Traumi e paure: aiutare fido a superarli

Nonostante non parlino, i nostri amici a quattro zampe sanno sempre come farci capire che si trovano in una condizione di psicologica difficoltà. Se decidiamo di adottare un cane che ha subìto percosse o che ha sviluppato traumi in seguito a episodi dolorosi come un abbandono, è importante capire quale sia il modo giusto di rapportarsi a lui: sicuramente, la prima cosa da fare, è lasciarsi aiutare da un educatore cinofilo e seguire le direttive del veterinario; nel frattempo, è bene fare attenzione anche nel nostro quotidiano a come ci comportiamo, in maniera tale da aiutarlo a superare i suoi blocchi.
Un esercizio che possiamo fare è quello di presentare al cane “ostacoli” e situazioni che gli possono sembrare insormontabili (in base alle paure del cane stesso: c’è quello che ha paura della scopa, chi delle moto, ecc…) e fargli vedere che noi ne usciamo indenni. In seguito invitiamolo a seguirci, mostrandogli “come si fa”. È un esercizio importante, questo, perché fa crescere sia la fiducia che il cane ha nei vostri confronti sia la sua autostima.
Un altro aspetto su cui lavorare è il grado di attenzione che riusciamo a ottenere: è necessario ottenere la sua attenzione e riuscire a tenerla alta e focalizzata su di noi. Sarebbe da evitare l’utilizzo del cibo, meglio farlo attraverso attività ludiche e oggetti utili ai fini del gioco: l’esercizio è per far capire al cane quanto sia divertente stare con noi, per cui l’animale deve divertirsi. Il cibo può essere un premio, non il mezzo per attirarlo a noi. Si può dire, infatti, di aver centrato l’obiettivo quando ci rendiamo conto che il cane ritiene divertente stare con noi indipendentemente dal premio finale: se non raggiungiamo questo livello di relazione con il quattrozampe, non possiamo agire successivamente con l’educazione, l’addestramento né tanto meno con il recupero comportamentale in casi di traumi.
È importante, però, ricordare che esercizi di questo tipo richiedono molta pazienza: inizialmente, infatti, il cane potrebbe presentarsi “svogliato” o disinteressato nei confronti del gioco. Non dobbiamo demordere e, soprattutto, non si deve pensare che il cane “non sappia giocare”: ogni cane sa giocare ma nei casi di cani che hanno subìto maltrattamenti è possibile che la capacità di gioco sia assente proprio perché gli stimoli li impauriscono e non riescono a concentrarsi sul gioco. In questi casi bisogna, dunque, invitare il cane al gioco iniziando in luoghi sicuri: prima in casa, poi in giardino, poi al parco. Sempre e comunque in nostra presenza e mostrandoci attivi al gioco: ad esempio, non pretendiamo che il cane giochi con un’altra persona anche se siamo lì, perché viene meno il concetto di fiducia; non limitiamoci a lanciare la pallina, giochiamo con lui in modo attivo: “tira e molla”, nascondino, correre insieme… La cosa importante è che riconosca in noi il fulcro del benessere e del divertimento.
È proprio durante il gioco che, una volta ottenuta completamente la fiducia, possiamo gradualmente inserire gli elementi che lo spaventano. Inizialmente sarà sicuramente ancora spaventato, bisogna dunque attuare un processo di desensibilizzazione: facciamo avvicinare “l’oggetto della paura” a gradi, prima più lontano e poi più vicino. E allontaniamolo se il cane mostra molta paura. Avviciniamolo, invece, ogni volta che il cane si dimostra più tranquillo.
Fondamentale, in conclusione, è avere pazienza: non esistono regole prestabilite per quanto riguarda le tempistiche di superamento di un trauma o di una paura. Ogni cane, in base alla sua esperienza, avrà bisogno dei suoi tempi.

di Sabrina Falanga

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