Tra i giovani, si bruciano le tappe per accettazione

“In molti ci giudicano, ma quasi nessuno ci ha mai chiesto qualcosa a riguardo. Molti, quindi, sono pregiudizi e non verità”.

Si sentono giudicati e non ascoltati: è questo che raccontano gli adolescenti del loro stesso mondo e, in particolar modo, di una sfumatura che riguarda il loro universo. Una delle più importanti, forse: il sesso.

Giulia, Carlotta, Michael e Dejan hanno 14 anni e, come è normale che sia, nel trattare l’argomento sessualità sono visibilmente imbarazzati: solo all’inizio, però, probabilmente perché devono tastare il terreno prima di capire se lasciarsi andare. Si nascono dietro a risate di vergogna, incrociano tra di loro gli sguardi prima di rispondere alle domande, ma poi si rilassano quando capiscono che, per una volta, non c’è dall’altra parte la voglia di fare loro ‘la morale’ ma solo la volontà di capire, senza alcun giudizio.

“In alcune compagnie, sì, il sesso è visto come un fattore di accettazione: se hai già baciato, se sei andato ‘oltre’, se hai avuto rapporti completi. Ci sono ragazzi e ragazze che ti reputano ‘uno sfigato’ o ‘una sfigata’ se non hai ancora fatto niente – racconta Giulia -, quindi può capitare di sentirsi in obbligo di avere determinate esperienze. Alcune volte ce le si inventa pur di non ammettere di essere rimasti ‘indietro’…”; “Noi non siamo così – si affretta a specificare Carlotta -: non tutti quelli che fanno parte del nostro gruppo hanno avuto esperienze, alcuni non hanno nemmeno ancora dato il primo bacio, ma a noi non importa. Non giudichiamo gli amici in base a quello ed è anche raro che se ne parli, in realtà. Lo fai solo con la tua migliore amica o l’amico di cui ti fidi di più. Non siamo tutti come gli adulti ci dipingono…”.

Viene da chiedere: in che senso?

“Nel senso – spiega Carlotta – che pensano che alla nostra età abbiamo già tutti ‘fatto tutto’, sentiamo spesso dire che ‘non esistono più i ragazzi di una volta’ o che ‘bruciamo le tappe’… Certo, alcuni di noi lo fanno, ma non tutti. Se trovi la compagnia giusta, quella in cui non è il sesso a far decidere se sei accettato o meno, non ti trovi neanche nella condizione di dover fare qualcosa per forza”.

Nonostante dicano di non fare parte di certe compagnie, ne conoscono molto bene le modalità: “Si inviano video riprendendosi da nudi, oppure mentre hanno rapporti. Serve per confermare che quello che dicono di aver fatto è vero. Oppure semplicemente per far parlare di sé. Ci sono ragazzi e ragazze che farebbero di tutto pur di diventare popolari e il sesso è uno dei mezzi più efficaci”.

Parlano più spigliatamente le ragazze, rispetto ai maschi. Palesemente più in difficoltà.

“Per i ragazzi è peggio – dice Dejan -: se per una ragazza è ‘rispettabile’ non aver ancora avuto rapporti, per un ragazzo si trasforma nella certezza di essere preso in giro. Sembra quasi che non aver ancora ‘fatto niente’ significhi che non sei capace o che hai qualche problema, non perché magari ancora non ti senti pronto o, più semplicemente, non c’è ancora stata occasione”.

Una scelta totalmente personale si trasforma, così, in una base per una grande insicurezza. A chi rivolgersi per sentirsi rassicurati?

“Non lo so – risponde timidamente Michael -, è impossibile parlarne con gli adulti perché sembra che si vergognino più di noi e, in automatico, l’imbarazzo cresce. C’è, poi, la paura del giudizio perché non tutti gli adulti sono disposti ad accettare che pensiamo a quelle che loro chiamano ‘certe cose’, ma io sono sicuro che loro alla nostra età avevano gli stessi pensieri e gli stessi dubbi”.

In questo silenzio generazionale subentra un rischio: quello dell’ignoranza rispetto al sesso sicuro. Non parlarne può generare incoscienza e, quindi, seri pericoli.

“Si rischia di rimanere incinte…” dice Giulia. Carlotta annuisce. I ragazzi non aggiungono altro. Le malattie sessualmente trasmissibili non vengono nemmeno citate.

“Si usa il preservativo – dice Dejan – o la ragazza deve prendere la pillola”. O una o l’altra protezione, perché per loro il problema continua a essere solamente la gravidanza indesiderata.

Si prova a nominargliele: candida, clamidia, gonorrea, herpes genitale. Nulla, nessuna reazione.

Solo al termine ‘Aids’ mostrano conoscenza. “Sì, se ne sente parlare in televisione o sui Social” dice Carlotta. Ma non ne sentono parlare dai genitori, dagli insegnanti. I loro mentori sono il Web, le dicerie, le riviste per adolescenti.

“Per fortuna siamo riusciti a trovare qualcuno con cui parlarne – concludono i quattro ragazzi -: c’è chi parla con la zia, chi con il fratello maggiore, chi con qualche cugino più grande… Sarebbe bello se ci fossero delle lezioni sulla sessualità a scuola, magari con uno ‘sportello anonimo’ a cui fare domande o dove sfogarsi se si è in difficoltà. Si potrebbe pensare di farlo online magari, ognuno di noi è sui Social e si potrebbe sfruttarli in questo modo”.

Rispondi