Paolo Carenzo: un artista in crescita nella giungla dello spettacolo italiano

Paolo Carenzo ha una passione: il mondo dello spettacolo. È un doppiatore, un attore, un comico. In questa intervista ci svela i dietro le quinte della sua professione e della nascita di un personaggio che, sia sul palco di un teatro o in televisione, strappa risate e buon umore al suo pubblico variegato.

1) Quando nasce la tua passione per il mondo dello spettacolo, soprattutto per il doppiaggio?
Fin da bambino ho avuto una sorta di adorazione per tutto ciò che riguardasse lo spettacolo. Adoravo la musica, il cinema, la televisione, e adoravo tutto quello che fosse proiettato su uno schermo. Mi divertivo a irritare mia madre ripetendo all’infinito le scene dei film che mi piacevano. Cantavo sotto la doccia a squarciagola. Sempre irritando mia madre. Facevo imitazioni, voci strane, irritando e molto mia madre – questo lo faccio ancora oggi ogni volta che la vedo. Il teatro l’ho scoperto invece solo iniziando a fare l’attore. Prima credevo che fosse noioso e poco interessante. Forse non ho semplicemente trovato qualcuno che mi facesse appassionare a questo mondo. A pensarci ora fa sorridere perché è il contesto in cui mi trovo maggiormente a mio agio, che mi diverte di più e che mi regala le soddisfazioni più intense. Quando ho scelto di voler essere un attore però sono partito dal doppiaggio. È il primo tassello che ho voluto inserire nel mio percorso formativo. Doppiare è divertente, ma farlo “bene” è davvero difficile. Non sarò contento finché non mi sentirò un buon doppiatore.

2) Raccontami la tua esperienza nel mondo dello spettacolo: da dove sei partito a dove sei arrivato.
Sono partito dal fallimento del mio percorso scolastico. Non ho mai amato particolarmente lo studio, al Liceo ho perso un anno e cambiato tre classi in sei anni. Nonostante ciò mi iscrissi alla facoltà di Giurisprudenza a Torino in cerca di riscatto. Bel tentativo. Mollai dopo un anno. Ebbi poi un breve periodo di crisi in cui la mia famiglia si rivelò fondamentale con il suo appoggio. Un giorno ho deciso di guardarmi allo specchio per chiedermi cosa fossi in grado di fare, quali fossero le mie passioni e come potessi trasformare le passioni in lavoro. Divenni prima giornalista sportivo e poi mi dedicai allo spettacolo, partendo proprio dal doppiaggio. In una intervista sentii Christian De Sica parlare di suo padre Vittorio. Il grande regista consigliava agli aspiranti attori di fare corsi di doppiaggio per allenare l’orecchio alle infinite soluzioni che una singola battuta può suggerire all’interprete. Così ho fatto. Mi sono trasferito a Torino e mi sono iscritto ad una scuola di doppiaggio e ad un corso di teatro. Questi ambienti mi hanno consentito poi di incontrare colleghi con i quali ho cominciato una collaborazione che dura oggi e durerà ancora a lungo. Penso al mio partner di scena, l’ormai mitologico Mafe Bombi, creatura leggendaria con la quale ho avuto l’onere di lavorare negli ultimi cinque anni. A parte gli scherzi, ci siamo tolti delle belle soddisfazioni insieme. E a proposito di creature leggendarie e di soddisfazioni, quella più grande a livello personale: doppiare Dodò nella trasmissione l’Albero Azzurro, programma che seguo dall’infanzia.

3) ‘Eccezionale Veramente’ e ‘Colorado’: che esperienze sono e sono state per te?
Sono state due tappe fondamentali per lo sviluppo della mia carriera sul versante cabaret. ‘Eccezionale Veramente’ è stata una scarica di adrenalina fortissima. Un’esperienza davvero memorabile. Abbiamo anche conosciuto tante belle persone con le quali ci sentiamo ancora. A ‘Colorado’ invece siamo entrati letteralmente in punta di piedi; è difficile inserirsi in un contesto così rodato. C’è da dire che la Colorado Film, casa di produzione con la quale abbiamo firmato un contratto di due anni (premio per la vittoria di ‘Eccezionale Veramente’), è una macchina perfetta, composta da gente competente e soprattutto disponibile che non ci ha fatto mai mancare il proprio appoggio. Diciamo che i ‘Bella Domanda’ “post tv” sono sicuramente un po’ più maturi.

4) Il cabaret: quanto è difficile fare ridere?
Effettivamente lo è, soprattutto perché esiste una fortissima componente di gusto personale; quel che fa ridere me non è detto che faccia ridere te. E non è nemmeno detto che chiunque sia considerato divertente nella vita lo sia anche sopra un palco, e viceversa. Entrano in gioco diverse componenti, prima di tutte il pubblico. Il pubblico è variegato e pochi riescono a mettere tutti, o quasi, d’accordo. Addirittura io e il mio socio abbiamo gusti diversi, seppure simili. Ti dirò anche che più andiamo avanti e più riusciamo a mettere a fuoco le tipologie di pubblico che ci troviamo di fronte. Questo aiuta a capire come ci possiamo comportare sul palco.

5) Hai mai avuto esperienza nel cinema?
Farò il mio esordio sul grande schermo fra non molto. Un piccolissimo ruolo in un film prodotto da Colorado Film, per la regia di Guido Chiesa con Fabio De Luigi e Micaela Ramazzotti. Si intitola ‘Ti presento Sofia e per ora è la mia unica esperienza. Bellissima, peraltro. Per ora, ho detto. Ribadisco: per ora.

6) Come vedi il mondo dello spettacolo italiano attualmente?
Lo vedo piuttosto bene, a dire il vero. Perché esiste una nuova leva di talentuosi operatori dello spettacolo pronti ad esplodere. Giovani e capaci. L’Italia ne è piena, in ogni settore. Non li vediamo, o li ignoriamo, o si stanno appena affacciando, ma ci sono eccome. Ho letto recentemente un editoriale in cui il giornalista sosteneva che i giovani d’oggi, intesi in senso generico e non specifico del settore spettacolo, siano sprovveduti, impreparati, sicuramente non pronti a guidare una definitiva svolta generazionale. Io non lo credo. Io credo soltanto che la mia generazione, quella che oggi ha dai 25 ai 30 anni, abbia avuto tanti cattivi esempi. Avidità e successo ad ogni costo, in un periodo particolarmente florido. La crisi del 2008 ci ha fregati ancora prima di cominciare. Ci ha tolto terreno fertile su cui concimare. Ci dobbiamo rimboccare le maniche e trovare il nostro spazio. Si può fare. Per fortuna le cose cambiano, i cicli cominciano e si chiudono, Venezia è bella ma non ci vivrei e gli svedesi son tutti biondi. Il mondo dello spettacolo italiano può stare sereno.

7) Quali sono i tuoi progetti lavorativi futuri? Ti vedremo di nuovo in TV?
Se e quando la Colorado Film chiamerà per la prossima edizione di ‘Colorado’ su Mediaset o per qualsiasi altra produzione televisiva, io e il mio socio ci faremo trovare pronti. Sicuramente mi voglio concentrare anche sui progetti che sto seguendo in teatro e sulla carriera che voglio rafforzare sul palcoscenico. E lo voglio fare sia come attore, non necessariamente comico, sia come regista. Ho scoperto che guidare un gruppo di attori è molto divertente e può regalare delle gioie impensabili. Voglio continuare a fare doppiaggio e crescere anche come doppiatore. Vorrei spingermi anche sul cinema e sulla radio, esperienza che mi manca e che insieme a Mafe sto cercando di rendere concreta. Insomma, ho trent’anni e voglio crescere.

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