La Terra dei cachi

C’era una volta l’Italia, culla dell’arte, della letteratura, della musica… e dei cachi. Sì, perchè l’Italia è anche la Terra dei cachi per dirla alla Elio. In meno di una settimana abbiamo, infatti, centrato la ridicolaggine politica per ben due volte. Nel primo caso, parliamo di “vil” moneta. Gli esponenti del Carroccio sono riusciti a dilazionare un debito che ha fatto impallidire persino zio Paperone (si parla di 49 milioni di euro) in ben 80 anni. Sì, abbiamo capito bene, purtroppo. Se un comune mortale ruba una mela finisce in galera, se un imprenditore si sbaglia a non versare l’Iva nei tempi previsti si becca una cartella esattoriale da purga staliniana; se, invece, il misfatto è “politico”, allora il “fatto non sussiste” o, perlomeno, diventa ridicolo, appunto. Questione di colore o di bandiera? Nient’affatto se pensiamo al precedente di tre anni fa targato Ds. In quel caso ci avrebbe, inoltre, pensato direttamente lo Stato a ripianare i debiti della quercia. Tranquilli, si tratta di noccioline: 107 milioni di euro. Vediamo quindi al secondo fatto ridicolo. E’ passato un mese dalla tragedia che ha colpito Genova, ma a parte scannarsi sul web e sui giornali, i nostri Amministratori non hanno fatto ancora nulla di concreto. Chi visse sperando…

di Michela Trada

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