebbero così continuare a influenzare l’intera struttura, sia sotto il profilo della gestione degli affari illeciti più remunerativi, sia con riferimento alla guida dell’organizzazione”.

Fondamentale è la figura del latitante Matteo Messina Denaro, “la cui leadership appare ancora valida all’interno della provincia di diretto riferimento. Allo stato, cosa nostra palermitana continua ad attraversare una fase di transizione e di rimodulazione, sforzandosi di conservare una struttura unitaria e verticistica, anche per massimizzare, per quanto possibile, i profitti derivanti da un “paniere” di investimenti certamente meno rilevante rispetto al passato. A tal fine, nell’ultimo periodo, ciascun mandamento sembra avere acquisito una maggiore autonomia, funzionale a garantire un sufficiente livello di operatività soprattutto in quelle aree ove le attività investigative si sono rivelate più penetranti. Non è escluso che il riassetto in atto possa, nel medio-lungo termine, produrre riflessi sull’esatta competenza territoriale delle famiglie e, soprattutto, dei mandamenti, ora improntati a schemi meno rigidi rispetto al passato. Il tutto, ferma rimanendo la volontà di preservare e ribadire la tradizionale fisionomia di un’organizzazione dotata di una struttura di raccordo sovra-familiare caratterizzata da una diffusa rete di relazioni di potere che, nel perseguire una metodologia operativa di basso profilo e mimetizzazione, rimane tuttavia dotata di vitalità e di una notevole potenzialità offensiva, oltreché di una sempre diffusa ramificazione nel territorio ove continua ad esercitare ingerenze sugli apparati politico-amministrativi locali”.

A questo proposito, vengono segnalati gli scioglimenti per infiltrazioni mafiose del Comune di Borgetto (Palermo) e degli organi elettivi del Comune di Castelvetrano (Trapani). “L’organizzazione appare pertanto muoversi sia nella direzione del controllo del territorio, nelle aree già storicamente asservite al potere mafioso, sia nella sfera affaristica degli ambienti economico-finanziari, anche internazionali, agendo, per quanto possibile, nel massimo silenzio per riciclare capitali illeciti e accaparrarsi risorse pubbliche. Cosa nostra si sarebbe, tra l’altro, specializzata nella fornitura di beni e servizi in favore dei committenti più vari, principalmente Enti locali e imprese, adattandosi in funzione della domanda del territorio e proiettandosi, così, verso mercati illegali a più basso impatto criminale”.

La mafia ‘moderna’ tende a evitare il ricorso a minacce o intimidazioni, privilegiando la ricerca di patti basati sulla reciproca convenienza. Naturalmente, “con la compiacenza di pubblici funzionari”. I settori attaccati più spesso sono quelli dello smaltimento rifiuti, della manutenzione del verde, della ristrutturazione di edifici scolastici e del rifacimento di strade. “La modalità di infiltrazione è, generalmente, basata sulla giustificazione fornita da inesistenti circostanze di somma urgenza e necessità, che impongono affidamenti diretti, consentendo di evitare le più rigorose procedure concorsuali ordinarie”. La Dia, tra i settori più pericolosi e che fanno gola alla mafia, segnala il trasporto marittimo, “destinatario di ingenti finanziamenti pubblici, anche comunitari”.

Non è comunque andata definitivamente in soffitta la mafia delle pressioni, anche violente, delle estorsioni per il controllo del territorio. “Estorsione perpetrata in danno di operatori economici dei più svariati settori, ivi compreso il comparto agricolo e il relativo indotto. Non di rado, l’estorsione risulta precedere attività usurarie, subdolamente finanziate all’acquisizione di imprese ed esercizi commerciali”. Gli incendi e l’esplosione di colpi d’arma da fuoco sono i due ‘reati spia’ che indicano la punizione per chi non ha pagato il pizzo.

Prosegue la relazione: “Fra le attività preferite dalle consorterie per aumentare i propri guadagni è, inoltre, ampiamente praticato il lucroso business delle scommesse, spaziando dalla gestione delle sale giochi fino alle competizioni non autorizzate. Non priva di significato appare, in questo contesto, la chiusura dell’Ippodromo di Palermo ove, tra l’altro, sarebbe emerso anche il condizionamento delle famiglie sulla gestione di alcuni servizi. Tra le principali “voci attive” del bilancio mafioso permangono ancora, ovviamente, gli introiti provenienti dal narcotraffico, mercato remunerativo che comporta, per esigenze di approvvigionamento, la necessità di entrare in contatto, come era già emerso nel primo semestre del 2017, con altre consorterie sia italiane che straniere. Da rilevare, infine, come, tra la manovalanza utilizzata dalle consorterie per il confezionamento e le attività di consegna dello stupefacente, siano stati impiegati, in taluni casi, giovanissimi minorenni: un coinvolgimento che appare sintomatico di una più generale situazione di degrado culturale, ove il disvalore dell’atto illecito non solo non viene percepito ma diventa, addirittura, passaggio necessario per il raggiungimento della “maturità” criminale”.

di Alessandro Pignatelli

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