La forza di Francesco: arriva il sogno mondiale

‘Only One Leg Less’. Questo è il motto che Francesco Messori ha tatuato sul suo corpo. Francesco va per i vent’anni e ama il calcio. È la dimostrazione vivente del ‘se vuoi puoi’ e soprattutto personifica la vera passione sportiva. Fin da piccolo ha sempre giocato a calcio e ha rivoluzionato il modo di concepirlo. Francesco Messori è un Calciatore nato senza una gamba. Ma nessun limite è davvero insuperabile e grazie a lui oggi esiste la Nazionale Calcio Amputati che partirà dal 27 ottobre al 4 novembre per il Messico con destinazione i Mondiali.

1 Come nasce il tuo amore per il calcio?
L’amore per il calcio probabilmente è una cosa che mi ha trasmesso mia madre perchè era lei che giocava da giovane e non mio padre in questo caso. È un po’ strano ma è così. Era già qualcosa di innato dentro di me. Quindi ho iniziato a praticarlo già dagli otto anni.

2 Quale è stato il tuo percorso sportivo?
Ho iniziato a giocare con la protesi, visto che da piccolo la portavo. Ho iniziato in porta, perchè con la protesi non potevo muovermi più di tanto in messo al campo. Dopo un po’ di tempo ho scoperto che questa protesi e il ruolo da portiere non mi entusiasmavano più di tanto. La protesi era molto scomoda dato che io sono nato senza la gamba, non ho un moncone, quindi non ho appigli per attaccarla, diciamo e la dovrei legare al busto. Verso gli 11 anni ho deciso di toglierla definitivamente e di iniziare a vivere con le stampelle e di conseguenza a lavorare con le stampelle. Ho smesso con il ruolo da portiere e ho iniziato a giocate in attacco, insieme ovviamente a ragazzi con due gambe. Io però potevo solo allenarmi con loro, perchè giocare non mi era permesso, perchè le stampelle erano considerate un elemento pericoloso, nei confronti degli altri ragazzi e quindi non potevo partecipare effettivamente a dei campionati. Questa cosa è stata abbattuta quando il Centro Sportivo Italiano è venuto a conoscenza della mia storia e l’ex presidente nazionale Massimo Achini mi ha tesserato, abbattendo questa regola. In quel momento io sono diventato il primo ragazzo senza una gamba a giocare a calcio con le stampelle insieme a ragazzi normodotati.

3 Da dove è venuta l’idea di creare una squadra a parte?
Dalla mia voglia di riscattarmi e dal mio non divertimento con i ragazzi normodotati. Insieme a loro non mi divertivo, perchè l’evidenza me lo negava. Capivo di essere molto svantaggiato rispetto a loro. Da lì è nata questa mia voglia di creare una squadra con ragazzi amputati. Ho provato a cercare su internet se esistesse una squadra di calcio con le stampelle in Italia, ma da quello che potevo vedere non esisteva nulla, solo all’estero. Quindi ci ho provato io con l’aiuto dei miei genitori, di mia madre che mi ha seguito in particolar modo in questo cammino. Abbiamo creato un gruppo su Facebook e con interviste e articoli vari che parlavano di me, ho avuto modo di raccontare ad un vasto pubblico la mia storia e quello che era il mio sogno. Su quella pagina abbiamo scritto che volevo creare una squadra di calcio per amputati, ragazzi uguali a me. Hanno iniziato a scrivermi in tantissimi, per la realizzazione di un sogno comune. Nel 2012 è stata ufficializzata la squadra dal Centro Sportivo Italiano e da lì è iniziato il nostro percorso calcistico.

4 Quali sono state le difficoltà per la squadra?
Le difficoltà ci sono come in qualsiasi squadra. Cose che non vanno ci sono state e ci sono tuttora. Ma sono convinto che servano per crescere e fare esperienza, soprattutto per i giovani. L’unica cosa davvero importante per una squadra è il gruppo. Quindi penso che se noi da qui al Mondiale riusciamo ad essere un gruppo davvero forte ed unito, possiamo davvero raggiungere grandi risultati, mettendo fuori dubbio le nostre capacità tecniche come abbiamo dimostrato in qualche partita più recente. Il gruppo per la squadra è tutto.

5 Avresti mai immaginato di riuscire a creare tutto questo e ad arrivare ad un mondiale?
Prima di tutto questo mio sogno lo volevo realizzare per il divertimento, perchè alla fine era quello che volevo: divertirmi e giocare a calcio che era la mia passione, però alla pari, dove potevo confrontarmi veramente. Con il susseguirsi degli eventi, si può dire che siamo arrivati ad un punto in cui anche il livello agonistico è importante. Noi siamo nati come portatori di esempio per i giovani e per gli adulti di resilienza, nonostante fossimo messi davanti agli ostacoli della vita, in maniera permanente.

6 Cosa ti aspetti da questo Mondiale?
Noi siamo consapevoli delle nostre potenzialità, abbiamo un girone che sarà composto da Francia, Argentina e Ghana. Tra tutte le squadre che potevano capitarci ci sono capitate quella più facile, che è l’Argentina, con la Francia ci siamo scontrati varie volte e sappiamo che se vogliamo possiamo batterli, il Ghana lo dobbiamo conoscere, ma sappiamo che come squadra è davvero forte fisicamente e in questo sport il fisico è importante. Noi pensiamo ad allenarci, a fare bene e ognuno di noi si sta impegnando al massimo per raggiungere un livello ottimo in vista del Mondiale. Per quanto riguarda un piazzamento, di squadre più forti di noi ce ne sono, ma potremmo dare del filo da torcere a tutti se veramente giochiamo da squadra. Ovviamente vincere il Mondiale uno lo spera sempre, ma parlando obiettivamente mi sembra difficile, perchè la Turchia è la squadra più forte del Mondo, anche perchè sono professionisti. Quello che raggiungeremo lo prenderemo come buono, anche se ci auspichiamo di arrivare tra le prime cinque su 24.

7 Quali consigli dai ai ragazzi che stanno vivendo le tue stesse difficoltà?
Direi innanzitutto di non vergognarsi, perchè ad ognuno di noi quando viene tolto qualcosa è perchè ci viene dato un qualcosa in più per poter reagire alle nostre mancanze. Bisogna cercare di non vergognarsi nemmeno per il singolo difetto che uno fa piccolo o grande che si a e di cercare di sfruttarlo, perchè un limite può sempre portarti al successo se lo sfrutti come ti è stato donato. Stimolo tutti i ragazzi e gli dico di non mollare e di raggiungere sempre i propri sogni anche nei momenti in cui pensano di non riuscirci e di continuare ad andare avanti per la propria strada e crederci sempre perchè i limiti stanno solo nella testa e non nel fisico. Se qualcuno vuole qualcosa davvero lo raggiunge.

di Deborah Villarboito

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