Mafia 2.0: appalti, riciclaggio e droga, ma lo Stato nel 2018 è passato al contrattacco

La mafia del 2018 opera infiltrandosi nelle amministrazioni di piccoli Comuni italiani. Siamo già a 20 quest’anno, perlomeno quelli che sono stati scoperti e per i quali è stato deciso il commissariamento da parte del Governo. L’ultimo in ordine di tempo è Siderno, in provincia di Reggio Calabria. ‘Avviso pubblico’, un’associazione di enti locali per la formazione civile contro le mafie, fa sapere che si tratta di un fenomeno in crescita. Del resto, i numeri non mentono: in tutto il 2017, erano stati sciolti 21 Comuni per infiltrazioni mafiose. Dal 1991, quando è stato introdotto questo provvedimento, sono stati emanati 316 decreti di scioglimenti (25 annullati) più 168 proroghe di provvedimenti precedenti. Il Sud è naturalmente la zona migliore per Cosa Nostra: il 92 per cento infatti si concentra tra Campania, Sicilia e Calabria. Ma ci sono casi come quello di Bardonecchia, in provincia di Torino, che è stato il primo caso al Nord, nel 1995. Dal 2011 c’è stato il commissariamento di Enti locali in Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna e Lazio.

 

Come è riuscita a infiltrarsi al Nord la piaga mafiosa? Secondo Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, “inizialmente la ‘ndrangheta si è inserita nel tessuto economico prestando soldi agli imprenditori in difficoltà che non trovavano le risorse attraverso i circuiti legali. Poi ha iniziato a investire in aziende non in crisi; queste, grazie alla mafia, hanno trovato accesso facilitato proponendo prezzi più bassi. I mafiosi, poi, votano e fanno votare. L’interesse oggi verso un sindaco o un assessore piuttosto che un parlamentare è alto. Perché? Perché i Comuni sono diventati importanti centri di spesa”.

Che la mafia abbia cambiato strategia è chiaro ormai a tutti. Il capo della Polizia Franco Gabrielli dice: “Cosa Nostra c’è, ma opera con diverse modalità. Il fatto che per fortuna non ci siano manifestazioni violente non significa che la mafia abbia abbassato la guardia. Ha cambiato strategia, ma non per un libero convincimento, bensì perché c’è stata una risposta forte delle istituzioni e soprattutto della società civile. In questi anni, Cosa Nostra si sta attrezzando e continua a fare i propri interessi. L’emergenza va oltre i confini siciliani”. E ancora: “Un’eccessiva rappresentazione quasi edulcorata del passato che si milita al solo scoprire lapidi, come se sia ormai qualche cosa che appartiene al passato, sarebbe un rischio da non correre. Infine: “E’ ovvio che l’attività delle mafie ha assunto un andamento carsico ed è molto più complicato accertare e individuare le responsabilità oggi”.

Il discorso, dunque, si sposta su cosa stia facendo e su costa abbia fatto lo Stato in questi mesi per fronteggiare la Mafia 2.0. Nel mese di agosto, la Dia di Palermo ha sequestrato 150 milioni di euro in base al provvedimento emesso contro Angelo e Giuseppe Ingrassia, personaggi ritenuti vicini a Cosa Nostra. L’indagine riguarda le infiltrazioni mafiose all’interno del mercato ortofrutticolo della città palermitana. Grazie all’influenza della famiglia Acquasanta. Che determinava il prezzo dei beni in vendita, controllava il trasporto su gomma e i centri di approvvigionamento. Gli Ingrassia, da parte loro, erano proprietari di diversi stand al mercato.

A inizio settembre, invece, è stato arrestato l’uomo che uccise l’imprenditore agrigentino Diego Passafiume nel 1993. Quest’ultimo non si era piegato alle regole delle cosche mafiose che volevano la spartizione dei sub appalti nel movimento terra e nel trasporto di inerti. L’arresto è stato reso possibile dalle dichiarazioni di un pentito. L’arrestato è Filippo Sciara, affiliato alla famiglia di Siculiana e famoso per essere rimasto coinvolto pure nel sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo.

Si lavora anche sull’estradizione di boss. Come quello di Carini, Freddy Gallina, che tra un paio di mesi sarà in Italia e che rischia l’ergastolo per l’omicidio di tre persone. Attualmente si trova negli Stati Uniti: nel 2017 fu fermato a New York, dove era arrivato clandestinamente dal Canada. A Ferragosto, il ministro degli Interni Matteo Salvini, così ha fatto il punto sulla lotta alla mafia: “In Calabria sono triplicati gli arresti di mafiosi. Dal primo agosto del 2017 al 31 luglio 2018 sono stati 1.662, tra i quali 52 latitanti di massima pericolosità”. Ma anche ad agosto non si sono fermate le forze dell’ordine. In Calabria, è stato preso Luigi Abruzzese, latitante di 29 anni e irreperibile dal 2015. Era stato inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi, a capo dell’omonima cosca della Sibaritide. È stato condannato in appello a 20 anni per traffico di droga ed è destinatario di una misura cautelare sempre per droga.

All’inizio del mese di agosto, a Bergamo, le manette erano scattate ai polsi di Simone Cuppari, pure lui boss della ‘ndrangheta. A capo della ‘ndrina di Brancalone, operava in particolare nel Teatino e comandava il mercato della droga. Su di lui pendeva una condanna a 28 anni per traffico di droga.

Abbiamo lasciato l’ultimo spazio per la mafia di Roma. Con i Casamonica costantemente sulle pagine dei giornali. Ma è tutto il Lazio ad avere una forte presenza della criminalità proveniente in particolare dalla Calabria. “A Roma si rileva l’operatività dei sodalizi legati ai Mancuso, attivi nell’acquisizione di attività commerciali e imprenditoriali, allo scopo di riciclare capitali nei settori della ristorazioni e delle acquisizioni immobiliari”. A sud di Roma, tra Spinaceto e Tor de’Cenci operano le cosche di Crotone Arena e di Reggio Calanria Bellocco, Piromalli e Molé. E ancora: Mazzagatti, Polimeni e Bonarrigo di Oppido Marmetina, nel reggino. Le cosche Pelle, Pizzata e Strangio e i Muto di Cetraro (Cosenza) sono nella capitale e si occupano del business dell’usura, dell’estorsione, delle rapine, del traffico di droga e di armi. In combutta con pregiudicati romani.

Ma a Roma c’è pure la mafia siciliana. Che si interessa di edilizia, ristorazione, sale da gioco e agroalimentare. I soggetti arrivano dalla famiglia Rinzivillo di Gela. E la camorra? I vertici di Pagnozzi e Senese vivrebbero proprio sotto il Cupolone, ma gli interessi arrivano a Frosinone. I Casalesi operano a Latina per riciclare il denaro e far arrivare la droga dalle zone d’origine. Nel corso del tempo, è stata accertata l’operatività di Di Lauro, Giuliano, Polverino, Licciardi, Contini, Mariano, Moccia, Mallardo, Gallo, Gionta, Anastasio, Zaza, Schiavone, Noviello, Zagaria, Belforte e Bardellino. Roma, del resto, fa gola a tantissimi per gli appalti, per i politici a portata di mano, per la droga e per la criminalità comune.

di Deborah Villarboito

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