Il caffè indigesto

A volte sono fermamente convinta che sopra l’Italia sia caduto un asteroide, per giunta bello grande. In seguito, gli alieni hanno invaso il Bel Paese ripopolandolo alla bene e meglio per sopperire alla fuga dei cervelli. Un inquietante morbo affligge, infatti, da anni lo Stato della Belle Epoque: la “lamentite”, sterile e vuota insaporita altresì da una buona dose di ignoranza. Starbucks apre a Milano e sui social, sui giornali e nei bar, si scatena il putiferio. La lamentite la fa da padrona ancor più di Darth Vader nell’Impero colpisce ancora: scandalo, sacrilegio, affronto: qualcuno salvi il made in Italy dalla barbara invasione americana. Peccato che, quell’invasione, abbia dato un lavoro a trecento italianissimi e che al suo interno siano presenti prodotti tricolori top di gamma. Da un’altra prospettiva, invece, si potrebbe pensare che gli alieni ci abbiano messo nuovamente lo zampino: quale essere umano, infatti, può pensare di fare una coda di oltre tre ore per bere un cappuccino, oltretutto sotto la pioggia? Manco in strada fossero scesi Higuain e Icardi a macinare il caffè prima del derby. Eppure Milano val bene uno Starbucks. E per un colosso che apre, un negozio che chiude anche se solamente per 24 ore. Parliamo della controversia proposta di Di Maio di rendere obbligatorie le chiusure domenicali per gli esercizi commerciali. Servirà davvero questa legge a rendere l’Italia un Paese più felice? La ripresa dell’economia tricolore è sulle spalle delle saracinesche abbassate? Ai posteri l’ardua sentenza sorseggiando, perché no, un bicchierone di oro nero.

di Michela Trada

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