Michele: il ragazzo che sa guardare oltre

Superare i limiti e farlo utilizzando uno dei mezzi più nobili: l’arte. Non solo. Perché tra gli strumenti più belli, in mano all’essere umano, ce n’è un altro di importanza vitale: il coraggio. Unirli è stato quello che ha fatto Michele Mele, 27 anni, gravemente ipovedente: la sua sfida è stata quella di rendere accessibile anche ai disabili la Chiesa di Santa Maria de Lama. Il progetto pilota di Michele è nato anche grazie al suo impegno come volontario per il patrimonio culturale del Touring Club Italiano, sezione di Salerno (la città del 27enne).
La Chiesa scelta da Michele si trova in centro storico ma fino a qualche anno fa era inaccessibile a causa di un’impalcatura, eliminata proprio grazie al lavoro dei volontari di cui il ragazzo fa parte; più di 8mila visitatori in meno di 3 anni, la Chiesa è passata dall’essere un luogo impraticabile a un sito accessibile a ipovedenti e non vedenti. Un progetto che vede proprio Michele in capofila e che sarà ampliato a Napoli e ad altre zone della Campania nei mesi a venire. Non solo: l’idea sarà estesa anche ad altre realtà, come quella di una pinacoteca che sia utile anche a ipovedenti e non vedenti, e vedrà il suo utilizzo anche per le carte geografiche, poiché consente riproduzioni tattili. “Quando mi venne questa idea – ha raccontato Michele – mi dissero che esiste già in Gran Bretagna una tecnologia per riprodurre qualcosa di bidimensionale in tattile: è partito così il progetto Pilota per Santa Maria de Lama”.
Michele, come già detto, è di Salerno, dove ha anche studiato: ha vinto la sua borsa di dottorato a Napoli, dove si occupa di ottimizzazione combinatoria o logistica. Il lavoro di Michele serve a trovare soluzioni per necessità reali: il suo progetto, ad esempio, ha portato alla scrittura del primo algoritmo di ottimizzazione per i servizi di sicurezza e accessibilità per passeggeri con bisogni speciali nei grandi aeroporti: “Ho constatato personalmente, attraverso il Touring, le difficoltà a cui oggi cerco una soluzione”.
Ma torniamo al progetto pilota: l’obiettivo è quello di dare ai non vedenti di poter parlare di arte, di qualcosa che non hanno mai visto, con totale consapevolezza e conoscenza sull’argomento.
Michele Mele, con i suoi “soli” 27 anni, insegna al mondo intero come le passioni possono cambiare la propria vita e quella altrui: insegna che, dando retta ai messaggi del cuore, si può ottenere la grande responsabilità di un cambiamento produttivo e costruttivo dell’intera società. E farlo abbattendo tutti quei limiti, mentali e fisici, collettivi e individuali, che diventano d’ostacolo alla possibilità di vivere le parti più intense dell’esistenza, tra cui – appunto – l’arte.
Michele, insomma, pensa di aver dato vita a un progetto pilota. Ma non sa che, in realtà, ha fatto in modo che il suo operato lasci, per sempre, l’indelebile segno di chi sa che non c’è limite al bisogno di estendere ciò che più amiamo e che trasforma la nostra sopravvivenza in un profondo modo di vivere.

di Sabrina Falanga

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