Integrazione: 5 milioni gli stranieri residenti in Italia, ma i cittadini non lo sanno

L’Eurispes bacchetta l’Italia sull’integrazione, pubblicando la 30esima edizione del ‘Rapporto Italia’, che accompagna i cambiamenti della nostra nazione dal punto di vista economico, politico e sociale dal 1989 a oggi. Il rapporto dedica parecchio spazio a come il fenomeno dell’immigrazione venga raccontato a livello mediatico e a come venga percepito dai cittadini italiani. A questi ultimi, infatti, è stato chiesto di valutare una serie dei fenomeni per poi metterli a confronto con i numeri reali. Che sono questi.

In Italia, all’inizio del 2017, erano residenti oltre 5 milioni di stranieri, l’8,3% della popolazione totale. Sommando i presunti ‘clandestini’, però, arriviamo al 10% (gli irregolari sono stimati infatti in 500 – 800 mila unità). Meno di un italiano su tre indica nell’8% l’incidenza degli stranieri, uno su dieci sottostima la loro presenza, rispondendo il 3%. Più di metà del campione la sovrastima (per il 35% siamo al 16%, per il 25,4% addirittura al 24%, il che vorrebbe dire che più di un residente su quattro in Italia sarebbe straniero).

Gli islamici pesano per il 3% sulla popolazione residente. Il 31,2% degli intervistati ha dato la risposta esatta. Il 27,6% parla di 8%, il 23,6% del 16%, il 17,5% del 24%, sovrastimando di molto la presenza di persone di religione islamica nel nostro Paese. Gli africani residenti in Italia sono l’1,7% della popolazione, ma soltanto il 15,4% di chi ha risposto ha la percezione esatta. Il 21,4% ritiene che provenga dall’Africa il 3,5% dei residenti, il 35,3% pensa sia il 5,8%, il 27,8% il 10,2%. Più della metà di chi arriva da noi proveniente dall’Europa (51,7%). Anche in questo caso, il campione non ci prende molto: il 27,4% individua nell’Africa del Nord la principale regione d’origine (da qui, però, arriva in Italia solo il 12,9% degli stranieri).

Ius soli e ius culturae: come siamo messi? Appena il 17,7% associa il provvedimento di cui a lungo si è discusso non solo alla nascita, ma anche alla frequentazione della scuola italiana. Il 56,9% pensa che con la nuova proposta di legge sia sufficiente nascere in Italia per essere italiani. Il 25,4% lega la cittadinanza alla sola condizione di aver vissuto su suolo italiano per almeno cinque anni. Nessuno individua i legami culturali come la lingua o la frequentazione scolastica. Chi lo fa, proviene in maggioranza dal centro sinistra (26,6%). Nel centro destra il 63,3% è convinto che la proposta di legge giacente in Senato riguardi esclusivamente lo ius soli, nel centro siamo al 61,9%, il 61,2% appartiene invece a chi non si sente politicamente rappresentato.

L’Osservatorio europeo della sicurezza fa sapere che, negli ultimi tre anni, c’è stato un aumento notevole della paura dei cittadini nei confronti di migranti e profughi: dal 33% del 2015 siamo passati al 43% del novembre 2017. Nel gennaio del 2017 eravamo al 39%, a settembre siamo passati al 46%, poi c’è stato un leggero calo. Questa convinzione è nata, in larga parte, dalle notizie allarmistiche dei media nelle pagine di cronaca. Una paura non derivante dagli sbarchi, ma dal dibattito politico, concentratosi su sicurezza, rischio terrorismo, ius soli, scontro sul ruolo delle Ong e sulle violenze da parte di giovani stranieri. Sono diminuiti drasticamente i titoli rassicuranti: dal 10% al 5% tra il 2016 e il 2017. Nei servizi tv, peraltro, solo il 7% è stato il tasso di frequenza della voce di immigrati, migranti e profughi.
Focus dell’Eurispes sui migranti provenienti dall’Asia. In Italia, la comunità indiana rappresenta il bacino più vasto di chi è di religione induista: dal 2010 al 2016 c’è stato un aumento del 30,8% /da 129.516 a 169.394). Nel 2016 sono stati 150 mila, il 3% dei migranti residenti nella nostra penisola. Le criticità più segnalate: sfruttamento del lavoro, caporalato, truffe e pratiche ricattatorie, difficoltà a ottenere la residenza in cui abitare, insufficienza e inefficienza dei servizi sociali.

di Alessandro Pignatelli

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