La mafia nel cinema: la tesi universitaria di una ragazza olandese

La mafia. Il cinema. La mafia nel cinema. Tanti i film sul fenomeno, tante le serie tv che affrontano la piaga italiana (ma non solo nostrana). Nel 2001, una ragazza olandese, Eleonore Pauline Johannette Ninck Blok, decise di laurearsi in Lingua e Letteratura Italiana proponendo una tesi dal titolo molto particolare: “Indagine sull’immagine cinematografica della mafia”. Particolare perché Eleonore, che da 17 anni vive in Umbria, ha analizzato il modo diverso di proporre Cosa Nostra dai registi italiani e da quelli americani.

L’abbiamo sentita per Il Cosmo: “Mi sono laureata in Olanda, ma ho scelto due argomenti che mi interessavano: la mafia e il cinema. Perché? Probabilmente grazie a Il Padrino, che mi aveva incuriosito parecchio”. Il capolavoro di Francis Ford Coppola non poteva lasciare indifferente chi studiava, dall’estero, il nostro Paese sotto tutti i punti di vista. Lo vivisezionava.

Quali sono le differenze principali tra la mafia di Hollywood e quella nostrana? “Il cinema Usa propone una versione più romantica dei mafiosi, quello italiano più realistica. I film dei registi americani sono più allestiti, più spettacolarizzati. Sì, penso che il ‘più’ davanti sia la maggiore differenza tra una pellicola americana e una del Paese in cui ora vivo”. Del resto, dice Eleonore, “negli Stati Uniti si tende a romanticizzare un po’ tutti i generi cinematografici”.

Tornando a discorrere di nuovo di mafia in senso stretto, “la nascita del fenomeno è stata diversa nei due Paesi che ho messo a confronto. E anche il modo di operare differisce”. Proprio Il Padrino mette in luce un boss “più protettivo. Cosa Nostra è quasi un modo per unire gli italiani che sono emigrati”. Svela Eleonore: “Avevo letto prima il libro, quando sono entrata in sala per guardare la storia ho scoperto che erano riusciti a trasmettere le stesse emozioni. Due capolavori”.

Interessante scoprire anche come veniva visto il fenomeno mafioso all’estero: “Quando vivevo in Olanda, leggevo molto sull’Italia. Ma non c’erano le fonti d’informazione che ci sono al giorno d’oggi, specialmente internet. Ero costretta ad andare in biblioteca, a ordinare i libri o ad acquistarli, e non sempre si trovavano. Oggi ho la possibilità di fruire di un’informazione più reale. E, in più, vivo nel Paese di cui leggevo all’epoca. Quindi sì, la mia percezione della mafia si è modificata. Sui giornali olandesi se ne parlava, ma era un argomento di ‘passaggio’”.

Facciamo un gioco: Eleonore regista di un film sulla mafia: “Lo ambienterei probabilmente a Roma, città che mi piace molto. In Sicilia sarebbe troppo banale. Venti anni fa vedevo il capo di Cosa Nostra come un personaggio non solo cattivo, ma anche buono. Come ho già detto, avevo una visione più romantica del boss. Il Padrino ispirava pure simpatia. Lo rappresenterei in questo modo. E penso che, in conclusione, lo farei morire”.

L’originalità della storia di una ragazza olandese che studia Italiano e scrive una tesi sul cinema e la mafia sta anche nell’ultimo concetto: “La percezione di un fenomeno è diversa se letta in una lingua piuttosto che in un’altra. Dicono che crescendo bilingue, per esempio sapendo l’inglese e l’italiano, possa risultare più facile capire la matematica in olandese. È uno strano fenomeno che coinvolge la mente umana”. A proposito, ma in Olanda c’è la mafia: “Ai miei tempi c’era qualcosa di simile, ma non aveva origini italiane. C’erano molti immigrati, specialmente dal Marocco, ed erano alcuni di loro per noi i mafiosi”.

di Alessandro Pignatelli

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