Paolo Borrometi: ‘Io non ho coraggio. Io ho solo voglia di fare il mio lavoro’

Paolo Borrometi è uno di quei Giornalisti, che si possono scrivere con la ‘G’ maiuscola. Oggi collabora, tra le altre testate, con TV2000, e l’Agi, oltre ad essere direttore di LaSpia.it e presidente di Articolo21. Lo scorso aprile si è parlato di lui con l’ordinanza del Gip di Catania che ha reso pubblico il tentativo di attentato di Cosa Nostra, che doveva essere realizzato dal clan Cappello di Catania su richiesta del clan Giuliano di Pachino e che ha portato poi all’arresto di quattro persone che stavano preparando l’attentato contro la sua persona. Già in precedenza aveva subito ‘avvertimenti’, come una violenta aggressione e l’incendio della porta di casa, perciò vive sotto scorta. Lo scioglimento del comune di Scicli per infiltrazioni mafiose, il commissariamento per mafia di Italgas, il mercato ortofrutticolo di Vittoria, i trasporti su gomma gestiti dai Casalesi dai Mercati Ortofrutticoli, la presenza mafiosa nel sudest siciliano di Cosa Nostra, fino ad un’inchiesta giornalistica sulle “vie della droga dal Porto di Gioia Tauro fino alla provincia di Ragusa” e altre ancora sui i rapporti mafia e politica, sono solo alcuni dei suoi lavori.
1) Quale è la situazione attuale della Mafia in Sicilia?
La situazione della mafia in Sicilia è in piena evoluzione per svariati motivi. Come noi sappiamo, Cosa Nostra ha un’organizzazione verticista e piramidale e nelle regole non scritte sappiamo, perchè ce l’ hanno detto i collaboratori di giustizia più importanti, da Tommaso Buscetta in poi, ma lo hanno dimostrato anche le indagini che si sono susseguite in questi anni, che finchè c’è il capo in vita Cosa Nostra non può sostituire il capo se non viene ucciso o muore di morte naturale. Questo problema è stato risolto con la morte di Totò Riina. È chiaro che dalla morte del boss in poi, cosa nostra ha ricominciato ad organizzarsi per sostituire nell’assetto verticistico Totò Riina. Io sono dell’opinione che, a differenza di quanto sostengono molti, il superlatitante Matteo Messina Denaro non sia il capo di Cosa Nostra, ma sia il capo solo della provincia di Trapani: ecco che veniamo alle province e ai mandamenti. La forza di Cosa Nostra ha resistito per secoli. Voglio solo ricordare che Cosa Nostra non ha 50 anni ma almeno 150 e la classica gerarchia, come tutti sappiamo, e ce lo confermano le indagini delle forze dell’ordine, i mandamenti di Palermo, sono con i capifamiglia sostanzialmente al loro posto o comunque con i reggenti ed idem le situazioni provinciale. Quindi Cosa Nostra, oggi, in Sicilia ha un profilo che spara di meno, sicuramente ricorre all’omicidio, alla strage, all’uccisione delle persone scomode, solo quando è strettamente necessario. Faccio l’esempio di Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi, che solo due e qualche mese fa ha subito un gravissimo attentato al quale è scampato per la bravura dei suoi uomini di scorta. Quindi, Cosa Nostra non ha cambiato pelle, continua ad utilizzare la forza come estrema ratio. Non è vero che non spara più, ma corrompe molto di più: si inserisce nelle amministrazioni locali, corrompe molto e continua a comprare il consenso elettorale, ma lo fa soprattutto nelle amministrazioni locali non nei vertici della politica italiana, nel Parlamento giusto per capirci.borrometi 1
2) Quanto è stretto il legame tra popolazione e crimine organizzato?
Io penso che oggi siano stati fatti tanti passi avanti sotto il profilo della magistratura e delle forze dell’ordine, ma pochi sotto il profilo della coscienza civile. Io molto spesso mi rendo conto, quantomeno nelle mie zone, che il fenomeno mafioso è molto poco avvertito, anzi spesso è drammaticamente giustificato con il classico riduzionismo che è uno dei più grandi problemi del nostro periodo e della mia terra ancora oggi, però io sono convinto che peggio della Mafia in Sicilia ci sia l’atteggiamento mafioso, che è ben presente in tanti siciliani. Vi è una drammatica accettazione in molti luoghi della Sicilia. Per assurdo si accetta molto meno a Palermo che non a Siracusa o a Ragusa, giusto per capirci. Quello che veramente accettato non è tanto la Mafia ma quanto l’atteggiamento mafioso.
3) Come la fa sentire essere un potenziale bersaglio?
Io penso che la libertà sia uno dei valori più importanti. Io so di aver perso un pezzo della mia libertà fisica, me ne rendo conto. Non vado nel mare della mia Sicilia da cinque anni, non vado in uno stadio a vedere una partita di calcio o ad un concerto di un grande cantante da quando sono sotto scorta, è difficile che riesca a mangiarmi una pizza con i miei amici. Sono assolutamente convinto, però, che la cosa più importante, ed è il principio che deve passare, è che oggi non sono un eroe e non ho particolare coraggio, io sto facendo solo ed unicamente il mio dovere: il dovere di un giornalista è quello di vedere e raccontare ed è quello che sto facendo e poi penso di avere preservato quella che ritengo essere la libertà più importante, che non è solo quella fisica ma è soprattutto quella di pensiero e di parola, quello di essere a posto con la propria coscienza.
4) Dove prende il coraggio per continuare la sua attività giornalistica?
Io non mi sento particolarmente coraggioso, so di essere un obiettivo. Basta leggere. Non devo commentare nulla, se non leggere le intercettazioni del 10 Aprile 2018: la polizia di Siracusa ha intercettato un attentato con autobomba nei confronti miei e della mia scorta, non con un colpo di pistola…quindi non devo commentare più di tanto. Io ho tanta paura, ce l’ho ben presente, però come dicevo prima so perfettamente perché l’ho vissuto da piccolo, con l’esempio di Giovanni Spampinato, ucciso nella mia provincia. So perfettamente che un giornalista ha un ruolo fondamentale, che non è solo quello di fare il proprio lavoro per arrivare a fine mese e prendere lo stipendio: il suo ruolo è cercare di informare. Un popolo sarà libero di scegliere da che parte stare, se dalla parte della Mafia o dalla parte di chi quella Mafia ha tentato e tanto di combatterla, solo con la conoscenza. La conoscenza parte e si sviluppa in due ambiti fondamentali, uno è lo studio a scuola e una è l’informazione tramite il giornalismo libero. Quindi io non ho coraggio. Io ho solo voglia di fare il mio lavoro.

di Deborah Villarboito

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