Ero una escort: una vita che cambia

Io in realtà non so chi ho intervistato. Si fa chiamare Chiara di Notte, come il personaggio dei fumetti. Non so quanti anni abbia, dove viva e cosa faccia. Quello che so è che Chiara di Notte è stata una escort. Si può capire dalle sue parole un inizio nella giovinezza e un’esperienza vista ora con maturità, senza vergogna di ciò che è stato, poiché di nulla Chiara di Notte dovrebbe vergognarsi. Era un lavoro che rendeva bene. Era una scelta. Un atto di libertà verso la società, che la reclamava nel privato, e soprattutto verso se stessa, il suo cliente più esigente.

1) Quando e perché ha iniziato a fare la escort?
L’approccio alla prostituzione non segue per tutte lo stesso percorso. Moltissime ragazze vengono attirate con l’inganno, dal miraggio di una vita migliore che poi conduce inevitabilmente sulla strada. In questo caso si tratta di ragazze che vivono in paesi in cui le possibilità di crearsi una vita dignitosa sono negate a causa della miseria e dell’ignoranza. Sono loro, infatti, che vanno a rinfoltire le fila di chi esercita nella strada oppure in appartamenti organizzati come catene di montaggio, che sono quasi sempre controllate da organizzazioni malavitose. Per quanto mi riguarda, invece, è andata diversamente. Dato che non avevo i soldi per mantenermi gli studi, e la mia famiglia era povera, ho iniziato ad accettare l’idea che vendersi non fosse poi una cosa così brutta. Quindi l’ho fatto. Da allora ho capito che una donna può usare il proprio corpo per ottenere ciò che desidera. Non è stato solo per soldi se poi ho continuato a farlo, perché una volta rotto il sigillo sono stata catturata dalla curiosità e dall’avventura che mi offriva quel mondo trasgressivo dal quale, fino a quel momento, ero rimasta distante. Posso dire di aver assecondato il mio carattere ribelle, e il mio istinto. Col tempo, non mi sono limitata a svolgere il solo mestiere, ma ho voluto anche arricchirmi di conoscenza, iniziando a leggere tutto ciò che riguardava l’argomento: la storia delle cortigiane veneziane, delle geishe giapponesi e delle etere greche. Mi affascinavano quelle figure e volevo essere anch’io una di loro. Ho vissuto perciò la professione come una vera avventura trasgressiva che, oltretutto, mi faceva anche guadagnare bene.

2) Quale era il suo guadagno mensile?
Qual è il pensiero ricorrente di ogni professionista? Avere clienti, lavorare bene e incassare tanti soldi. Così lo è per chi esercita il meretricio ad alto livello, volendo avere con questo un approccio che sia diverso da quello che troppe volte viene spacciato per tale, ma che quasi sempre è prostituzione da strada. Tuttavia non si creda che una escort guadagni più di chi esercita in strada o in appartamento, poiché il guadagno mensile è spesso più alto per le seconde che per la prima, dato che in molte cose la quantità può battere la qualità. Perciò posso dire che si guadagna bene, non posso e non voglio fare cifre esatte: decisamente meglio di una qualsiasi altra libera professione.

3) Come era composta prevalentemente la sua clientela?
Erano sostanzialmente uomini, ma anche donne e coppie, che potevano permettersi di pagare un prezzo alto in cambio di prestazioni sessuali condite da tutta una serie di atteggiamenti che, nel gergo dei clienti, rappresentano quella che viene chiamata “girl friend experience”. Cioè la escort deve, se possibile, sembrare un’amante che fa sesso per il piacere di farlo, come lo farebbe col proprio partner, e non perché viene pagata. Questo meccanismo consente che il cliente non la consideri una prostituta, ma un’amica che va con lui per simpatia e desiderio. Quale sia la vera ragione che porta un cliente a pagare moltissimo in cambio di tutto ciò dipende esclusivamente dalle esigenze individuali di ciascuno, ma principalmente egli, pagando, ha modo di accompagnarsi con chi, di solito, sarebbe fuori dalla sua portata di seduzione. I clienti delle escort sono quindi dei normalissimi individui amanti del sesso che desiderano, però, usufruire di qualcosa di più esclusivo e che pagano per poter avere, in più, un’illusione. Una escort, infatti, pur offrendo una prestazione sessuale come ogni altra prostituta, la offre “confezionata” in una scatola più graziosa, e servita in modo tale che il cliente abbia l’impressione di vivere un’avventura erotica “naturale” e spontanea; qualcosa di più intimo, meno freddo, basato anche sulla simpatia dove, oltre al sesso, chi ne usufruisce trova anche dialogo e scambio intellettuale.

4) Quale è stato l’aspetto più piacevole di questo lavoro?
Nove volte su dieci gli aspetti piacevoli si condensano in un’unica cosa: tanti soldi in poco tempo. Tuttavia c’è anche una piccola, piccolissima, parte di soddisfazione a cui solo chi è curiosa, trasgressiva e desiderosa d’avventura può “abbeverarsi”, che è quella di poter entrare in contatto in modo profondo con ciò che generalmente le persone nascondono fra le pieghe della loro intimità, riuscendo a filtrare nella psicologia, nelle debolezze, nelle sfaccettature più diverse, e tanto più sincere, quanto più si riesce ad addentrarsi all’interno della sfera emozionale, che è permeabile al massimo quando si fa sesso. Ma per arrivarci, non si devono avere preclusioni. Non si può limitare il servizio solo a quei clienti che ci piacciono tanto, anche perché non è così frequente che si incontrino uomini fisicamente degni di fare concorrenza ai Bronzi di Riace.

5) Quale quello più brutto?
Il dover smettere. Guadagnare con facilità molti soldi, l’entrare in ambienti privilegiati, abituarsi al bel mondo, essere corteggiate, desiderate fino al punto di vedere persone, anche importanti, pagare cifre da capogiro per noi, può causare dipendenza, e chi diventa dipendente non gestisce più la propria vita in libertà; perde di vista gli obiettivi, procrastina la sua uscita di scena spesso arrivando a vivere patetiche delusioni quando, come attrici dimenticate o pugili suonati, ci si accorge che il momento d’oro è passato. Chi ha carattere può riuscire ad evitare questa frustrazione ponendosi obiettivi precisi e limiti di tempo molto rigidi che non diano motivo di scuse o giustificazioni per prolungare un’esperienza che deve rappresentare solo una parte del nostro percorso di vita, ma non l’intera nostra esistenza.
6) Quando e perché ha deciso di cambiare vita?
Ho smesso per vari motivi. Quello che però mi piace assumere come determinante, e’ che, a un certo punto, mi sono accorta di aver raggiunto ciò che avevo prestabilito quando avevo deciso di iniziare. Mi ero data, infatti, due limiti: uno materiale, di patrimonio che avrei voluto accumulare, e uno temporale, vale a dire un numero di anni massimo che avrei vissuto quell’avventura. Qualunque fosse stato il primo limite ad essere raggiunto, avrebbe fatto scattare il campanello d’allarme segnalandomi il momento di chiudere l’attività. Quella della prostituta è una professione non comune, particolare, borderline, che in certi casi può arrivare a dare gli stessi effetti della droga. Perciò, rinunciarvi, e rinunciare conseguentemente a tutto quello che si ottiene esercitandola – soldi, corteggiatori, ammirazione, trasgressione, consapevolezza di suscitare desiderio e quindi di rappresentare in molti casi il sogno erotico di una grande platea di uomini – non e’ facile. Tuttavia, così come quando all’inizio è indispensabile stabilire delle chiare regole d’ingaggio, fissando dei paletti e dei limiti da non superare, è necessario ogni tanto interrogarsi e individuare a quale punto del percorso siamo arrivate. Molte si chiedono: perché si dovrebbe interrompere l’estrazione dell’oro quando la vena aurifera non è ancora esaurita? È una domanda che mi sono posta anch’io, e la risposta è stata che scegliere di smettere quando ormai nessuno ci vuole più è facile, anzi non si tratta neppure di una scelta; difficile è farlo quando sappiamo di essere ancora nel nostro “momento d’oro”, quando ancora possiamo scegliere, quando sappiamo che stiamo lasciando qualcosa a cui teniamo, rischiando finanche di sbagliare. Se iniziare è una dimostrazione di coraggio e di intraprendenza, smettere diventa la dimostrazione che siamo in grado di vincere su tutto; persino su noi stesse. Ci sono due momenti veramente importanti per chi sceglie di fare la prostituta: quando si decide di iniziare e quando si capisce di aver più nulla da dare o ricevere dal punto di vista professionale e umano. Entrambi questi momenti hanno un loro perché, una loro profondità, un loro dramma interiore, e possono essere oggetto di bizzarre elucubrazioni e analisi sociali, ma ci sono delle sostanziali differenze: l’inizio del percorso è sempre denso di grandi speranze ma anche di grandi paure, di molte perplessità ma anche di tanta spregiudicatezza. È il momento acerbo, dell’avventura, dell’incoscienza, il più frenetico, in cui non si sa esattamente ciò che si vuole; si sa solo che la condizione che viviamo non ci soddisfa e speriamo, anche con un passo azzardato, di cambiarla in meglio. Il momento della fine giunge invece con la maturità, indipendentemente dall’età anagrafica; cioè quando si pensa di aver ottenuto in parte le cose che desideravamo, oppure – ancor più vero – quando ci rendiamo conto di aver raggiunto i limiti oltre i quali non possiamo o non vogliamo più spingerci. È quindi una resa dei conti con noi stesse, un momento del bilancio, ponderato, pacato, di accettazione di ciò che siamo riuscite a costruire (o forse a distruggere), ma talvolta anche di rassegnazione per non aver ottenuto tutto quello che avevamo sperato.

7) Come ha influito sulla sua vita la sua attività da escort?
Sa ciò che penso? Che in realtà siamo tutte puttane; uomini, donne, giovani, anziani, ricchi, poveri, a tutti capita prima i poi l’occasione per dimostrarlo, e se non lo si fa per soldi, lo si fa per qualcos’altro. Lo so che è spiacevole da accettare, ma è quello che la vita mi ha insegnato, imparando a conoscere le persone nei momenti in cui il loro “scudo morale” era maggiormente abbassato. Comprendere questo mi ha aperto una finestra sul mondo, e mi donato gli strumenti per affrontare meglio il futuro.

8) Se avesse la possibilità di riprogrammare la sua vita: lo farebbe di nuovo?
Sorrido. Dopo aver letto le mie risposte a tutte le altre domande, credo che chi ha capito di che cosa abbiamo parlato possa tranquillamente dare una risposta a quest’ultima domanda.

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