Omofobia: la Regione Umbria aderisce al Protocollo

L’Umbria ha aderito al Protocollo contro l’omofobia. Con la Regione, lo hanno fatto i Comuni, le aziende sanitarie, l’Università per stranieri di Perugia, le associazioni. “Ci faremo promotori di azioni, iniziative, progetti volti alla promozione del rispetto della persona” ha spiegato la presidente regionale Catiuscia Marini. “In Umbria, vogliamo essere pionieri di una cultura dell’inclusione, della solidarietà, del rispetto della dignità umana, della tutela della persona, della lotta contro ogni forma di discriminazione omofobica e razzista. Favorendo in primi luogo la privacy, la tutela del proprio orientamento sessuale, della propria identità”.

È stato istituito un gruppo di lavoro, coordinato dalla Regione, che dovrà dare supporto alle attività di competenza dei soggetti che partecipano. Come previsto dalla legge regionale, ‘Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere’. La firma del protocollo è uno step ulteriore per la messa in pratica della legge regionale: “Che ha superato ogni tipo di valutazione di costituzionalità. Grazie a questo atto, dunque, la regione e tutti i soggetti firmatari contribuiranno a mettere in campo quelle azioni necessarie alla prevenzione delle violenze e delle discriminazioni, in modo particolare verso le giovani generazioni, che spesso vedono il realizzarsi di fenomeni di bullismo di carattere sessista e omofobico”.

Dalla presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per la pari opportunità, è arrivato un bravo alla Regione Umbria: “Il Protocollo in oggetto, oltre a rientrare perfettamente nelle disposizioni di legge, può contribuire a costituire un efficace strumento per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere”.

Tra i sottoscrittori pure l’Anci. Il presidente, Francesco De Rebotti, ha parlato di “battaglia di civiltà. Il protocollo contiene azioni utili e necessarie per il contrasto degli aspetti degenerativi che hanno a che fare con i diritti e la dignità della persona. Dobbiamo tutti, ciascuno nei propri ambiti di competenza, mettere in atto quelle politiche e quelle azioni che ci consentano di essere portatori sani di principi che contrastino ogni forma di bullismo, omofobia e discriminazioni di ogni genere”. Maria Pia Serlupini, Garante per l’infanzia e l’adolescenza, aggiunge: “Il protocollo non solo è in linea con i principi sia della legge regionale sia degli stessi principi sanciti dalla Costituzione italiana, ma anche e soprattutto con quelli contenuti nella Convenzione dell’Onu datata 1989 sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Tutti noi dobbiamo garantire il diritto di ciascun bambino o adolescente a non essere discriminato, né essere oggetto di bullismo, prevaricazione, sulla base dell’orientamento sessuale, religioso, di appartenenza etnica e quanto altro”.

Secondo il protocollo, si dovranno adottare misure rivolte a promuovere la cultura della legalità e il rispetto e la valorizzazione delle differenze, promuovere la protezione, l’accoglienza, il sostegno psicologico e il soccorso alle vittime di atti di discriminazione e violenza determinati in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere, attivando anche specifici Centri di ascolto, mediante l’utilizzo di personale adeguatamente qualificato, promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione, promuovere ricerche, studi e approfondimenti sui temi in questione, favorire la collaborazione tra le Istituzioni e con i soggetti espressione della società civile per prevenire e contrastare fenomeni di discriminazione e violenza, superare la frammentarietà degli interventi acquisendo una cultura comune e un linguaggio e una metodologia di intervento condivisi, promuovere una formazione adeguata e integrata rivolta al personale della scuola, agli studenti e alle famiglie, agli operatori e alle operatrici dei servizi sociali e sanitari e delle forze dell’ordine, sostenere e valorizzare le capacità di autoaffermazione e sicurezza di sé delle persone e degli studenti, favorendo l’accrescimento delle competenze pedagogiche delle famiglie e della società regionale sui modi di contrastare i fenomeni di discriminazione e violenza determinate in ragione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, di bullismo e di cyber-bullismo omo-transfobici.

di Alessandro Pignatelli

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