Musica: Chi è Gian Luigi Carlone?

Gian Luigi Carlone è cofondatore, saxofonista, voce, performer e compositore della “Banda Osiris”. Scrive musica per il teatro, il cinema, la TV e la radio, ma l’originalità non ha limiti e continua a stupire creando musica e spettacolo anche dove non si pensa che ci sia. Con la Banda ha girato il mondo, collaborato con i migliori registi italiani come Nichetti, Salvatores, Vacis, Gallione, con attori e musicisti, in televisione in svariati programmi. Ha ricevuto anche numerosi premi per le colonne sonore. Produce per la radio e dal 2009 ha un progetto solista che si chiama “Musica Elettronica da Camera” e nel 2013, con Giorgio Li Calzi e Johnson Righeira, crea uno concerto-spettacolo dal titolo “ITALIANI”, sulla canzone italiana rivista e scorretta. Nel luglio 2015 dà vita con Biagio Bagini al progetto “Il Conciorto” dove, attraverso l’utilizzo della scheda open source “ arduino”, suona gli ortaggi e crea musiche ispirate al mondo dei vegetali.

1) Chi è Gian Luigi Carlone?
Gianluigi Carlone, partendo da molto indietro, è un perito agrario che si interessa di musica da un certo punto in poi delle superiori, quindi tardi. Inizia a studiare flauto traverso, tutto questo a Vercelli, in quel frangente nasce la Banda Osiris, che si inventa un modo di far spettacolo un po’ anomalo. In quegli anni era difficile entrare in teatro e in una piccola città di provincia ancora di più. Allora ci siamo presi gli spazi all’aperto: abbiamo iniziato a suonare fuori e non essendo dei musicisti finiti, nessuno di noi quattro, ci inventiamo una cosa nostra che è la più piccola banda del mondo. In quel periodo suonavo in banda con un’altra membro della Osiris. Il flauto non si sentiva in strada e allora mi hanno prestato un saxofono soprano che inizio a suonar e molto incoscientemente e sospendo un po’ gli studi musicali. Diventa tutto un crescendo: siamo partiti e non ci siamo più fermati, nel senso che è diventato quasi nostro malgrado un lavoro, senza cercarlo, girando a cappello. In quel periodo riuscivamo a girare e ci mantenevano, io e mio fratello, un e riuscivamo addirittura a mantenere la nostra famiglia che era in un periodo molto difficile e quindi ci vivevamo e siamo andati avanti. Una casualità e questo ci ha portato ad un metodo creativo di fare musica, quasi come la musica fosse un linguaggio a sè stante diverso ancora dalla musica stessa e abbiamo utilizzarla per esprimerci, non tanto quanto musica tradizionale, ma proprio come se fossimo un linguaggio a parte. L’abbiamo fatto diventare quasi drammaturgia quello che facevamo, e tutto questo abbastanza incoscientemente.

2) La musica e le altre arti: in teatro, al cinema, in radio.
Il nostro modo di affrontare la musica e gli altri media è sempre un immaginare la musica in modo visivo, come se ciò che sta suonando lo si debba vedere e in qualche modo rappresentare. Quindi lavorare ad esempio per le colonne sonore è stato abbastanza facile, perché lavoravi per delle immagini, facevi un po’ il lavoro opposto. Con la musica dal vivo, siamo un gruppo da vedere non solo da sentire, quando siamo arrivati a fare delle colonne sonore è stato l’opposto, avevi già delle immagini e provavi a lavorare su queste adattandoti a loro, non era tanto il film drammatico e/o comico, in realtà abbiamo fatto tutti film drammatici come colonne sonore, a parte “Qualunquemente” di Albanese, sono stati tutti film superdrammatici: quelli di Garrone, quelli di Kim Rossi Stuart, un film spagnolo di culto. Non è difficile tanto dare forma alla cosa ma trovare il modo di mantenere il tuo stile o crearne uno senza essere invadenti, senza essere protagonisti ma mettendoti al servizio delle immagini e dell’idea del regista che ha in mente pur mantenendo il proprio stile. Questo è un po’ quello che facciamo negli spettacoli, quello che ti dicevo la musica non è protagonista ma non è l’unica cosa, la cosa principale, ci sono tanto cose dentro, questo per il cinema. Per la radio è un po’ la stesso cosa perchè devi lavorare senza immagine e devi far arrivare invece un’immagine all’ascoltatore. Devi creare un mondo sonoro che qualcuno che ti ascolta deve subito riuscire ad individuare. Anche quella è una cosa strana perché di solito quando si lavora sul comico uno pensa al cabaret, una cosa senza profondità , un po’ piatta. È quella cosa lì, papale papale noi invece cerchiamo sempre, cercando di far ridere ma in modo drammatico, una sorta di drammatizzazione di ciò che facciamo. Il linguaggio più difficile è quello televisivo. Perché come lavoriamo noi, avremmo bisogno di più tempo per far evolvere le situazioni comiche musicali, mentre la televisione ti richiede tempi molti brevi di realizzazione. Quello che ci ha fatto smettere di lavorare a “Parla Con me” è stato questo: ci chiedevo sempre cose più brevi, 30 secondi in cui ci fosse comicità, satira musicale, musica e qualcosa di movimento, era diventato davvero un gara, una sfida impossibile e chi ha veramente fatto passare la voglia di farlo.

3) L’originalità, da dove arrivano le idee? Tipo suonare gli ortaggi…
Le idee arrivano da tante cose che ci sono intorno, ad esempio quella degli ortaggi mi è venuta perché sono sempre stato appassionato di tecnologia e musica. Trovare un modo di sfruttare la tecnologia in modo alternativo a quella che viene utilizzata di solito. Quando c’è la tecnologia sulla musica viene utilizzata per il teatro danza, per la musica di ricerca, per la musica sperimentale, insomma cose belle toste . A noi piace trovare sempre l’aspetto ludico anche della tecnologia, e ho trovato questa scheda elettronica di Arduino che permette di suonare le cose che hanno acqua dentro, che sono conduttori e da lì collegandola agli ortaggi, facendo fare un suonino alla melanzana o al peperone, è scattata l’idea di fare tutte canzoni del Conciorto, di fare tutte le canzoni legate al mondo dell’orto, all’ambiente, alla natura e lì è partito tutto per associazione. Il nostro lavoro va molto per associazioni, trovi un piccolo aggancio e da quello ti fa partire un altro input che fa collegare un altro. Ti muove un po’ in stile ‘bersaglio’ della Settimana Enigmistica.

4) In che cosa è impegnato ultimamente?
Io, sto andando avanti con il Conciorto, sto preparando uno spettacolo nuovo, cerchiamo di andare al di là del solo fatto di suonare le verdure: è uno spettacolo che si chiama “Domesticazione di Cervi e Sogni”, è una sorta di lavoro su Darwin e su quanto l’uomo ha addomesticata natura e animali a suo favore. Quindi stiamo andando in questa direzione, tra musica, narrazione e tecnologia: acqua che suona, grembiuli con pad collegati sotto…Spesso natura e tecnologia sono visti come l’anticristo l’uno dell’altro ma è interessante trovare il punto di contatto: non viene addomesticato nessuno ma sono due mondi che possono convivere perchè c’è un bel passaggio di informazione da uno all’altro, con sempre noi che facciamo da tramite, che siamo la parte umana. Con la Banda stiamo lavorando ad uno spettacolo nuovo sull’acqua con Telmo Pievani, filosofo della scienza, che debutterà a Milano con questa rassegna di Aboca che si chiama “Seminar la buona pianta”. Un progetto che vorrei riprendere e quello con Giorgio Li Calzi e Johnson Righeira, di musica tra elettronica e jazz sulle canzoni italiane che abbiamo fatto nel 2013 e adesso stiamo cercando di riprenderlo in mano cercando di ridargli vita.

di Deborah Villarboito

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