Il decreto europeo sul copyright è legge: censura o vittoria?

E’ passata al Parlamento europeo la legge sul copyright, respinta una prima volta lo scorso 5 giugno e ieri approvata con emendamenti che ne modificano sostanzialmente il testo. Sono stati 438 i voti a favore, 226 i contrari, 39 le astensioni. I colossi del web, tra cui Google e YouTube, ma non solo, saranno obbligati a condividere i guadagni con artisti e giornalisti se vorranno pubblicare articoli, testi o foto dei siti d’informazione e dei giornali.

La legge vuole tutelare musicisti, artisti, interpreti, sceneggiatori, editori e giornalisti. Se il lavoro di una di queste categorie viene utilizzato da YouTube, da Facebook, e in generale, da aggregatori di notizie come è Google News, le stesse piattaforme dovranno sborsare un po’ di euro. Un esperimento che in Spagna è miseramente fallito, visto che proprio Google News ha deciso di chiudere i battenti piuttosto che pagare per pubblicare le notizie (e le testate giornalistiche hanno perso in visibilità). Con le nuove disposizioni, solo la semplice condivisione di collegamenti ipertestuali (hyperlink) agli articoli, insieme a ‘parole individuali’ come descrizione, è possibile senza un accordo economico. Se i link sono accompagnati da descrizioni che appagano gli utenti, avremo il caso degli snippet (ossia, foto e breve testo di presentazione di articoli), coperti da copyright. Pubblicabili dalle piattaforme solo dietro pagamento dei diritti agli editori.

C’è chi ha parlato di censura (Luigi Di Maio e il Movimento 5 Stelle, che hanno votato contro in Parlamento), chi invece ha accolto con favore il nuovo decreto, che ogni Paese dell’Unione Europea ora dovrà adottare. Come il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani: “Questa è una vittoria per tutti i cittadini”.

Non sono previsti filtri sui contenuti, ma collaborazione tra piattaforme e detentori del diritto d’autore, “concepita in modo da evitare che colpisca anche le opere che non violano il copyright”. Ogni piattaforma web avrà l’obbligo di istituire meccanismi rapidi di reclamo, con dietro allo schermo persone e non algoritmi, che possano presentare ricorso contro l’ingiusta eliminazione di un contenuto già pubblicato. Sono escluse dalla legge sul copyright le enciclopedie online che non hanno fini commerciali, come è il caso di Wikipedia. Così come le piattaforme di condivisione di ‘software open source’, vedi GiHub. Escluse, infine, le micro e le piccole imprese del web.

Infine, autori e artisti quanto potranno percepire a titolo di remunerazione? Potranno richiedere un pagamento supplementare per lo sfruttamento delle loro opere qualora il compenso corrisposto originariamente fosse considerato troppo basso, ossia sproporzionato rispetto ai benefici che ne derivano.

di Alessandro Pignatelli

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