Nazionale di Mancini: così non va

Una Nazionale con poca consistenza e una chiara malattia del gol. Una squadra che evidenzia limiti palesi, che spesso va in difficoltà nel costruire gioco, nel provare a tenere il pallino delle strategie, una Nazionale spompa, insufficiente. Senza vittorie in gare ufficiali da ottobre 2017, gli Azzurri sono a serio a rischio retrocessione in Nations League, e saranno obbligati a vincere in Polonia. Nel primo atto del nuovo corso di Mancini, la Nazionale non ha convinto per nulla. A Bologna venerdì scorso, contro i polacchi, l’Italia ha deluso le aspettative, sia per trame di gioco sia per impiego di uomini, pareggiando solo in rimonta. Non si può parlare di stecca totale, ma non hanno persuaso alcune scelte della formazione iniziale, Balotelli su tutti, e un centrocampo poco propositivo, con un Gagliardini, schierato titolare, che trova poco posto nel undici titolare del suo club, l’Inter. Certo, ci vuole pazienza, il progetto è appena partito e il cammino della ricostruzione non sarà breve, ma nel cuore di tutti i tifosi degli azzurri, era lecito attendersi in un inizio migliore, più tenace e scintillante. Il cittì sta cercando la giusta misura e forma per collocare in campo i suoi, prova ne sia che in Portogallo, nella seconda gara di Nations League, l’allenatore marchigiano ha cambiato quasi tutte le scelte, per far ruotare gli effettivi, alla ricerca della soluzione tecnico-tattica migliore da adottare. Insomma, Mancini chiede molto di più ai suoi ragazzi, al di là delle ragioni di turnover. Il selezionatore dell’Italia, dopo le critiche di Bologna è stato sibillino nelle risposte: “Il bello del calcio è che ognuno la vede come vuole, non mi preoccupo, ho la coscienza per capire dove abbiamo sbagliato. Non sono così negativo come tante critiche che ho letto”. Mancini cambia ben nove undicesimi contro i lusitani, nella seconda partita disputata lunedì, lasciando solo in campo Jorginho e Donnarumma. Non paga però questa rivoluzione del tecnico italiano: l’Italia è ancora una volta pasticciona, arruffona, ingenua, nel perdere palloni incredibili nella propria metà campo innescando gli avversari, e rendendosi quasi mai pericolosa sotto porta. Solo 167 passaggi effettuati nel primo tempo a Lisbona, nessun tiro nello specchio nella ripresa, mentre su un gravissimo errore di Caldara, ingenuo e inesperto in campo internazionale, l’ex milanista Andrè Silva punisce e affonda la banda Mancini. Un’Italia che non segna, che mostra un atteggiamento lacunoso e il cittì queste cose le sa, le vede, starà a lui porre rimedio, in fretta, scegliendo una formazione tipo, uomini e modulo: a Lisbona Mancini è partito con il 442 trasformandolo in un 433 per virare, sul finale, in un disperato 424. Un punto in due partite per l’Italia targata Nations League, Donnarumma sempre trafitto, ma il problema del gol spaventa più di ogni altra cosa, perché di difficilissima risoluzione. Anche il centrocampo, nonostante la rotazione di pedine, non ha mai brillato in nessuna delle due partite, e anche questa è una problematica importante. Urgono soluzioni illuminanti e idee, mentre il percorso azzurro si trova già davanti ad un muro quasi invalicabile, sarà obbligatorio vincere in Polonia, il prossimo 14 ottobre, pena il 3° e ultimo posto nel girone che vale la retrocessione nella Lega B della Nations League. E dopo il fallimento mondiale, un altro capitombolo impaurisce il calcio tricolore, che ha già toccato il punto più basso della propria storia negli ultimi 60 anni. Mancini deve fare in fretta.

di Franco Leonetti

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