Escort e prostitute, l’avvocato: “Il tradimento può costare molti soldi”

Attenti all’escort, alla prostituta, al tradimento: rischiate la separazione matrimoniale con addebito di responsabilità. Il che implica poi non solo un risarcimento danni patrimoniale, ma anche morale. Giovanna Lo Giudice, avvocato esperto in diritto del matrimonio, spiega come funziona: “Perché il tribunale possa decidere l’addebito per colpa devono sussistere ed essere provate tre condizioni: se prima del tradimento, il menage matrimoniale funzionava bene, la scappatella vera e propria, se dopo questo fatto la tranquillità coniugale è mutata. Quando si riescono a provare tutte e tre, il giudice non può che procedere con addebito per colpa al coniuge che ha tradito”.

Non sono però facili da dimostrare, confessa Lo Giudice: “Per capire come andava la relazione tra marito e moglie, spesso si ricorre alle testimonianze di parenti e amici, qualche volta anche dei figli. Il tradimento può essere provato attraverso foto, documenti, supporti tecnologici. Talvolta ci si avvale di un investigatore privato che però non leda il diritto alla privacy del coniuge. Le prove si possono dividere in documentali e orali. Può essere una conversazione. Attenzione, però, al documento informatico, di cui deve essere provata l’attendibilità. Cioè, la certezza della provenienza di un dialogo in chat, per esempio. Se la moglie lo legge, non è sufficiente che porti lo screenshot in tribunale. Quest’ultimo può chiedere la perizia di un esperto informatico”.

La stessa giurisprudenza è prudente con i casi di tradimento: “Se stiamo parlando di una coppia aperta in cui le scappatelle sono da una parte e dall’altra, allora il rispetto ordinario tra coniugi non sarà più quello normale. Sta all’interpretazione degli avvocati e del giudice capire se si può parlare di mancanza di rispetto o se si tratta di qualcosa che marito e moglie hanno sempre fatto. Dunque, in questo ultimo caso, sarà molto difficile arrivare al riconoscimento dell’addebito di responsabilità”.

Anche Giovanna Lo Giudice si è dovuta confrontare con un caso di ‘escort’, ma al contrario. Ovvero, era la moglie che andava con molti uomini: “Non siamo riusciti a dimostrare la prostituzione perché non era certo che ricevesse regali o soldi. Ma tanti erano gli sconosciuti con cui questa madre di famiglia spariva per 2-3 giorni, prima di tornare sotto il tetto coniugale. Il marito era operaio, faceva 2-3 lavori per mantenere la famiglia, ma lei era costantemente insoddisfatta. Si allontanava da casa, poi tornava. Per noi si prostituiva. Ci sono state diverse testimonianze che hanno confermato gli incontri con altri uomini. Il giudice ha invece evitato di utilizzare quale prova l’uso di un secondo telefono, sconosciuto al marito, dove c’erano diverse telefonate a numeri che l’uomo non conosceva. E che la donna non ha saputo giustificare. Avremmo potuto acquisire i tabulati, ma non le conversazioni. Un’intercettazione postuma sarebbe stata impossibile”.

Ci sono più fattispecie di tradimenti, precisa l’avvocato: “Ci sono uomini che vanno sempre con la stessa prostituta, quasi avessero una relazione, ma sempre dietro pagamento ottengono la prestazione. Parlo del genere maschile perché i casi sono sbilanciati, è quasi sempre lui che tradisce e lei che poi chiede la separazione una volta scoperto il fatto”. Il risarcimento, come detto all’inizio, non è solo quello patrimoniale: “Bisogna provare quello morale, la sofferenza, il danno fisico. Le terapie con psicologi e psichiatri sono un’ottima prova”.

di Alessandro Pignatelli

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