Libera, parla Francesca Rispoli: “Questa mafia è più difficile da riconoscere”

“Lo Stato deve essere più incisivo nei processi in cui si parla dei legami tra la mafia e la corruzione”. Francesca Rispoli fa parte dell’ufficio di presidenza dell’Associazione Libera, che si batte contro il fenomeno mafioso. Quella dei processi è una delle battaglie attualmente in corso. Ma non è l’unica: “Vogliamo dare una nuova vita a chi decide di scappare da una famiglia mafiosa e non è un collaboratore di giustizia. Sono persone che vogliono allontanarsi, ma che non possono cambiare generalità. Abbiamo già raggiunto diversi risultati, grazie alla collaborazione con numerosi tribunali. Già tanti sono riusciti a rifarsi una vita, scegliendo di cambiare”.

Libera nacque il 14 dicembre del 1994: “Cartello di associazioni contro le mafie”. Voluta da don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele. Oggi, a distanza di 24 anni, il lavoro fatto è stato tanto. Ma da fare ce n’è ancora moltissimo, come sottolinea Rispoli: “Libera ha preso posizione prima ancora che il decreto legge anticorruzione approdasse in Parlamento. Se all’inizio siamo stati critici, alcune modifiche inserite all’interno del decreto sono andate incontro ai nostri desideri. Ora serve in particolare la semplificazione normativa: è questo che chiediamo ai politici”.

La mafia silente non è meno pericolosa di quella della stragi. Francesca Rispoli lo sottolinea: “Le nuove mafie entrano in contatto con imprenditori puliti, che purtroppo a causa della crisi hanno forti problemi di liquidità. Quindi, Cosa Nostra oggi è anche più pericolosa. Non assistiamo più a episodi plateali di estorsione come può essere un incendio, ma è più facile che ci si pieghi a pagare il pizzo. Questa mafia è più complicata da riconoscere”.

C’è spazio anche per parlare delle scorte. Quella al Capitano Ultimo è stata eliminata da poco. All’uomo che arrestò Totò Riina: “Ci sono organi preposti che prendono queste decisioni. Non è tanto una questione di quanti anni sono passati dal fatto, ma di pericolo tuttora esistente. Si sente spesso dire che le scorte costano tanti soldi. La nostra posizione è che non si debba risparmiare sulla protezione di cittadini che hanno fatto il loro dovere. Si possono attuare dei risparmi altrove”.

Libera è capillarmente presente sul territorio, ma non c’è mai fine alla voglia di combattere la criminalità organizzata. Ecco perché Francesca Rispoli spiega come fare per entrare in contatto con l’Associazione: “Oltre al tesseramento, per i più giovani c’è l’opportunità di impegnarsi in un campo di volontariato. Si passa una settimana in un bene confiscato, in un luogo simbolico per capire cosa vuol dire ripulire il Paese dalle mafie. È un’esperienza che segna, che io consiglio. Ognuno, sul proprio territorio, può cercare qual è la sede più vicina di Libera, trovare il presidio scolastico o della comunità. Infine, il singolo cittadino può partecipare a iniziative pubbliche, dibattiti e assemblee”. Seguendo quello che è diventato un po’ il motto contro l’illegalità. Autore: don Ciotti: “Libertà, giustizia, verità, impegno”.

di Alessandro Pignatelli

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