Quando dalla magia nera nascono le prostitute

Un modo di dire la definisce superficialmente “il mestiere più antico del mondo”, mentre, di fondo, sappiamo che la prostituzione è un grave problema sociale.
Il Papa, nell’incontro pre-Sinodo dei giovani previsto per ottobre, l’ha definita proprio un crimine e un delitto contro l’umanità, che nasce dalla mentalità malata secondo cui la donna va sfruttata.
L’80% delle prostitute attualmente proviene dalla Nigeria, spesso da Edo, uno degli Stati più poveri.
Partiamo proprio da qui: dalla povertà. Aggiungiamoci anche una buona dose di miseria, analfabetizzazione e una cultura fedele all’esoterismo, in cui le magie non le fanno le fate turchine ma delle macabre streghe.
Tutto comincia con l’incontro con una “Maman”, prototipo di donna bella, benestante e potente che promette un futuro migliore in Europa, con un lavoro e facili guadagni; altre volte, invece, l’incontro avviene con un presunto benefattore che può adescare le sue vittime anche tramite social network. Questi incontri fortuiti valgono loro la concessione di un prestito di denaro per il viaggio che le condurrà nella nuova vita.
Prima di partire, alle (giovanissime) ragazze viene chiesto di prestare giuramento e promettere di rimborsare il prestito, pena l’eterna sofferenza per lei, la famiglia o addirittura la morte. Vietato non crederci.
Tutto viene formalizzato in un rito di magia nera, detto “juju”, in cui uno stregone prepara un composto a base di sangue, pezzi di unghia della ragazza, peli pubici ed erbe. Tal composto poi viene inciso in più punti del corpo: l’incantesimo è compiuto e alla donna non rimane che sottostare alle condizioni impartite. Quella donna ancora non sa che si appresta a vivere una vita che non avrebbe mai scelto.
Nel lungo viaggio alla volta dell’Italia, c’è tutta una fitta rete di intermediari che si accerta che le vittime percorrano la strada programmata da questa brutale mafia. Una volta scese dal barcone, telefonano al numero consegnato loro dalla Maman. Il momento in cui scopriranno che il lavoro spettante non è né la parrucchiera né la cameriera non è lontano ma per loro, non c’è nulla da fare: niente è più importante che estinguere il debito.
Gettate in strada, muore ogni traccia di dignità e l’abuso e l’umiliazione cominciano a farla da padroni. Il debito che le prostitute devono pagare supera di gran lunga l’effettivo costo del viaggio. In Italia le tariffe si aggirano sugli 8€ a cliente e tante volte servono almeno 6 anni perché la donna sia libera dal “Juju” e possa riprendere in mano la sua vita ridotta in tristi pezzi dispersi nel tempo e nello spazio.
Troppo spesso, senza risorse e prive di prospettive, quella stessa donna non ha la forza e la giusta capacità di lasciare quell’ambiente, arrivando persino a diventare, a sua volta, “magnaccia”.
Si tratta di una vera e propria tratta di esseri umani, una sorta di strategia di marketing che usa la pelle di giovani ingenue che il mondo continuerà a giudicare, deridere e insultare come se non avessero un’anima o come se quel triste destino lo avessero scelto.
Diversamente uguali a ognuna di noi, con la sola sfortuna di essere nate in un Paese dove si teme la morte minacciata dallo stregone e non ci si rende conto della morte, lenta, che, intorno a loro, assorbe tutta l’Umanità.

di Antonella Lenge

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