Sono un padre single: per scelta della vita

“Sono un padre single e non per scelta. Né mia né di mia moglie. Per noi ha scelto la vita e per questo fa ancora più male”.
Daniele Repettoli, 53 anni, vive in una piccola frazione del Salento, dove la bellezza del paesaggio potrebbe forse aiutare a sentirsi meglio durante quei giorni in cui “la quotidianità si fa pesante e vorresti solamente passare le tue giornate a dormire, pur di non pensare”. Daniele ha una figlia di vent’anni, Rebecca, avuta con la moglie Federica quando lui aveva trentatré anni e lei trentuno.
“Era una vita felice, la nostra. Stavamo insieme già da molto tempo, ci eravamo conosciuti durante gli anni dell’Università: studiavo a Roma, città di cui lei era originaria, e dopo la laurea ha deciso di trasferirsi in Puglia per stare insieme a me. Rebecca è arrivata dopo un anno e mezzo di matrimonio, desiderata più di qualsiasi altra cosa al mondo – racconta Daniele -. Tra alti e bassi, eravamo una famiglia come le altre, vivevamo la nostra realtà in maniera molto semplice e ci facevamo bastare la gioia di stare insieme. Avremmo voluto un altro figlio, certamente, ma la vita iniziò a far valere il suo potere già due anni dopo la nascita di Rebecca…”
Daniele racconta che quando la bimba aveva due anni, “mia moglie Federica iniziò ad accusare alcuni strani sintomi, come continui dolori al tratto digerente e notti insonni a causa di malesseri di diverso tipo. Fece le dovute visite immediatamente, vista la familiarità di alcune brutte malattie che aveva: la diagnosi, infatti, fu chiara e irreversibile. Aveva un tumore allo stomaco”.
Il decorso della malattia, così come il percorso delle cure, fu lungo. Federica ha lottato a lungo, “per otto lunghi anni. Mi fa male pensare che Rebecca abbia passato la sua infanzia tra i corridoi degli ospedali, che abbia dovuto vivere insieme a noi, ogni volta, l’ansia degli esiti delle visite, che si sia trovata costretta a rinunciare a diverse cose a causa della malattia. Quando Federica è morta, Rebecca aveva solo dieci anni. Non dimenticherò mai il momento in cui, dopo il funerale, mi guardò e mi chiede: e ora? Non seppi cosa rispondere e di quel silenzio ancora oggi mi pento. Avrei voluto rassicurarla, assicurandole che non sarebbe mai stata sola perché ci sarei sempre stato io, ma ho potuto farlo solo con gli anni, dimostrandoglielo. O almeno spero”.
Gli anni di Daniele e Rebecca passano così, tra “discussioni che assomigliavano a guerre. Tendevo a giustificare a Rebecca qualsiasi cosa, pensando che fosse giusto così visto il dolore che portava dentro, la viziavo all’inverosimile e la proteggevo da ogni cosa, difendendola anche quando non era corretto che io lo facessi. Poi, con il tempo, ho capito che così avrei solamente distrutto del tutto il nostro rapporto: ho smesso di trattarla con compassione e ho iniziato a costruire una nuova relazione, più sana e oggettiva, finché le acque sono diventate finalmente calme. Oggi io e mia figlia abbiamo un rapporto meraviglioso e siamo uno la famiglia dell’altra. Quando la guardo rivedo Federica, soprattutto nei suoi modi di fare e di essere, e mi chiedo come sia possibile che abbia le sue sembianze nonostante l’abbia vissuta solo da bambina. Credo che una madre – dice Daniele – influenzi il proprio figlio fin dal concepimento e questo mi spaventava. Credevo, infatti, che non sarei mai stato all’altezza di Federica nei confronti di Rebecca e che, soprattutto, non avrei mai riempito il vuoto. Sulla seconda cosa, in effetti, non mi sbagliavo: l’ho capito dopo, però, che non dovevo proprio riempire nessun vuoto, che il posto di Federica, per Rebecca, sarebbe rimasto suo per sempre e io avrei dovuto semplicemente occuparmi del mio”.
Viene spontaneo chiedersi se Daniele abbia trovato una nuova compagna: “No, anche se sono passati dieci anni e la stessa Rebecca, a volte, me lo dice. Forse ora che mia figlia è più grande mi sento un po’ più libero di ricostruirmi una vita, ma finché era una ragazzina non volevo concentrarmi su altro che su di lei. Credo comunque che siano cose impossibili da decidere: la vita mi ha insegnato che quello che deve accadere, accade. Nel bene e nel male. Sono pronto ad affrontare ogni cosa. Insieme, sempre, a Rebecca.

di Sabrina Falanga

Rispondi