La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo – Audrey Niffenegger

Quei lettori che credono che le storie d’amore siano necessariamente scontate, potranno ricredersi con questo romanzo del 2003. Qui, infatti, la relazione tra i due protagonisti è segnata da un elemento peculiare: i viaggi nel tempo. Tale capacità del protagonista maschile rende la trama tutt’altro che lineare e banale: i protagonisti si incontrano in momenti inattesi, con età diverse, addirittura creando più volte dei paradossi.

Infatti, quando la protagonista femminile Clare Abshire incontra per la prima volta Henry DeTamble nel presente, lui non la conosce, mentre lei sì grazie ai numerosi incontri avvenuti in quello che per lei è passato, ma per lui è il futuro. Complesso? Forse, ma la scrittura dell’autrice, che spazia tra i due punti di vista in prima persona, è capace di rendere il tutto nel complesso facilmente fruibile.

Fulcro del romanzo è proprio la capacità del personaggio Henry DeTamble di viaggiare nel tempo, grazie a un’anomalia genetica. Più che di un super-potere alla Marvel, si tratta però di una seccatura se non di un pericolo per lui. Il protagonista non può infatti decidere quando e dove viaggiare nel tempo. Gli succede involontariamente, quando è stressato, e la destinazione è sempre una sorpresa: sia per quanto riguarda il come che per il quando, visto che può viaggiare sia nel passato che nel futuro. Inoltre, nei viaggi nel tempo non può portare nulla con sé: si materializza quindi nudo e senza beni di alcun genere, cosicché deve ingegnarsi per procurarsi abiti, cibo e un riparo. La situazione, insomma, lo espone a enormi rischi. E com’è la vita per chi gli sta a fianco? Cosa significa essere “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”?

Un romanzo piuttosto unico nel suo genere, capace di fondere gli elementi del fantastico con la vita quotidiana. Consigliato a chi non ha paura di rompere gli schemi che imbrigliano i generi letterari.

di Fabiana Bianchi

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