Terza eta’: la giusta alimentazione

Se è vero che bisognerebbe sempre prendersi cura di sé e delle persone a cui si vuol bene, è altrettanto reale la necessità di fare ancor più attenzione in certi particolari momenti della vita. Uno di questi è l’anzianità: cambiano i bisogni, si modifica la quotidianità, subentrano nuovi fattori di cui tener conto.
Innanzitutto, nella terza età diminuisce il fabbisogno calorico quotidiano perché l’attività motoria è ridotta e, avendo un abbassamento della massa muscolare, si ha di conseguenza un rallentamento del metabolismo basale: questo significa che un introito calorico eccessivo si trasformerebbe in massa grassa.
Se l’anziano è in normopeso, non necessita di una dieta particolare; la regola generica è quella di un’alimentazione che privilegi i carboidrati complessi e che limiti drasticamente gli zuccheri semplici (dolciumi) e i grassi saturi. Sì, invece, ai grassi “buoni”, ad esempio quelli vegetali: olio di oliva, olio di semi, grassi del pesce e della frutta secca (in piccole dosi).
Altri consigli pratici possono essere quelli di limitare il consumo di carne e di aumentare quello dei vegetali, frutta e verdura, ricchi di sali minerali e vitamine. Inoltre: sono consigliati i cibi ricchi di fibre (cereali integrali e legumi, ad esempio), per evitare problematiche come stipsi e diabete. I carboidrati, in genere, devono rappresentare il 60 per cento dell’alimentazione quotidiana.
Certamente si tratta di consigli generici utili a una persona senza particolari patologie, perché in presenza di disturbi è bene consultare il medico nutrizionista affinché prescriva una dieta adatta: un anziano che soffre di insufficienza renale, ad esempio, è meglio che segua un’alimentazione con basse quote proteiche. Oltretutto, l’alimentazione, se non curata, può interferire con alcuni farmaci.
Non è importante, comunque, solo cosa si mangia ma anche il come: l’ideale sarebbe consumare cinque pasti al giorno, in maniera da evitare crisi di fame e mantenere costanti i livelli di glicemia.
Importante: ricordiamo all’anziano di bere: almeno 1,5 litri di acqua al giorno. Gli anziani non sentono lo stimolo della sete e bevono pochissimo. Questo può portare disturbi a livello renale, intestinale e del sistema nervoso.
Nel prendersi cura di un anziano, è importante fare attenzione anche al suo stato di salute psicologico: può capitare, infatti, che si vada perdendo lo stimolo di cucinare o di mangiare poiché in anzianità si può ridurre la sensorialità legata al gusto e all’olfatto, ma anche quella della vista che, comunque, ha il suo peso. Inoltre, ricordiamo, che spesso gli anziani sono portatori di protesi dentarie e questo potrebbe limitarli nell’avere piacere del cibo; anche problemi gastrointestinali potrebbero influire negativamente sul suo rapporto con l’alimentazione. Attenzione, infine, ad assicurarsi che l’anziano non salti il pasto (per impossibilità di andare a fare la spesa magari, o per inappetenza) o che non mangi costantemente cibi pronti da riscaldare.

di Sabrina Falanga

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