Lavorare nella musica: due chiacchiere con Flavia

Flavia Guarino, 24 anni, campana, ha sempre avuto un obiettivo: riuscire a creare una terza via operativa e dialogica tra musicisti, manager, discografici e addetti ai lavori in generale all’interno del mercato discografico (indipendente e non) attuale. Insomma ascoltare, produrre, lavorare per buona musica. E magari anche dormire di più.
Ovviamente queste tre cose non sono messe in ordine di priorità!

1) Ciao Flavia, di cosa ti occupi esattamente?
Professionalmente nasco come booking agent. Dai 19 ai 23 anni ho fatto praticamente solo quello, prima scrivevo di musica per alcune webzine e avevo un format radiofonico (Fattore C), che è prima diventato un’agenzia di organizzazione eventi e poi un vero e proprio collettivo con un obiettivo e una visione più manageriale, sotto il quale opero ancora adesso.

2) Quali sono i pro e i contro che hai incontrato essendo una donna nell’industria discografica in Italia?
Ahah, partiamo dai contro?
Scherzi a parte, cercando di essere quanto più obiettiva è possibile, non credo sia una questione di pro e di contro, ma di difficoltà oggettive dettate dal background sociale in cui ci troviamo ad operare. La difficoltà più grande che io abbia mai riscontrato nel mio essere donna (ma soprattutto essere GIOVANE donna) nell’industria discografica credo sia sempre un po’ quella relativa alla credibilità.
Quando sei donna in un ambiente non dico maschilista ma molto “maschiocentrico”, la difficoltà più grande che hai è quella di farti prendere sul serio senza per forza di cose porti in una maniera diversa da quella che sei e che vuoi essere realmente.
Se a questo aggiungi anche il fatto di essere una under 25 (ancora per poco, sigh) la combo è micidiale.
Ma a parte tutto sono veramente molto contenta di essere una giovane donna in questo ambiente e ultimamente sto notando con piacere, grazie alla rete italiana di Shesaidso portata nel nostro paese da Nur Al Habash lo scorso Agosto, che siamo in tantissime e tutte con un background e un’attitudine professionale fuori dalla norma.

3) Qual è una tua giornata tipo?
Solitamente ho dei ritmi circadiani che mi portano a svegliarmi davvero molto presto. Tra le 07:00 e le 10:00 è il momento “rassegna stampa” principalmente su testate estere come Pitchfork e NME (pratica che mi sono portata dietro da quando ero news editor per Youthless Fanzine) e congiuntamente mi dedico agli ascolti di roba nuova, uscite italiane, internazionali, ma anche i demo che mi vengono inviati. Penso che la ricettività uditiva che abbiamo da appena svegli sia molto indicativa e scevra dai vari pregiudizi e le opinioni di sorta che potremmo potenzialmente farci ascoltando un disco perché ci viene consigliato (o sconsigliato) o perché ne leggiamo qualcosa a riguardo sui social.
Dopo di che passo al computer e al telefono la maggior parte della mia giornata, finendo spesso ad orari assurdi, ma cercando di mantenere sempre un self control orario tale da potermi tutelare sotto certi punti di vista (quello psicologico in primis).
Quando invece sono in tour spesso capita che tutto questo avvenga ai tavolini di un bar, sui treni ad alta velocità o nelle camere d’albergo, il che rende invece il tutto molto più difficile, ma anche molto divertente, a volte. Mi piace e, seppur stancante, quando sono ferma spesso mi manca.

4) Molti si chiedono che cos’è l’indie italiano, chi
meglio di te puo’ spiegarlo ai nostri lettori!
Personalmente penso che sia un po’ forzoso parlare di “Indie italiano”, ed è un termine che non utilizzo mai con l’accezione comune. Sono cresciuta musicalmente parlando con l’Indie della Factory di Manchester, quello delle autoproduzioni, degli investimenti mecenatisti (molto spesso a perdere, pur di tirar fuori qualcosa di bello) di personaggi come Wilson della Factory, appunto, e Travis di Rough Trade. In Italia invece forse l’esempio più vero di Indie, nell’accezione più pura del termine, è ancora più antico, con Clem Sacco e la C.S.R., in prima linea all’interno di un movimento musicalmente e ideologicamente vero e assurdo come quello del Partito degli urlatori di Ghigo Agosti prima ancora che Celentano se ne facesse portabandiera.
Però adesso sto divagando.
In soldoni credo che non esista una vera e totale definizione di Indie Italiano. Ci sono ad oggi tanti indipendenti (artisti, band e discografiche) che fanno cose più o meno da indipendenti e, come è giusto e sacrosanto che sia, producono con più o meno soldi dischi più o meno belli. E direi che va bene così.
Una cosa che mi rende un po’ più felice rispetto a quando ho iniziato è che però con la trasformazione dell’Indie in “nuovo mainstream” (altro termine da prendere sempre con le pinze), gli indipendenti hanno smesso di “autoghettizzarsi” proponendo prodotti forzatamente di difficile ascolto solo per il gusto di distanziarsi dal frontline della canzone pop.
Non c’è vergogna nel pop. E questa è una frase che un giorno sì e l’altro pure mi tatuerei in fronte, pur lavorando anche con artisti molto lontani dal genere.

5) Personaggi come Morgan o Manuel Agnelli che vengono dal panorama indipendente italiano hanno preso parte a talent, cosa ne pensi di questi programmi?
Ritorniamo un po’ al discorso che facevo prima. Sono una grande amante del libero arbitrio, anche e soprattutto professionalmente parlando.
Se un artista dopo anni di vissuto nell’underground (qualsiasi cosa stia a significare questa parola oggi) decide di esporsi ad un pubblico più trasversale e di massa, perché no? I risultati sono stati diversi negli anni (vedi la realizzazione di “Ossigeno”, un format che ha portato su una rete nazionale un tipo di musica altra, che difficilmente avrebbe potuto sbarcare in un contesto del genere se un personaggio come quello di Agnelli non si fosse già esposto al grande pubblico come giudice di X Factor).
Riguardo il discorso talent penso che, ad oggi, intraprendere vere e proprie battaglie contro questi tipi di format sia un po’ come lottare contro i mulini a vento e poco produttivo, anche in termini di risonanza e risultati. Come ti dicevo prima, il mercato discografico è cambiato radicalmente negli ultimi cinque anni e con lui anche le dinamiche relative al discorso dei talent. In bene o in male questo lo vedremo sicuramente col tempo.

6) Cosa sono secondo te le caratteristiche che dovrebbe avere un artista per affermarsi?
Non sono un’amante dei “comandamenti”, mi piace avere ancora questo ideale un po’ romantico secondo cui un artista pur non rispondendo a nessun canone in particolare possa realisticamente emergere perché suona e produce buona musica. Perché è bravo, punto.
Penso che le caratteristiche fondamentali siano più riconducibili ad una sfera umana più che meramente musicale: avere una grande umiltà di fondo è importantissimo, così come avere rispetto nei confronti dei collaboratori che gravitano intorno al progetto musicale. Una cosa bonus che mi sento comunque di consigliare, per i tempi che corrono, in cui ogni venerdì la nostra Release Radar di Spotify ci spara almeno 15 nuove uscite a settimana, è di confrontarsi sempre con l’attuale, che può sembrare una banalità, ma riflettendoci non lo è.
Ascoltate le nuove uscite, confrontatevi con gli artisti esteri (molto spesso vostri coetanei), ampliate i vostri ascolti.
E’ una palestra importantissima.
C’è dell’altro oltre Led Zeppelin I, Fun House degli Stooges e Via Paolo Fabbri 43, e forse potrebbe anche piacervi.

7) Che artisti consigli ai nostri lettori?
Guarda, farei prima a farti una lista dei dischi che ultimamente sto ascoltando ad libitum.
Mitski – Be the Cowboy
SZA – Ctrl
Low – Double Negative
Father John Misty – God’s Favorite Customer
Noga Erez – Off the Radar
Car Seat Headrest – Teens of Denial
Kamasi Washington – Heaven & Earth
Kate Tempest – Everybody down
Glass Animals – How to be a Human Being
Black Belt Eagle Scout – Mother of My Children
Edda – Graziosa Utopia
Belize – Graffiti
Any Other – Two, Geography

Inoltre ogni settimana racchiudo gli ascolti delle nuove uscite in questa playlist, che è un po’ una specie di “terapia”, un po’ un modo per avere sempre contezza di ciò che mi piace tra le nuove uscite:

8) Che progetti hai per il futuro?

E’ un segreto.
Dormire di più l’ho già detto, vero?

di Olivia Balzar

Rispondi