Il crimine organizzato, parla l’esperto: in cattedra il Professor Enzo Ciconte

Considerato uno fra i massimi esperti in Italia di crimine organizzato, il professor Enzo Ciconte ci delinea la situazione italiana. Dal 2013 insegna “Storia delle Mafie Italiane” al Collegio S. Caterina dell’Università di Pavia e ha realizzato numerosi studi relativi al meccanismo di penetrazione delle mafie al nord, ai rapporti tra criminalità mafiosa e locale e alle attività mafiose nei nuovi territori ed è stato consulente della Commissione parlamentare antimafia per undici anni a tempo pieno (1997-2008) e a tempo parziale dal 2010.

1) Come opera il crimine organizzato nel 2018? Gli ambiti sono sempre gli stessi?
Grossomodo sono gli stessi. Sono sempre ambiti che riguardano affari illeciti, prima di tutto la droga, che continua a farla da padrona e poi tutta una serie di attività legate all’economia illecita e criminale. Questi sono i settori che sono sempre in espansione, perché credo che si debba tenere conto di una situazione che spesso sottovalutiamo: i mafiosi non si fermano ad un semplice attività economica, loro puntano a fare soldi, quindi qualsiasi attività possa produrre denaro per loro va bene. Si, vi è un aggiornamento di queste associazioni a delinquere, ma non un abbandono di quelle attività tradizionali. Facciamo un esempio, se lei è nata in un paese e poi va ad abitare nella grande città, normalmente il paese lo abbandona, ci va una volta ogni tanto. Nella mafia il meccanismo non è così. Per essere più chiaro ancora: se noi queste intervista l’avessimo fatta 30/40 anni fa, avremmo parlato di agricoltura, perché all’epoca l’Italia del Mezzogiorno era una realtà agricola e quindi l’agricoltura era di fatto il campo privilegiato dalle mafie. Oggi, l’agricoltura, se lei sente chiunque parli di mafia, generalmente viene messa in secondo piano, invece non è così. Cioè la mafia l’agricoltura non l’hai mai abbandonata, si è spostata ma non l’ha mai abbandonata, quindi ancora oggi fanno affari nei settori dell’agricoltura e questo spiega che accanto a questo elemento antico della presenze mafiose, ci sono anche presenze nelle nuove tecnologie, nel senso che anche loro usano Instagram, Facebook, WhatsApp ,tutte le possibilità che offre oggi la tecnologia e contemporaneamente utilizzano specialisti in questa materia per spostare soldi riciclati e mandargli all’estero.

2) Realtà e finzione: le rappresentazioni cinematografiche quanto sono veritiere?
Quanto sono veritiere? Poco. Nel senso che, ad esempio, ‘Il Padrino’ è la più grande invenzione che sia stata fatta per quanto riguarda la mafia. Che influenzino le persone è probabile, non vi è dubbio alcuno, danno un’ immagine, un’idea e costruiscono una percezione, questo è indubbio, Poi vi sono film e film, quelli che influenzano in senso positivo, penso ai primi film su Giuliano che era un bandito ed un mafioso che nessuno conosceva bene, però quello era un personaggio grande. Poi vi sono i film che possono produrre imitazioni, da Romanzo Criminale a Gomorra anche se, ovviamente, gli autori, quando fanno questi film, a tutto pensano tranne che a creare imitazioni, però i giovani a volte trovano in queste rappresentazioni filmiche delle attrazioni.

3) Quanto è stretto il legame tra popolazione e crimine organizzato?
È stretto evidentemente dalle rappresentazioni cinematografiche, ormai tutti vanno a vere questi film, questo crea alterazione. Forse perché vi è un elemento di convenienza. I mafiosi sono affascinati da questi film che rappresentano tutto questo che succede al Sud e non al Nord. La cosa più incredibile, le racconto un episodio di qualche anno fa, che è emerso dal ‘Processo Emilia’ a Reggio Emilia: una donna della borghesia bolognese, quindi non aveva nulla a che fare con la Calabria, lavorava in uno studio finanziario; quindi un personaggio importante nell’ambito finanziario bolognese, incontra un ‘ndranghetista, Nicolino Grangalacri che è il capo riconosciuto della ‘ndragheta di Reggio Emilia con una appendice molto forte in provincia di Crotono. Beh, questa signora incontra questo personaggio per un paio d’ore, finito l’incontro telefona al marito in modo entusiasta: “Tu non sai chi è venuto nel mio studio! È venuto uno che non può nemmeno uscire di casa perché deve uscire protetto perché rischia di essere ucciso per venirmi a trovare!”. Cioè era affascinata perché un capomafia era andato nel suo studio a proporgli delle attività economiche. Il fascino nei confronti dei mafiosi c’è e riguarda molti imprenditori del Nord.

4) Il Crimine organizzato e il Nord Italia: quanto è radicato?
È chiaro che un paragone non può essere fatto con il Sud. Il Sud ha questa presenza mafiosa da due secoli, il Nord ce l’ha da qualche decennio, da dopo gli anni 50 in poi. È una presenza, quella al Nord, molto forte, radicata, ben impiantata e robusta perchè negli anni passati non si è fatta la lotta seria di denuncia della presenza mafiosa al Nord, anzi si negava la sua presenza, si diceva che non era vero. Quindi è chiaro che in questi condizioni questi hanno dilagato.

5) Quanto è stretto il legame tra crimine organizzato e Stato?
Stato è un termine generico. Stato vuol dire anche carabinieri, magistrato e carabiniere che rappresenta lo Stato. Il legame c’è con uomini politici, parlo di uomini non di partiti, con uomini delle istituzioni e poi vi sono legami anche forti con le forze dell’ordine. Intendiamoci, le mafie vanno avanti se hanno rapporto con la politica perché lì trovano protezione molto forte diretta e indiretta, i rapporti sono stati e continueranno ad esserci perché gli uomini politici non capiscono che i voti li devono procurare sulla base delle proposte che fanno, del consenso che ricevono non per i rapporti con la mafia, perché è dimostrato che, ogni volta che i politici hanno avuto rapporti con i mafiosi, hanno avuto rapporti di sudditanza nei confronti dei mafiosi e anche di ricatto da. Non si può pensare di entrare in rapporto con la mafia e farla franca.

di Deborah Villarboito

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