Think Pink! Asia Argento

Sky sospende Asia Argento dal ruolo di giudice di X-Factor e la rete insorge perché la sua competenza risulta insostituibile. Chi l’avrebbe mai detto?

In attesa che la rete televisiva decida se l’accusa di violenza sessuale su un minorenne sia o meno pregiudizievole, l’irrequieta Argento viene comunque messa da parte e deve fare i conti con la realtà: nessun lavoro, fondi a zero (“sono al verde”, scriveva un anno fa al fidanzato Chef), popolarità internazionale a picco, poche opportunità all’orizzonte.

E dire che ce l’aveva quasi fatta, Asia Argento. Mancava un pelo, bastava far passare ancora un po’ di tempo e sarebbe riuscita a far dimenticare il passato e a rinascere da un cumulo di ricordi disastrosi, per entrare nell’olimpo delle eroine moderne. Le era bastato annusare l’aria e capire che l’uomo più potente di Hollywood stava per essere travolto da un ciclone. Probabilmente non immaginava un ritorno d’immagine così importante, ma era senz’altro un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. D’altronde le aveva provate tutte: film di ogni tipo, co-protagonisti campioni di botteghino, rapporti maledetti, baci erotici con un cane, insulti sessisti a politici italiani. Le mancavano le molestie, ed ecco che le venivano servite su un piatto d’argento.

Un paio di dichiarazioni via social al momento giusto, e quella che fino ad un momento prima sembrava la carriera mediocre di un’attrice con un grande cognome e un piccolo talento si trasforma nella storia di una donna abusata, che veste i panni della protettrice dei diritti delle donne. Asia Argento diventa una delle principali portabandiera del movimento conosciuto come #MeToo, la liberazione delle donne che per anni hanno subito violenze sessuali (e non) in ambienti sessisti dominati da maschi predatori. A nulla sono valse le perplessità manifestate da qualche giornalista che si (e le) chiedeva come si potesse parlare di violenza sessuale quando lei stessa aveva preso svariati voli intercontinentali, per svariati anni, pur di raggiungere il suo “stupratore”; come si potesse parlare di sudditanza psicologica quando Asia aveva iniziato a respirare l’aria del set sin da bambina ed era cresciuta con i protagonisti della scena cinematografica dalla nascita e altri ragionamenti simili; il mondo improvvisamente si schiera dalla sua parte e Argento diventa una donna impegnata a liberare il mondo dalla feccia.

Ma il diavolo, si sa, fa le pentole ma non i coperchi. A pochi mesi dal lancio della nuova carriera, si presenta un ragazzino a ricordarle che – quando lui aveva 17 anni – Asia aveva abusato di lui, creandogli un disagio psicologico talmente importante da indurlo ad abbandonare carriera e impegni lavorativi. Da vittima a carnefice. Asia, quindi, che fa? Paga il suo silenzio. Tutto continua a filare liscio per qualche tempo, fino a quando il NYT scopre la storia e la rende pubblica. Come per Weinstein, il produttore accusato dalla stessa Argento di molestie, a questo punto la storia viene affidata alle mani della giustizia. Come Weinstein, Argento si dichiara innocente. Va meglio a lei con l’opinione pubblica, perché la parità esiste, sì, ma non quando si parla di molestie sessuali. Una donna è sempre più attendibile di un uomo, in questo campo.

E qui entra in scena Sky, o meglio, il ruolo di Asia ad X-Factor. Perché l’opinione pubblica insorge e chiede a gran voce che Argento venga reintegrata. Attenzione: nessuno prende posizione sulla sua innocenza. Nessuno attacca Jimmy Bennet, l’ex minorenne accusatore, smentendo le sue accuse. L’opinione pubblica, semplicemente, mette da parte la faccenda e offre all’attrice abusata e abusante un posto in prima fila nel gruppo dei farisei: scordiamoci il passato, torna a commuoverti in televisione.
Potremmo ignorare la faccenda ed evitare di schierarci, certo. C’è però un fatto molto importante che sembra non importi nessuno: ogni velo sulla credibilità di una persona che si è promossa rappresentante di donne abusate diventa un velo su tutte le donne.
Abbiamo lottato per anni, centinaia di anni, per ottenere il sacrosanto diritto di essere rispettate, di poter scegliere, di poter dire NO. Stiamo ancora lottando per evitare che abusi, violenze, ingiustizie, vengano seppellite da sospetti e menzogne. Le donne che subiscono abusi devono subire veri e propri interrogatori, per convincere gli inquirenti. E all’improvviso, dopo tante lotte e poche vittorie, si presentano donne che passano da abusate ad abusatrici. Da scellerate a ripescate. Anni di lotte buttati in un tubo catodico, due like sui social e quattro lacrime in trasmissione. Imbarazzante.

di Sabrina Antenucci

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