Grant Benson: dalla ‘pancia’ di Caroline, sempre online

Grant Benson è Grant Benson. Non riesco a trovare troppi aggettivi per introdurre questa intervista perchè il personaggio si presenta da sé. Una chiacchierata con lui è sempre una scarica adrenalinica che fa fare salti in un passato che ormai sembra tanto lontano e un presente in continua evoluzione. Con lui si parla di radiofonia e musica, ma non solo. Si respira a pieni polmoni anche la storia di ciò che è stato vivere nel fiore degli anni delle radio libere e delle sperimentazioni musicali. Un passato che però non si chiude ad un’attualità fatta di commistioni culturali e avanguardie tecnologiche. Attualmente si può ascoltare Grant Benson a Radio NumberOne e in altre frequenze.

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1) Quando inizia la tua storia radiofonica?
E’ sempre stata un passione fin da piccolo, ovviamente nell’epoca prima della radio online, di internet ecc… Trenta, quaranta anni fa mi piaceva tanto ascoltare le radio che arrivavano dall’estero ad onde corte, cioè di notte quando le condizioni atmosferiche portavano i segnali lontano. Lo trovavo abbastanza affascinante quasi romantico: sentire delle voci che andavano e venivano da Paesi lontani e questo accendeva spesso qualcosa nella mia fantasia. Mi piaceva un po’ la tecnologia, l’aspetto tecnologico della radio. Trovo tutt’oggi una cosa davvero affascinante che qualcuno possa chiamare all’interno di una piccola scatola come stiamo facendo noi adesso. Diciamo che queste due cose insieme mi hanno avviato in questa direzione, poi ovviamente ero molto appassionato della musica, ero un piccolo ‘rockettaro’ lo sono tutt’ora, un grande ‘rockettaro’, e quindi, quando ho capito che le due cose andavano a braccetto, il romanticismo della radio come mezzo di comunicazione con la musica che piaceva a me, il gioco era fatto. Mi ricorderò sempre, avevo sui 15, 16 anni, ho incominciato a scoprire quelle radio un po’ particolari con quella musica che piaceva a me. A quell’epoca lì c’era la voglia di trovare persone che avessero la stessa passione delle tue, per fare un po’ clan, un po’ gruppo come magari si fa intorno alla squadra di calcio, con qualche cantante ecc…Trovare persone che avevano il mio stesso tipo di interesse. Posso dire in parole povere che è stata una vera passione fin da piccolo.

2) Radio Caroline e le radio pirata: che esperienza è stata?
Caroline, sia nel mondo della Gran Bretagna che nel mondo della musica, è un’icona ancora oggi. Caroline ha rotto gli schemi del sistema radiotelevisivo britannico. Quando è nata nel ‘64 in Inghilterra c’erano tre radio solo della BBC: una che faceva informazione, una che faceva musica classica e una che faceva musica leggera e si intendeva con musica leggera all’epoca cose orchestrarli tipo Frank Sinastra…Bellisime cose eh, però stiamo parlando della Gran Bretagna nei prima anni ‘60 nella quale c’era questa esplosione delle culture della gioventù della “Youth Culture “, i Beatles, i Rolling Stones, e questo movimento non veniva rispecchiato dai mass media britannici ed è così che è nata Caroline. Caroline fu l’idea di un irlandese che lavorava in un locale in Gran Bretagna. Aveva alcuni cantanti e musicisti che voleva promuovere, ma non riusciva a trovare spazi nella radio della BBC e ha fondato questa radio pirata comprando questa famosa nave, mettendola al di fuori delle acque territoriali inglesi e trasmettendo verso l’Inghilterra: è storia. Personalmente ho scoperto Caroline molto tardi, nel ’77, essendo appassionato dell’ascolto radiofonico l’ho scoperta casualmente. Avevo 16 anni all’epoca. Il fatto che ci fosse questa radio che sia trasmetteva la musica che piaceva a me, la musica rock che in BBC non si sentiva, ed essendoci questa piccola nave nel mezzo del mare del Nord, creava delle idee e delle immagini nella mia testa spaventose e quindi sono stato assuefatto dal primo ascolto.

3) La radio oggi: quanto è cambiata da quando hai iniziato?
Ora ci sono molte più radio. Io ripeto ho cominciato a lavorarci nell’’84, sembra solo ieri. All’epoca c’era poca radiofonia in Inghilterra, era un pochettino più liberale rispetto agli anni ’60. Quando è nata Caroline però all’epoca c’erano quattro radio della BBC, ogni città grandina aveva una radio locale sempre sotto BBC, una sola commerciale privata. Non c’era molto spazio ancora. Negli ultimi anni abbiamo visto l’esplosione di radio, soprattutto online, che ha fatto sì che ogni gusto musicale, anche il più assurdo se vogliamo definirlo così, venga soddisfatto da qualche radio qua e là. Questo telefonino con cui stiamo parlando adesso può far ascoltare forse un milione di radio, posso ascoltare anche la radio di quartieri dove sono nato io in Inghilterra, pur essendo a Milano. Se più quantità vuol dire più qualità è un dibattito lungo, però indubbiamente la situazione oggi è migliore di 30 anni fa. Ancora oggi stiamo vedendo dei grossi cambiamenti di società ecc…parlo dell’aspetto commerciale della radio, vi è un grande consolidamento in atto anche in Italia, i grossi stanno comprando sempre di più quelli piccoli, però c’è sempre spazio per le piccole online. E’ chiaro che se vogliamo vedere gli ascoltatori come una torta, questa torta che negli anni ’60 era divisa tra 4 radio, ora è divisa in molte più fette. È chiaro che i grandi numeri è difficile che una singola stazione possa farli come fece Caroline negli anni ’60 che ad un certo punto aveva tra gli 11 e i 20 milioni ascoltatori: quasi la metà della popolazione l’ascoltava. Chiaro che con la radio di oggi è difficile raggiungere queste cifre.

4) La musica invece?
La musica è in continua evoluzione. Visto che ci sono più canali ed aperture, più spazi dove si possa sentire la musica credo che ci sia più variazione di stili musicali. È chiaro che quelli della mia età siamo soliti a dire: “ E va beh la musica di oggi non è come una volta”, non credo che sia vero in realtà. Siamo tutti un po’ affezionati alla musica della nostra gioventù che ci rappresenta nel nostro immaginario. La musica cambia ogni giorno, ed è giusto che sia così. La musica viene criticata ogni giorno, apprezzata ogni giorno ed è giustissimo che sia così. Io ho 55 anni adesso, è chiaro che ho la tendenza ad ascoltare sempre la musica della mia gioventù ma se mi sforzo scopro cose bellissime in giro. La musica cambia sempre ed è giusto che sia così.

5) Dall’Inghilterra all’Italia. Perchè?
Puramente casuale. Non è mai stata una scelta programmata. Il mio primo lavoro nel mondo radiofonico era in Israele, a Tel Aviv. Era un radio un po’ particolare, si chiamava ‘Voice of Peace’, ed era anche lei una radio pirata gestita da un combattente per la pace per i poli del Medio Oriente. Io sono andato lì non tanto con delle grandi aspettative, ma volevo trovare una radio che mi accettasse pur avendo zero esperienza e ho fatto quasi un anno in Israele. Sono stato lì un anno e poi sono tornato in Inghilterra a 19 anni. Trovarsi di nuovo nel territorio di Londra mi sembrava molto noioso rispetto al Medio Oriente e avevo tanta voglia di girare ancora. Ho scoperto che c’era una radiolina che trasmetteva dall’Italia verso la Francia in lingua inglese per i monegaschi in Costa Azzurra. Ho così conosciuto il mondo mediterraneo della Costa Azzurra e stiamo parlando dell’’84-’85: c’era il boom delle radio private italiane e quindi ho deciso di tampinarli di provini e telefonate fino a che non mi avessero accettato e sono approdato a Milano. Pensavo di fermarmi in Italia per 6 mesi, poi 6 mesi sono diventati 6 anni e poi 26 anni quasi. Non è masi stata una decisione conscia ma è stata una bellissima esperienza lo stesso.

di Deborah Villarboito

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